Chiamate gratis dal cellulare Skype+3

30 Ottobre, 2007

Il 3 SkypephoneSkype, società del gruppo eBay, e il gruppo di telefonia 3 hanno lanciato oggi un cellulare – 3 Skypephone – che permette agli attuali 246 milioni di utenti Skype di telefonarsi e di mandarsi sms via Internet gratuitamente. Una notizia che rischia di essere una rivoluzione per il futuro della telefonia, mobile e non.

Il cellulare in questione è in vendita già da oggi sui siti di Skype e di 3 e dalla prima settimana di novembre in tutti i negozi al prezzo di 99 euro oppure a 0 euro con il comodato con 3. Il videofonino 3G (che vedete in foto) è dotato di un tasto per l’accesso alle funzionalità Skype – basate su protocollo VoIP. Nell’abbonamento ci sono 10 ore di telefonate e 600 messaggi di chat con utenti Skype compresi. Il tutto senza bisogno di trovarsi in zone wi-fi ma sfruttando la copertura Umts di 3 (l’85% del territorio nazionale).

Inizialmente mi sono chiesto: ma a 3 hanno deciso che una zappa sui piedi non può fare male più di tanto? Poi mi sono ravveduto, con i doverosi suggerimenti del gentilissimo ufficio stampa. Che mi ha confermato come 3 non è un ente di beneficienza e che di soldini ne riuscirà a fare con questa operazione. E non pochi. Ogni abbonato intanto è tenuto a fare una ricarica – anche solo di 5 euro – al mese. E poi trovandosi in ambiente “videofonini e dintorni” sarà stuzzicato dall’usare i vari servizi proposti dall’operatore (dalle suonerie ai gol della serie A), che conta con questa mossa del “gratuito” di aumentare a dismisura i propri abbonati e dunque il traffico telefonico in uscita ed entrata.

dal Corriere

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Il ministro della Giustizia: «A gennaio è possibile una verifica di governo e un rimpasto»

29 Ottobre, 2007

TORRE ANNUNZIATA (Napoli) -
A gennaio è possibile una verifica di governo e un rimpasto, anche con
un cambio del Guardasigilli. Lo ha detto il ministro della Giustizia,
Clemente Mastella. durante la visita al tribunale di Torre Annunziata.
«A gennaio sarebbe giusto rivedersi per vedere che cosa fare con gli
alleati di governo. Se snellire la compagine, magari cambiando anche il
titolare della Giustizia e se ci sono le condizioni per proseguire
ancora. Capita anche in Germania e Francia, dove si cambiano ogni tanto
i ministri, magari anche il titolare di Grazia e giustizia. Io non ho
difficoltà».

DINI E DI PIETRO - «Se si sta
nello stesso letto e si fanno sogni diversi, tanto vale dividere i
letti e fare ciascuno i propri sogni», ha proseguito Mastella senza
menzionare esplicitamente la mancata partecipazione a una riunione di maggioranza dei diniani e dell’Italia dei valori.
«L’unica cosa che non si può fare è provocare l’ira del Paese, con uno
che va a una riunione e l’altro che non ci va. Si può anche vivere di
un voto solo, purché ciascuno faccia la sua parte e soprattutto dando
l’idea al Paese di essere insieme, perché si vuole stare insieme. La
Finanziaria intanto va approvata per evitare l’esercizio provvisorio.
Il problema del governo viene dopo e secondo me a gennaio è giusto
rivedersi per vedere che cosa fare»

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Intercity più lenti di vent’anni fa

25 Ottobre, 2007

Milano-Roma, quasi un’ora in più. In ritardo un treno su due, Bari e Torino guidano la classifica

Simona si presenta al telefono: «Sono un’impiegata che dal 1985 pendola tra Torino e Milano. Mi sapete dire come mai negli anni il costo del mio abbonamento è aumentato (e di tanto) ma la durata del viaggio (in Intercity) non è diminuita? Anzi, è cresciuta di un buon quarto d’ora, quando va bene…». Roberto invece scrive: «Sulla Roma- Napoli quasi tutti i normali Eurostar sono stati deviati sulla nuova linea e promossi a Tav, il biglietto di seconda classe è passato da 25 a 33 euro: rimpiangiamo gli Intercity di pochi anni fa che ci mettevano un’ora e 50 minuti senza fermate mentre ora ci mettono due ore e 40 con quattro fermate ». Le storie da pendolari di Simona e Roberto sono solo alcune di quelle dietro le quali di nasconde la sintesi dell’ultima inchiesta di Altroconsumo sulle carrozze di serie B: «Quelle che una volta su due arrivano in ritardo a destinazione, che una su tre (o poco meno) hanno una porta che non si apre. Ma soprattutto: che quando sono classificate sotto la voce Intercity, viaggiano più lente di vent’anni fa».

L’INDAGINE —E’ stata condotta tra giugno e luglio nelle principali stazioni di Roma e Milano, Torino e Bologna, Napoli e Bari. Due settimane di prove sul campo. Mille e 180 treni finiti sotto la lente. Cinque materie d’esame: puntualità, sicurezza, macchinette obliteratrici, sportelli e biglietterie self service. Decine e decine di orari di ieri e oggi messi a confronto. Come quelli degli Intercity: «Nel 1987 l’Ic 531 ci impiegava cinque ore e cinque minuti per andare da Milano a Roma, oggi l’Ic 595 ne impiega ben cinque e 56: in vent’anni il tempo di percorrenza sulla stessa tratta è aumentato di circa cinquanta minuti», afferma Maurizio Amerelli, giurista della rivista Soldi&Diritti di Altroconsumo che ha pubblicato l’indagine. Certo: «Gli Intercity di ieri sono gli Eurostar di oggi nella gerarchia della flotta, ma spesso i primi continuano a essere i più utilizzati dai pendolari che devono sobbarcarsi supplementi per viaggiare su treni declassati a regionali in tutto e per tutto». «Soltanto dal 2001 le tariffe sono aumentate anche del 24%» spiega il responsabile ricerche di mercato dell’associazione Michele Cavuoti. E il portavoce dei pendolari della Torino Milano Cesare Carbonari aggiunge: «Considerando poi che la maggior parte degli Intercity fisicamente sono gli stessi di vent’anni fa “restaurati”, che la precedenza sulla linea è sempre data agli Eurostar e che i passeggeri occasionali hanno diritto a rimborsi più limitati (sui regionali nulli), beh, viene da dire: oltre al danno la beffa».

PUNTUALITÀ E SICUREZZA — Non sorprende se poi i treni considerati di serie B sono anche quelli che accumulano più ritardi: «Uno su due non è puntuale, uno su cinque ha un ritardo che supera i quindici minuti », dicono da Altroconsumo. Napoli e Torino sono le città con i convogli più lumaca (solo il 33% rispetta gli orari), Milano invece è la stazione dove le carrozze arrivano più puntuali (68%). L’indagine di Altroconsumo ha messo in evidenza anche un altro aspetto contestato dai pendolari, quello dell’efficienza dei convogli: «Su 48 treni ispezionati, 38 presentavano almeno una porta guasta, e tra questi 23 l’hanno avuta fuori uso per più giorni ». Le stazioni peggiori sono risultate essere Bari e Torino Porta Nuova, la migliore Bologna. «Al di là delle questioni legate alla sicurezza (cosa succede se i passeggeri devono abbandonare rapidamente il treno?), questo aspetto causa anche ritardi».

L’ODISSEA PER UN BIGLIETTO — In un Paese dove la media di chilometri di rotaie per abitante è inferiore a quella Ue, dove l’Alta velocità è ben lontana dall’essere completata e il traffico passeggeri continua a crescere (più 4,8% nel 2006 sul 2005), anche comprare un biglietto può essere un problema. «Le macchinette automatiche sono ben distribuite, quelli che mancano sono gli sportelli con personale — denuncia l’associazione — . Nelle fasce di punta solo il 60% di questi erano aperti, Milano e Napoli le stazioni peggiori». E il biglietto online? «Tutto bene fino a quando non si impongono cambi di orario, rimborsi o co-acquisti con reti internazionali: le denunce non si contano ». Ci si sorprende quindi, si chiede l’associazione dei consumatori, se il treno è al penultimo posto (seguito solo da bus e tram cittadini) quanto a livello di soddisfazione dei passeggeri?

Alessandra Mangiarotti sul Corriere

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Rincaro dei biflietti per i pendolari

25 Ottobre, 2007

Biglietti e abbonamenti ferroviari più cari in arrivo per i
pendolari. Per ora si tratta solo di quelli che si spostano da una
regione all’altra. L’8% del totale, dice Trenitalia, ma la manovra
tariffaria riguarderà molto le regioni del Nord. Per i viaggi
all’interno di una stessa regione non cambia nulla.

Formalmente la decisione viene presentata dall’azienda
come una operazione per mettere ordine in questo tipo di tariffe. Di
fatto si tradurrà in un aumento almeno del 10%, come hanno ben compreso
gli assessori regionali ai Trasporti ai quali le Ferrovie hanno
presentato nei giorni scorsi l’iniziativa. Fino ad oggi i pendolari che
prendono il treno per spostarsi a cavallo di due regioni hanno
utilizzato anziché la tariffa regionale la più economica tariffa
nazionale, che permette di prendere indifferentemente treni del
trasporto regionale e treni Espressi o di categoria superiore, in
questo caso pagando un sovraprezzo. Le tariffe nazionali, inoltre, a
differenza delle altre, sono di fatto congelate da anni. Ma dal primo
novembre l’escamotage non sarà più possibile e con la nuova tariffa,
che sarà calcolata sulla base delle relative tariffe regionali, si
pagherà di più.

Per i viaggi da una regione all’altra
il biglietto dei treni Espressi non sarà più valido sui treni
regionali. Il maggiore introito, per ora non quantificato, sarà
destinato a «finanziare programmi regionali di miglioramento del
servizio», assicura Trenitalia. I nuovi abbonamenti sono in vendita da
oggi mentre i nuovi biglietti si acquisteranno da giovedì prossimo. In
via transitoria i biglietti di corsa semplice a tariffa ordinaria
nazionale per treni Espressi già acquistati potranno essere utilizzati
entro il 31 dicembre. I pendolari transregionali abituati a salire sui
treni locali con un abbonamento a tariffa nazionale faranno bene a non
farlo più, perché rischiano una multa salata: 50 euro più il prezzo del
biglietto. In caso di biglietto di corsa semplice la sanzione sarà
invece di 10 euro.

Fin qui gli aumenti per i pendolari.
Ma visto il magro bottino realizzato dalle Fs con la Finanziaria in
discussione, che stanzia circa un miliardo, cioè molto meno di quanto
avrebbe voluto l’amministratore delegato, Mauro Moretti, non è escluso
che l’azienda torni alla carica con un più vasto piano di aumenti
tariffari, che innalzerebbe del 10-12% il prezzo di tutti i treni
nazionali: Eurostar, Intercity ed Espressi.

Enrico Marro sul Corriere

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Governo sull’orlo del baratro…

24 Ottobre, 2007

Già si comincia a parlare di come comportarsi in caso di crisi…
Bertinotti, sul Corriere, auspica un governo tecnico per le riforme, ma sembr che pochi siano d’accordo

Se il governo guidato da Prodi dovesse cadere «servirebbe un
esecutivo per fare le riforme». Parola di Fausto Bertinotti. Al termine
di una giornata di forti tensioni all’interno della maggioranza, con la
crisi sfiorata sul caso Mastella, il presidente della Camera , in
un’intervista al Tg1, sottolinea che, nel caso di una caduta del
governo Prodi, «la parola toccherebbe al Presidente della Repubblica».
E poiché «la legge elettorale è molto cattiva, immagino, ma la
prerogativa è solo nelle mani del presidente della Repubblica, che si
tenterebbe un’esperienza di un governo che faccia la riforma elettorale
e quel tanto di riforma costituzionale necessaria per sbloccare il
sistema».

BINDI: «MAI». FI ALL’ATTACCO – L’ipotesi di un governo di
transizione ventilata da Bertinotti in caso di crisi non piace però a
Rosy Bindi: «Mi dispiace contraddire il presidente della Camera ma in
caso di crisi di governo c’è solo una strada, quella che porta a nuove
elezioni» ha dichiarato il ministro per le Politiche della famiglia. E
la “ricetta” propinata dal presidente della Camera è stata mal digerita
anche da Forza Italia, che per bocca del coordinatore Sandro Bondi
lancia l’allarme contro le esternazioni «politiche» della terza carica
dello Stato accusando Bertinotti di travalicare il suo ruolo
istituzionale.
«FIDUCIA A MASTELLA» – La precisazione di Bertinotti arriva al
termine di una giornata febbrile per l’Unione. Ciò che ha fatto
allentare le tensioni all’interno della maggioranza (dopo l’ultimo di
Mastella con relativa minaccia di dimissioni) è stata la «piena
fiducia» al Guardasigilli espressa da Romano Prodi. Aprendo i lavori
del consiglio dei ministri il premier ha allontanato lo spettro della
crisi di governo ribadendo «piena fiducia» al suo ministro e «alle
politiche del governo sulla giustizia, politiche che sono sempre state
approvate e votate all’unanimità dal consiglio dei ministri». Il
premier, come riferito da fonti di Palazzo Chigi, ha anche sottolineato
«l’adesione all’invito fatto dal Capo dello Stato» e ha «ribadito la
piena fiducia alla magistratura, nella sua piena autonomia e nelle sue
gerarchie». Tutte dichiarazioni che hanno spinto il Guardasigilli a
recarsi a Palazzo Madama per partecipare alle votazioni sul decreto legge collegato alla finanziaria.

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«Il governo? E’ come la guerra libanese»

22 Ottobre, 2007

Mastella è sempre molto più preciso di quel che sembri nel accennare alla situazione del governo, così come leggo oro ora sul Corriere:

Vita dura per l’esecutivo guidato da Romano Prodi.
«La situazione del governo è come quella della guerra libanese. Se Prodi riesce a superare questo momento, è lui l’eroe nazionale, e quindi avrà dimostrato
capacità e quel “fattore C” che gli attribuiscono». Lo dice il ministro della Giustizia Clemente Mastella, da Benevento, dove è giunto per la festa della polizia penitenziaria. «All’interno della comunità libanese è guerra continua, ci sono maroniti contro cristiani, cristiani contro Hezbollah. La stessa cosa vale all’interno del governo», conclude Mastella.

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Bamboccioni?!

22 Ottobre, 2007

Una simpatica mail, che forse molti di voi hanno già ricevuto, ma che rende bene la questione dei famosi bamboccioni… (tra cui mi ci infilo pure io…!!!)

Sono un ragazzo di 30 anni, lavoro come
operaio,
vivo in periferia di una grande città e, ahimè,
vivo ancora a casa dei miei.

L’altro giorno ho sentito le sue parole
in tv,
e mi sono immediatamente identificato in
coloro
che lei definisce
“bamboccioni”,
quei trentenni che lei vorrebbe “mandar
fuori da casa”.
Mi son detto: “Grande Ministro, Lei ha
ragione”.
 
Mi sono così rivolto alla mia Banca per
ottenere un mutuo.
“Grande Ministro, avrò finalmente una casa
tutta mia”, ho pensato!
Guadagno 1.000 Euro al mese + 13esima e
14esima, le quali spalmate in 12 mesi mi garantiscono un reddito mensile di
1.166 Euro.

Visto che la rata mutuo non può superare
1/3 dello stipendio, mi posso permettere una rata di 388 Euro al
mese.
Con questa rata mi viene concesso un
mutuo di 65.770 Euro in 30 anni
(se aspettavo un altro pò, vista l’età,
non me lo concedevano un mutuo trentennale Grande Ministro, grazie per avermi fatto fretta!)

 

Con il mio bel preventivo in
tasca,
ho deciso di rivolgermi immediatamente ad
uno studio notarile,
per farmi preventivare le spese che dovrò
sostenere per acquistare una casa.

Dai 65.000erotti Euro, dovrò infatti
togliere:
 

- Euro 3.000 circa di Tasse in fase
d´acquisto
  (”solo” 3.000 euro visto che è
la mia Prima
Casa! Grande Ministro, grazie)

- Euro 2.500 circa di Notaio per
l’acquisto

- Euro 2.000 circa di Notaio per il
mutuo

- Euro 2.500 circa di Allacciamenti alle
utenze acqua, gas, enel.

Per un totale di Euro 10.000
circa
 

Beh ho ancora a disposizione ben 55.770
Euro per la mia casetta!
La dovrò arredare, ovvio, mica posso
dormire per terra!
Mi sono rivolto così ad un mobilificio,
per ora posso accontentarmi di una cucina, un tavolo con 2 sedie, un divano a
due posti , un mobile
tv, un letto matrimoniale, un armadio e due comodini il minimo,
ma mi conosco, mi saprò adattare.
Euro 7.000 circa, se i mobili me li monto
io! Beh pensavo peggio!
 

Ho ancora a disposizione ben 48.770 Euro
per la mia casettina, sono sempre 90erottimilioni di una volta! Grande Ministro,
grazie!
Entro gasatissimo in un’agenzia
immobiliare, è arrivato il momento
con 48.770 euro mi dicono che posso
acquistare:
 

- un garage di 38 mq. al livello
- 2 di
un condominio di 16 piani;

- due cantine (non comunicanti tra loro)
di mq. 18 ciascuna nel condominio adiacente.

Per l’abitazione più piccola ed
economica
- un bilocale trentennale di 45 mq. al
piano seminterrato
di uno stabile a 20 km dalla città – dovrei
spendere 121.000 Euro!
 

Me ne torno a casa Ministro, a casa dei miei, ovviamente!

Ho fatto quattro conti: per potermi
permettere quel bilocale, dovrei:
- o indebitarmi per altri 63 anni, quindi
l’ultima rata la verserò finalmente a 93 anni!
- oppure dovrei guadagnare 3.000 euro al
mese!
  

Grande Ministro, grazie!

!!! che altro aggiungere… se anche ci si rivolgesse ad un affitto, non si farebbe altro che firmare la condanna a non mettere mai da parte qualcosa per un giorno entrare in quell’agenzia con prospettive più rosee..
Ma forse Padoa è disposto ad affittarci un appartamentino a prezzo politico… a roma…neanche poi così male, no?!

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invito al silenzio sulla vicenda Mastella – De Magistris: «bisogna tacere e affidarsi al csm»

22 Ottobre, 2007

Il presidente della Camera Fausto Bertinotti interviene sullo scontro magistratura-politica

 


Il presidente della Camera Fausto Bertinotti (Emblema)

ROMA – Il caso de Magistris e l’inchiesta «Why not» continuano a tenere banco nel dibattito politico. All’indomani delle polemiche tra i ministri Mastella e Di Pietro (con il primo che ha chiesto ai magistrati di non insabbiare l’inchiesta e con l’ex pm che si è rivolto direttamente al premier Romano Prodi, chiedendogli di intervenire sui poteri del Guardasigilli), è Fausto Bertinotti a dire la sua sullo scontro magistratura-politica. «C’è un unico modo – secondo il presidente della Camera – per affrontare la questione: tornare al rispetto delle regole». Quanto alla vicenda Mastella-De Magistris, Bertinotti invita alla moderazione e al silenzio: «Siamo in attesa – spiega – di una decisione del Csm, e io credo che in questo caso bisognerebbe evitare commenti, tacere e affidarsi al Csm».

LEGGE ELETTORALE - A margine dell’incontro con il presidente dell’Ecuador Rafaele Correra, Fausto Bertinotti è tornato a intervenire anche su riforme e legge elettorale. Secondo il presidente della Camera una riforma costituzionale che superi il bicameralismo perfetto «è un’urgenza storica oltre che politica, una necessità per il sistema-Paese» che porta con sè l’adozione del sistema elettorale di tipo tedesco.

SINISTRA IN PIAZZA – Positivo il commento del presidente della Camera sulla manifestazione contro il precariato organizzata sabato scorso a Roma dalla sinistra. «È stata una pagina di straordinaria partecipazione democratica» ha detto Bertinotti, una pagina che si inserisce «in una stagione di grande partecipazione».
dal Corriere

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WiMax, il bando è tra noi

22 Ottobre, 2007

Roma – Giorni bollenti per il WiMax: nelle scorse ore l’ITU, l’agenzia ONU per le telecomunicazioni, ha assegnato formalmente alla nuova tecnologia wireless lo status di standard internazionale. Il WiMax è ora parte delle tecnologie di terza generazione per le comunicazioni wireless. E proprio in queste ore l’Italia fa i conti, è proprio il caso di dirlo, con l’avvenuta pubblicazione del bando per l’assegnazione delle licenze.

Sulla gara, infatti, pesa il ricorso sostenuto dall’associazione Anti Digital Divide della società MGM Productions Group (già in possesso di una licenza WiMax in Germania), che davanti al TAR del Lazio sostiene la tesi ripetuta a più voci da numerosi esperti, ovvero che la gara per il WiMax all’italiana favorisca le grandi società di telecomunicazione.

Ai piccoli operatori resteranno davvero solo le briciole? E questo che conseguenze avrà sull’utenza, sui servizi che saranno effettivamente resi disponibili, considerando anche che le frequenze assegnate con questa gara non consentiranno l’uso del WiMax in mobilità?. C’è chi teme persino che le speranze di un WiMax davvero anti divisione digitale sia già sfumata. Ma non tutti usano toni apocalittici.

Fra i primi a commentare il bando pubblicato con il disciplinare è stato l’esperto di cose di rete Stefano Quintarelli, che evidenzia la necessità di un’interpretazione autentica per fare luce su alcuni punti oscuri del provvedimento, in particolare sulle possibilità di backhauling, sulla mancanza di indicazioni riguardo all’impiego di postazioni mobili (ad esempio si chiarisce solamente che “le postazioni utente fisse devono essere registrate in appostito registro”) e sulla copertura. Gli fa eco Luca Spada, CEO di NGI, che amplia il concetto spiegando che “il vero nodo da chiarire è la possibilità o meno di collegare utenti nomadici/mobili. È la chiave di volta che sposta di 100:1 il valore di questi diritti d’uso”.

WiMax mobile? Ne parla anche non a caso Guido Tripaldi, presidente del Consorzio Voipex, che sottolinea:”Il successo dell’asta, ovvero la giustificazione alla partecipazione a questa e l’importo delle offerte e dei rilanci, dipende molto da questo punto”. Il dubbio sulle possibilità di utilizzo del WiMax per soluzioni mobili, spiega Tripaldi, deriva “da una posizione apparentemente sfavorevole dell’Autorità”, sostenuta da un un passo della delibera 209/07/CONS “che indica come alcuni modi d’uso ed alcune architetture di rete potrebbero essere soggetti a restrizioni specifiche sia della flessibilità di utilizzo delle frequenze che delle relative condizioni tecniche. In particolare il servizio mobile, che presenta scenari maggiormente critici in termini di coesistenza con sistemi simili o sistemi che adoperano altre architetture di rete, potrebbe richiedere delle norme tecniche più restrittive, rispetto ad altri modi d’uso“.

Il Bando non entra però nel merito e dichiara di fare proprio il principio della neutralità tecnologica, “Pertanto il dubbio va sciolto consultando la materia comunitaria”, conclude Tripaldi, evidenziando come in varie occasioni la Commissione Europea abbia espresso posizioni favorevoli all’impiego delle tecnologie BWA sui 3.5GHz per soluzioni fisse, nomadiche o mobili (si vedano in proposito i rapporti pubblicati dal Radio Spectrum Committee in aprile e del 5 ottobre).

Come accennato, le frequenze che rientrano nella competenza del bando (banda 3.4-3.6 GHz) sembrano idonee alla connettività fissa. Perché si possa parlare di WiMax mobile, infatti, gli esperti indicano come banda quella 2.3-2.4 GHz. Ed è con ogni probabilità anche per questo che già la scorsa settimana Corrado Calabrò, presidente dell’Authority delle Comunicazioni, si è detto soddisfatto per le frequenze “liberate” dal ministero della Difesa aggiungendo, però, che non sono sufficienti. A suo dire, “indipendentemente dal catasto delle frequenze che stiamo inventariando” la Difesa potrebbe forse lavorare per mettere a disposizione altre frequenze. “Ho motivo di ritenere – ha evidenziato Calabrò – che utilizzando razionalmente le frequenze, altre si rendano disponibili e queste sarebbero immediatamente utilizzabili”.

L’iter della procedura avanza e il ricorso presentato da MGM Productions Group e appoggiato da ADD potrà rivelarsi un ostacolo solo quando e se il TAR decidesse di accoglierlo in toto, rinviando nuovamente l’arrivo del WiMax in Italia. Un’attesa che, peraltro, molti consumatori si dicono disposti ad accettare in cambio di un WiMax più vicino alle reali esigenze del paese.
Di seguito il commento sul bando di Fulvio Sarzana di S. Ippolito, avvocato dello studio Lidis, da tempo impegnato sul fronte del wireless italiano.

Dario Bonacinasu Punto Informatico

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