Un mondo migliore è frutto di ogni nostro gesto, direttamente o anche solo indirettamente, per l’esempio che diamo agli altri…
Questo video di YouTube mi ha fatto sorridere… ma anche pensare..
DIAMO IL BUON ESEMPIO, e forse non ci dovremo più lamentare così spesso dei ‘giovani’…
Diamo il buon esempio…
20 Maggio, 2008SOS Myammar: un aiuto a Medici Senza Frontiere
14 Maggio, 2008
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Donazioni on line con carta di credito tramite sito internet>>
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Ccp 000087486007 – causale Myanmar/Birmania
Il 2 maggio il ciclone Nagir ha devastato il Myanmar (Birmania), provocando la morte di decine di migliaia di persone. Le equipe di Medici Senza Frontiere presenti nel paese hanno subito iniziato a valutare e rispondere ai bisogni della popolazione a Yangoon e nelle zone circostanti, distribuendo cibo e teli di plastica e avviando interventi per la potabilizzazione dell’acqua.

Altre equipe di MSF sono in stand-by in attesa dei permessi necessari per potere entrare nel paese, mentre sono partiti i primi aerei cargo con materiale di soccorso.
Leggi gli approfondimenti >>
Pendolari, i nuovi malati
14 Maggio, 2008![]() |
MILANO - La giornata comincia all’alba: c’è un treno da
prendere. Poi l’attesa del convoglio, magari in ritardo, con
l’apprensione di una possibile perdita delle successive coincidenze.
Poi l’arrivo in città e l’attesa dell’autobus, del tram o della
metropolitana. E poi, l’agognato traguardo: l’ufficio, con la
«strisciata» del badge entro l’orario. Vita quotidiana da pendolari,
esposti ogni giorno ai capricci dei ritardi e dei tempi morti. In
Italia sono 13 milioni secondo il Censis.
Una massa di lavoratori che, minimo, rischia di cominciare a lavorare già stressato.
Lo
ha ribadito e sottolineato Massimo Di Giannantonio, psichiatra
dell’università Gabriele D’Annunzio di Chieti e dirigente della Società
italiana di psichiatria (Sip). «Sul pendolare grava un impegno che lede
la dimensione dell’identità», spiega Di Giannantonio. «E alla
condizione di stress si aggiunge l’instabilità e la vulnerabilità. I
pendolari non sono mai consapevoli della loro autonomia lavorativa. Per
loro il viaggio è una perdita di tempo, denaro, energia mentale,
concentrazione».
PERDITA DI CREATIVITA’ - Il prezzo viene pagato in vari modi, ma
anche e soprattutto con la riduzione della creatività sul lavoro:
«Impercettibilmente, anno dopo anno, il pendolare accumula stress e
fatica psicofisica, un gap in termini di rendimento e motivazione che
lo porta all’appiattimento lavorativo».
Il pendolare stanco è uno
stressato cronico, osserva Di Giannantonio, e «la manifestazione fisica
del disagio è la componente ossessiva che entra nel suo comportamento
quotidiano. Dovendo difendersi dalle situazioni che vive, sviluppa
aggressività e attenzione maniacale per i propri ritmi quotidiani».
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RITUALI OSSESSIVI - Il pendolare è severo nelle tabelle di
marcia, ossessionato dagli orari e da rituali di cui non riesce più a
fare a meno. Il campanello d’allarme, avverte lo psichiatra, «sono le
reazioni violente che ha nei confronti di chi gli tocca queste
abitudini». L’imprevisto, e tutto quello che intacca il ritmo dei suoi
viaggi, rappresenta un danno incalcolabile per il suo equilibrio
emotivo. «Il pendolare cronico – prosegue l’esperto – ha reazioni che
denotano una forte instabilità e irritabilità, perchè si è costruito
una struttura che non ammette deroghe». Non sono esenti da conseguenze
psichiche neanche i «pendolari fasicì»: chi affronta lunghi viaggi
settimanali o periodici. Un esempio sono i marinai o i lavoratori delle
piattaforme petrolifere. «In questo caso – spiega Di Giannantonio – il
pendolare va incontro a un’alternanza bioritmica negativa: per un
determinato lasso di tempo si occupa solo del lavoro raggiungendo la
piena realizzazione. Poi nel periodo di pausa, al ritorno a casa, si
sente improvvisamente come disoccupato, ha difficoltà a riempire tutto
il tempo di cui dispone e va incontro a noia, abulia e disadattamento,
con gravi conseguenze sui rapporti familiari».
dal Corriere
Pubblicato da murrus
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