Grandi opere, Di Pietro attacca i Verdi

29 Dicembre, 2006

ROMA – Antonio Di Pietro attacca, senza nominarli esplicitamente, i Verdi sul tema delle grandi opere. Secondo il ministro delle Infrastrutture, c’è qualcuno all’interno della coalizione di governo che «dietro a una parvenza di tutela ambientale nasconde ostracismo per realizzare le opere».

Di Pietro, a margine dell’inaugurazione della quarta corsia sulla A4 Milano-Bergamo funzionante per i primi dieci chilometri (due nei pressi di Bergamo e otto tra Trezzo e Milano) ha spiegato che «questo ministero vuole dialogare per costruire le opere, non per impedirle». Secondo Di Pietro «impedire le infrastrutture è lavorare contro il Paese, mentre oggi bisogna lavorare per il Paese dotandolo di infrastrutture in linea con gli altri Paesi europei».
«PARLA COME LUNARDI» – «Di Pietro parla come il ministro berlusconiano Lunardi», è stato il commento di Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Camera. «Per giorni siamo stati in silenzio di fronte ai continui attacchi rivolti in numerose occasioni da Di Pietro ai Verdi e agli ambientalisti. Il ministro mostra una preoccupante chiusura culturale e un’assenza di sensibilità sui temi ambientali», ha proseguito Bonelli. «Di fronte a questi attacchi inaccettabili, stiamo dando dimostrazione di possedere una grande cultura di governo. Il Paese ha bisogno di questo, non certo di continue esternazioni di Di Pietro. Abbiamo fornito a questa Finanziaria un impulso nuovo e non saremo più disponibili a stare in silenzio di fronte a una tale scarsa conoscenza e poca sensibilità sui temi riguardanti le connessioni tra ambiente ed economia».
dal Corriere del 29 dicembre 2006

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Treni, arrivano gli aumenti

29 Dicembre, 2006

se ne parlava da un po’, alla fine sono arrivati i tanto temuti rincari… e buon anno a tutti…

“Scatteranno il primo gennaio le variazioni di prezzo dei treni
Eurostar, Alta Velocità e Intercity, bloccati da 5 anni. Le tariffe
subiranno un adeguamento minimo del 3% per le tratte con una domanda
meno sostenuta. Gli aumenti più alti (15%), saranno applicati ai treni
di fascia alta, come Alta Velocità ed Eurostar, che «presentano
standard qualitativi di livello europeo, quali quelli della
Roma-Milano». L’adeguamento medio – affermano le Ferrovie – sarà pari a
circa il 9%. La manovra tariffaria non riguarda i treni usati dai
pendolari (regionali, interregionali e gli espressi).

«Gli adeguamenti, come già più volte comunicato,
non riguardano i servizi regionali e interregionali, maggiormente
utilizzati dai pendolari, e gli espressi, che servono in particolare i
collegamenti notturni di lunga distanza che rappresentano il servizio
di base della mobilità da e per il sud», spiegano le Ferrovie in una
nota, precisando che «questa manovra di adeguamento dei prezzi per i
citati servizi della media e lunga percorrenza è stata definita da
Ferrovie dello Stato successivamente alla presa d’atto del Governo, e
rappresenta una parziale riduzione del divario (che va dal 50 al 100%),
fra i prezzi in Italia e quelli applicati in Europa».

«L’adeguamento è stato calcolato
tenendo conto dell’elasticità della domanda sulle singole tratte e con
l’obiettivo di rendere meno oneroso l’impatto per alcune categorie
sociali e talune aree geografiche. Si partirà da un adeguamento minimo
del 3% per le tratte con una domanda meno sostenuta. La punta alta
della forbice (pari al 15%) sarà applicata ai treni di fascia alta,
come Alta Velocità e Eurostar, che presentano standard qualitativi di
livello europeo, quali quelli della Roma-Milano. L’adeguamento medio
sarà pari a circa il 9%», precisa ancora la nota, mettendo in evidenza
che «tale intervento sui prezzi sarà accompagnato da una serie di
iniziative orientate alla tutela delle fasce sociali più deboli. Tra
queste, ad esempio, il potenziamento dei servizi ai disabili nelle
stazioni e la distribuzione gratuita della Carta Blu (che consente al
diversamente abile di viaggiare con l’accompagnatore pagando un solo
biglietto), oltre alla distribuzione gratuita della Carta Relax agli
anziani al di sopra dei 75 anni». «Inoltre, per facilitare l’utilizzo
del treno alle fasce di clientela con minore disponibilità – conclude
la nota – sono previste specifiche riduzioni della tariffa base in
alcune ore della giornata e in alcuni giorni dell’anno».

CODACONS: RICORSO
- «Gli aumenti annunciati dalle Ferrovie sono del tutto ingiustificati
e verranno impugnati dinanzi al Tar del Lazio per impedirne
l’attuazione». Lo afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi,
precisando che l’associazione ricorrerà al Tar per bloccarli.
«Diffidiamo il Ministro dei Trasporti a non concedere aumenti, in
quanto manca qualsiasi tipo di presupposto alla loro autorizzazione. La
qualità del servizio è peggiorata nel tempo, i treni sono fatiscenti,
in ritardo e spesso sovraffollati, mentre gli stipendi e le buone
uscite dei manager delle FS sono sempre elevatissimi – spiega Rienzi -.
Le Ferrovie inoltre hanno ricevuto ingenti fondi dalla Finanziaria del
Governo. Tutti motivi per cui ogni aumento tariffario è impensabile e
del tutto ingiustificato, e lo dimostreremo dinanzi al Tar del Lazio».”

dal Corriere del 29 dicembre 2006

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Per maggiori info, sito Trenitalia sez. Notizie

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Accordo nel governo, via libera al wi-max

27 Dicembre, 2006

ROMA - Entro il giugno 2007 verranno rese
disponibili le prime licenze per il servizio Wi-Max (acronimo che sta
per Worldwide Interoperability for Microwave Access), il dispositivo che permette l’accesso su vasta scala alla rete a banda larga tramite tecnologie wireless.
È quanto emerso dall’accordo siglato dai ministri della Difesa, Arturo
Parisi, e quello delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni. «Con questa
intesa – si legge in una nota – a partire da giugno 2007 verranno resi
disponibili più lotti di frequenze (nella banda Wi-Max 3,4-3,6 GHz) per
iniziali complessivi 35+35 MHz, ripartibili anche su più macroaree
nazionali».

I TEMPI – L’intesa rappresenta la prima fase di un
progetto concordato fra i due ministeri che mira a triplicare in un
quinquennio la prima assegnazione di frequenze per il Wi-Max. Entro
febbraio, il tavolo tecnico aperto fra i dicasteri stilerà inoltre un
calendario operativo che terrà conto delle indicazioni dell’Authority
per le telecomunicazioni e degli esiti della consultazione pubblica
avviata sulla materia.

SENZA BARRIERE – Il servizio Wi-Max «potrá così essere
avviato per un più rapido sviluppo della diffusione della banda larga
sul territorio, soprattutto nelle aree ove è più complessa la
realizzazione di nuove infrastrutture». La nuova tecnologia consente
infatti la diffusione del segnale per alcune decine di chilometri
partendo da una stazione trasmittente. Questo permetterà di superare la
necessità di avere una linea telefonica o di una rete cablata per
l’accesso ad Internet e ad altri servizi multimediali.

APPLICAZIONI MILITARI – L’accordo, prosegue la nota,
prevede anche l’espletamento dei servizi di cui è responsabile il
Ministero della Difesa, con particolare riguardo alle problematiche
della sicurezza nazionale e degli assetti di telecomunicazioni
interforze e interpolizia. Il ministero della difesa provvederà infatti
contestualmente a riallocare i propri sistemi radar fissi e mobili e
gli assetti di telecomunicazione.

dal Corriere del 27 dicembre 2006

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Petizione per l’accesso ai farmaci

27 Dicembre, 2006

MSF lancia una raccolta di firme per chiedere alla Novartis di rinunciare all’azione giudiziaria contro il Governo indiano.
Se vincerà la multinazionale milioni di persone in tutto il mondo potrebbero perdere l’unica fonte di medicinali a prezzi
accessibili.
La causa intentata dalla multinazionale farmaceutica Novartis contro la legge Indiana sui brevetti potrebbe ostacolare l’accesso ai farmaci per i Paesi più poveri.

Per saperne di più >>
Per firmare la petizione >>

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La manovra frenerà la crescita del Pil

18 Dicembre, 2006

Le stime del Centro Studi di Confindustria: «Nel 2007 la crescita del prodotto interno lordo scenderà dello 0,3%, al all’1,4%»
ROMA -
La Finanziaria rischia di incidere negativamente sul Pil 2007 già
atteso in calo rispetto a quest’anno. È quanto stima il Centro Studi di
Confindustria che, per l’anno prossimo, prevede un Pil all’1,4%, che
potrebbe però scontare un’ulteriore contrazione dello 0,3% per il peso
delle misure previste dalla manovra. «Nel 2007 – sostiene il Csc – la
crescita del Pil scenderà intorno all’1,4%», ma «l’effetto restrittivo
della manovra su consumi e investimenti e, di conseguenza, sull’import,
dovrebbe comportare una riduzione della crescita di circa 3 decimi di
punto percentuale».

PIL IN CALO
- «Nel 2007 – scrive infatti Confindustria nelle sue note economiche -
si avrebbe una decelerazione della crescita del Pil. Nel primo
trimestre la crescita scenderebbe allo 0,2% congiunturale, per poi
risalire lievemente allo 0,3% a trimestre nella seconda metà dell’anno.
Nella media del 2007 l’economia italiana dovrebbe crescere intorno
all’1,4 %, vicino al tasso potenziale». Il rischio però – secondo
Confindustria – è che gli effetti della Finanziaria all’esame da oggi
della Camera, pesino in maniera negativa sulla crescita. «La previsione
da noi formulata – spiega infatti il Csc – rappresenta il nostro
cosiddetto quadro tendenziale. Non tiene cioè conto dei provvedimenti
compresi nella Finanziaria 2007 in corso di definizione. L’effetto
restrittivo della manovra, delineata dall’insieme di misure presentate
dal governo a settembre, su consumi ed investimenti e, di conseguenza,
sull’import dovrebbe comportare una riduzione della crescita del Pil
nel 2007 di circa 3 decimi di punto percentuale». Per quanto riguarda
il 2008 invece, la previsione di Confindustria riferita al Pil è di «un
graduale ritorno verso tassi di crescita più vicini al potenziale di
tutta l’area dell’euro» e quindi la stima è «in leggera accelerazione
rispetto al 2007, all’1,5%».
dal Corriere di oggi

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Monti:«Interventi economici non all’altezza»

18 Dicembre, 2006

L’ex commissario Ue critica le scelte del governo: «Bene il pacchetto Bersani, ma ora si rischia la paralisi»

ROMA — Mario Monti promuove, anche se con la
sufficienza, la Finanziaria appena approvata dal Senato, ma boccia la
«politica economica del governo che non è all’altezza delle
aspettative». Per il presidente dell’Università Bocconi ed ex
commissario europeo alla concorrenza, il premier Romano Prodi «era
partito bene con il decreto sulle liberalizzazioni di luglio ma poi non
ha fatto molto». Le riforme strutturali, ha sostenuto Monti rispondendo
alle domande di Lucia Annunziata nel programma di Raitre In mezz’ora,
«dovevano essere parte della stessa manovra» e se la Finanziaria «non è
brillante ma è passabile, va più criticata per quello che non c’è
ancora». L’economista non si tira indietro nel giudicare sia Prodi che
il ministro dell’Economia Tommaso Padoa- Schioppa. «Ho grande stima per
entrambi — ha affermato — e credo che stiano facendo il possibile,
purtroppo è stata scelta una formula politica che non può portare molto
avanti perché piena di contraddizioni interne». E anche «esterne». Per
Monti, infatti, c’è già una «grande coalizione di alleati inconsapevoli
contro le liberalizzazioni e l’equità sociale formata da gran parte del
centrodestra e dalla parte radicale e conservatrice dell’estrema
sinistra».
Il professore, comunque, ritiene che il governo «possa
durare l’intera legislatura anche se con graduali paralisi che
rischieranno di portare il Paese verso uno slittamento della
competitività ».

GENERALI - Che sta succedendo alle Generali? «Sono una
colonna del sistema italiano — spiega il professore — e si capisce che
se ne voglia conservare l’italianità, che tra l’altro è invocata
proprio dall’attuale presidente, il francese Antoine Bernheim».
«L’italianità piace anche a me — continua — se serve per migliorare il
sistema, piace un po’ meno se usata come paravento per impedire o
ritardare i cambiamenti».

GIORNALI – Commentando l’affermazione del vicepremier
Massimo D’Alema — «gli editori usano i giornali come bastoni» — Monti
precisa che «li usano anche come carote» e crede che «i politici
avrebbero motivo di indignarsi se a loro volta non avessero delle
amicizie o adiacenze con il potere economico». «Sarebbe un errore
tirare Monti per la giacchetta del dibattito politico — scrivono in una
nota Daniele Capezzone e Paolo Messa del tavolo dei Volenterosi
commentando l’intervista — ma lo sarebbe maggiormente confinarlo nel
limbo delle analisi astratte». L’onorevole ulivista Franco Monaco
registra «con soddisfazione il giudizio sostanzialmente positivo di
Monti sulla Finanziaria» e vuole «rassicurarlo sulle sue
preoccupazioni: le riforme tese a modernizzare il Paese, di cui già
sono state poste le premesse, sono in agenda e si faranno. Confidiamo
di smentire il suo scetticismo al riguardo, anche se governare è più
difficile che fare analisi e prospettare ricette».
dal Corriere di oggi

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Di Pietro e il governo

15 Dicembre, 2006

Qualche commento alla precedente notizia sull’ira di Di Pietro per una norma inclusa nel maxiemendamento, sempre tratto dal Corriere di oggi:

SCONTRO NELLA MAGGIORANZA – Di Pietro ha minacciato l’uscita dal governo ma la sua presa di posizione gli è costata anche le critiche di alcuni esponenti della maggioranza, come Cesare Salvi, della sinistra ds, che ricorda all’ex pm che la norma è stata inserita nel maxiemendamento per volontà «del governo di cui lui fa parte. Quindi chieda un chiarimento ai suoi colleghi». Il relatore di maggioranza, Gianfranco Morgando, ha però già fatto sapere che un decreto ad hoc permetterà di cancellare gli effetti della norma prima che la Finanziaria entri in vigore. La vicenda ha tuttavia scatenato l’ironia della Cdl che parla di «sinistra beccata con le mani nella marmellata».

Certo, prevedere un decreto per ‘cancellare’ una norma che si sta per votare…
(pensarci prima?!?!?)

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Governo, Di Pietro minaccia di uscire

15 Dicembre, 2006

Sul Corriere la notizia dell’ira di Di Pietro per una norma infilata di straforo nel maxiemendamento alla finanziaria, che sancisce di fatto la prescrizione per i reati contabili commessi dalla Corte dei Conti. Esatto, proprio la somma Corte dei Conti.
Questo impedisce anche di poter recuperare le somme di cui funzionari e dipendenti corrotti dello Stato si erano indebitamente appropriati.
E non si capisce quale sia la necessità di questa norma… quale beneficio dovrebbe portare allo Stato, alla collettività, al Cittadino (con la C maiuscola, non UN cittadino specifico…)?!?! O si tratta forse di una leggina di favore, per dare una mano a qualcuno..?? Ma non era “quell’altro” che faceva le leggi ad personam?!?!

peccato che alla fine il “chiarimento politico sul tema della legalità e della giustizia …
improcrastinabile per il mantenimento stesso della nostra [l'IdV] presenza in
questa maggioranza” si risolverà nel solito nulla di fatto, qualche malumore, qualche frecciata, qualche ‘controfavore’, e tutti amici come prima

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Fannulloni e corrotti al sicuro: condannati e licenziati 2 su 100

14 Dicembre, 2006
Abbiano l’onestà di dirlo: non vogliono licenziare
nessuno, neanche i mascalzoni arrestati con la bustarella in mano.
Appioppare una condanna per corruzione a più di due anni di carcere,
oggi, è pressoché impossibile. »Capita in due casi su cento. Quindi la
nuova «severità» sbandierata dal governo verso i dipendenti pubblici
disonesti, accettiamo scommesse, si rivelerà una bufala.
Eppure
questo ha detto ieri al Corriere il ministro per la funzione pubblica
Luigi Nicolais. Al prossimo consiglio dei ministri presenterà «un
disegno di legge sui procedimenti penali e disciplinari nel pubblico
impiego» che saranno «molto più severi» di adesso: «Oggi c’è il
licenziamento in caso di corruzione, concussione e peculato con pene
superiori a tre anni.
Molti sfuggono patteggiando o con il rito
abbreviato. Da domani basterà una pena patteggiata di oltre due anni
per essere licenziati automaticamente».
Domanda: il ministro sa
quante condanne a oltre due anni di carcere vengono comminate oggi per
quei reati? Se gli interessa, faccia una telefonata a Piercamillo
Davigo, Consigliere di Cassazione, già protagonista del Pool Mani
Pulite e autore con la professoressa Grazia Mannozzi di un libro in
uscita per Laterza proprio sulla corruzione. Gli risponderanno:
«Pochissime».
Dettagli? Eccoli: elaborando i dati dei casellari
giudiziari dal 1983 al 2002, risulta che le condanne per concussione
(il reato più grave, articolo 317) a meno di due anni di galera con
allegato il beneficio della condizionale sono il 78%. Quelli per
corruzione propria (articolo 319) meno ancora: il 93%. E quelli per la
corruzione normale (articolo 318) superano il 98%.
Ovvio: la pena
prevista per la corruzione va da due a cinque anni. Il giudice, per
prassi, sceglie di partire generalmente da una via di mezzo, tipo
quattro anni. Basta che il corrotto chieda il rito abbreviato o il
patteggiamento, se proprio non ha la pazienza di tener duro, di rinvio
in rinvio, contando sulla prescrizione o un indulto, e già ha diritto
allo sconto di un terzo: e siamo a due anni e otto mesi. Meno un altro
terzo per le attenuanti generiche (che non si negano a nessuno) e un
altro sconto se si restituisce il maltolto et voilà, siamo già
saldamente al sicuro: sotto i due anni.
E questo, del resto, dicono
un po’ tutte le banche dati sui processi per corruzione. La pena
finisce per essere spesso inferiore a un anno.
Per scendere fino a
sette od otto mesi. Una oltre i due anni è una vera rarità. Soprattutto
in certe aree del sud comeReggioCalabria, dove le condanne per
corruzione risultano essere state due. In venti anni. Morale: la
«severità» delle nuove norme finirebbe in realtà per lanciare nel mondo
del pubblico impiego un messaggio devastante: tranquilli, non cambia
niente, nessuno paga.
Lo dice la storia di questi anni. Non solo sul
versante delle mazzette. Basti ricordare il caso di Antonio Donnarumma,
un custode di Pompei. Lo arrestarono nella stupenda Casa di Cecilio
Giocondo mentre cercava di violentare una ragazzina americana adescata
con la scusa di mostrarle affreschi chiusi al pubblico. La flagranza
del reato era tale che non cercò neanche di difendersi: patteggiò un
anno con la condizionale. Bene: non riuscirono a licenziare manco lui.
E si dovettero accontentare di mandarlo «in punizione» a Sorrento. Un
«esilio» a 29 chilometri.
Una botta al morale di chi come Pietro
Ichino invoca da anni una mano più pesante coi fannulloni proprio per
dare più spazio e più soldi ai dipendenti pubblici che lo meritano, la
diede ad esempio un certo Salvatore Castellano, che stava al museo di
Capodimonte (dove gli usceri rifiutavano le divise perché “non sono
confacenti al clima di Napoli”) e dopo aver fatto 220 assenze in un
anno (più le ferie, più le festività…) era stato indicato al
ministero come uno da sbattere fuori. Accusa: la salute cagionevole non
aveva impedito all’uomo, mentre risultava quasi agonizzante, di tenere
aperto un laboratorio di cornici. Eppure, di ricorso al Tar in ricorso
al Tar…
Anche A.T., un dipendente del comune di Genova, non si
rassegnò al licenziamento che dopo vari ricorsi al Tribunale regionale:
non riusciva a capire perché il municipio fosse così fiscale con lui,
che aveva accumulato (facendo contemporaneamente altri lavori, secondo
l’accusa) quasi 1.400 giorni di malattia. Perse, alla fine, ma solo
perché non trovò magistrati come quelli del Consiglio di Stato che
annullarono il licenziamento di un bidello calabrese introvabile quando
arrivava il medico fiscale, perché «prima di assumere il provvedimento
l’amministrazione deve comunque accertarsi delle reali condizioni di
salute». E se quello fosse stato alle Maldive, come successe con un
impiegato comunale di Pesaro? Andavano accertate le sue condizioni
psicofisiche all’ atollo Ari? Una sentenza fantastica. Pari almeno a
quella del Tar di Milano che qualche anno fa fece riassumere al liceo
scientifico Severi un bidello licenziato perché, preso in prova, in tre
anni si era fatto vedere in totale per 60 giorni. No, dissero i
giudici: nel pubblico impiego non si può interrompere un rapporto di
lavoro prima che sia concluso un periodo di prova. Quanto lungo? Sei
mesi.
Cosa che, lavorando il giovanotto (“Sono diplomato e invece di
farmi fare le pulizie fatemi lavorare in ufficio!”) venti giorni
l’anno, avrebbe richiesto qualche decennio.
Il postino P.M., che
qualche mese fa a Ortoliuzzo, Messina, fu sorpreso con due tonnellate e
mezzo di lettere, fatture, telegrammi, assicurate, raccomandate che da
nove mesi non aveva voglia di consegnare, se ne stia dunque sereno:
avanti così, non lo licenzierà nessuno. Come nessuno è riuscito in
questi anni a liberarsi, a Napoli, di quei vigili urbani che proprio
non tengono voglia ‘e fatica’ nel traffico e hanno intasato la
direzione del personale di centinaia di certificati: quello ha problemi
all’udito, quell’ altro non sopporta lo smog, quell’altro ancora si
stressa… Tutta colpa del virus dell’«incrocite»”: appena sono di
turno a un incrocio, si sentono male. Il risultato, spiega il
Mattino,
è il seguente: su 2.128 poliziotti municipali, quelli che lavorano
ancora nelle strade sono circa 500. Un quarto. Tutti gli altri faticano
dietro qualche scrivania.

Gian Antonio Stella dal corriere di oggi

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Regia ramificata dietro i fischi a Prodi…???

14 Dicembre, 2006

Che tristezza, mai che sia possibile che qualcuno non sia daccordo… se si applaude, claque organizzata, se si fischia, sobillatori organizzati…
E’ difficele scontrarsi col malumore della gente, soprattutto se si parla anche della gente che ti ha votato, ma non si può pensare di essere infallibili, e che quindi non è la finanziaria mal pensata, ma è solo un problema di comunicazione, etc, etc…
oggi sul corriere:

Lo staff del premier: «È sufficiente spedire un gruppo di militanti sul posto, il resto lo fa lo spirito di emulazione»
«Vabbé, abbiamo capito: la vogliono far diventare una
moda, ma che cosa credono di ottenere?». I fischi come colonna sonora.
I fischi come la nuvoletta di Fantozzi. I fischi che diventano una
sorta di «Prodi detector» (battuta dell’udc Pionati): alla vista del
premier, parte la salva. Situazione nuova per il Professore, che ha
sempre girato le strade indisturbato, anche nei momenti più caldi della
campagna elettorale.

Che sta succedendo? Tutta colpa della Finanziaria? Di PadoaSchioppa? Tutti
così informati su aliquote e detrazioni i fischiatori di giornata?
Prodi si guarda bene dal minimizzare, sa che sarebbe un errore
cavarsela con una scrollata di spalle. Anche perché è il primo a
riconoscere che l’entità della manovra «è pesante», che ci sono stati
«errori di metodo e di comunicazione» e che «è inevitabile creare
malumori nel momento in cui spezzi certe logiche ed elimini certe
incrostazioni». Tuttavia… «Tuttavia questo non basta a spiegare: c’è
qualcosa che va oltre la Finanziaria». Che cosa? Il portavoce del
premier, Silvio Sircana, con tanto di nota ufficiale, abbozza una prima
analisi, con annessi sospetti: «Ormai abbiamo capito che i drappelli
organizzati di fischiatori ci seguiranno ad ogni uscita pubblica, sia
del presidente che dei ministri che delle istituzioni in genere: se è
questo il modo di portare serenità nel Paese, dobbiamo davvero
complimentarci con chi pensa a simili strategie di divisione e
intolleranza». In realtà, l’analisi che il capo del governo e i suoi
collaboratori stanno facen do in queste ore è più complessa.

Nessuno pensa che ci sia una sorta di «Grande Vecchio» a tirare le fila dell’Orchestra del Fischio.
«Diventa difficile — raccontano a Palazzo Chigi — immaginare un
Berlusconi o un Fini che ordinano via fax: “Ragazzi, mi raccomando,
fischiate Prodi ovunque sia”. Sarebbe una pena, non vogliamo credere
che si sia arrivati a questi livelli…». Nessuna cabina di comando,
quindi, nessun ordine di servizio. Piuttosto, pensano Prodi e i
prodiani, una sorta di «circuito del fischio» che, alimentato dagli
slogan dei leader dell’opposizione e lubrificato dal passaparola dei
luogotenenti, ha raggiunto anche le zone più periferiche del
centrodestra, An e Lega soprattutto. «L’impressione è che ci sia una
regia ramificata pronta ad entrare in azione non appena si viene a
sapere della presenza del premier.

Emblematico il caso di domenica scorsa al Motor Show.
In ambienti come quello, frequentato da un popolo di giovani, molti dei
quali di destra, basta un niente per accendere la fiammella della
protesta. È sufficiente spedire sul posto un gruppetto di militanti,
scaldare con qualche grida l’atmosfera e in un attimo ci si ritrova in
un clima da curva Sud. Il resto lo fa lo spirito d’emulazione». Ma non
solo. C’è altro. C’è quello che Prodi definisce «il frullatore
mediatico». Lì, «in una rappresentazione mediatica che amplifica e
drammatizza la contestazione, trasformandola in una sorta di
inappellabile verdetto sull’operato del governo e del premier», il
Professore individua una delle cause di ciò che sta avvenendo attorno a
lui. «È un corto circuito che si autoalimenta — affermano sconsolati i
prodiani —: finché i fischiatori otterranno attenzione, continueranno a
fischiare». A meno che, come tutte le mode, prima o poi passi. Sempre
che sia una moda.

Francesco Alberti

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