Il sogno di Starck: un mulino (a vento) su ogni tetto

5 Agosto, 2008
Un microgeneratore eolico permetterà di risparmiare l’80 per cento dell’energia utilizzata nelle abitazioni
MILANO - Quando scienza, ecologia e design vanno a braccetto, si può stare certi che di mezzo c’è lo zampino di Philippe Starck, il
creativo francese che dopo avere legato il suo nome alla produzione di
mobili e complementi d’arredo al tempo stesso sexy e (relativamente)
alla portata di tutti, facendosi così paladino del «democratic design»,
intravede ora per se stesso e per il mondo del design nel suo
complesso, un futuro tutto all’insegna del verde. E’ insomma l’era
dell’«ecologic design» e l’ariete con cui si prepara a sfondare il
mercato degli ecodispositivi domestici è un microgeneratore di energia
che promette di abbattere dell’80% il ricorso alle forme di energia
tradizionali. Un piccolo mulino a vento che, nella filosofia
starckiana, non è solo funzionale ma anche e soprattutto bello.

Il mulino a vento disegnato da Philippe Starck
Il mulino a vento disegnato da Philippe Starck

PRODOTTO ITALIANO – Presentato ad aprile nel corso
del Salone del mobile di Milano, il l’«Eolienne» di Starck ha
conquistato un’intera paginata sull’International Herald Tribune.
Prodotto da un’azienda italiana, la toscana Pramac, specializzata nella
produzione di generatori elettrici e componenti per impianti
fotovoltaici (e che nei mesi scorsi ha creato una newco con Banca
Intesa, la Solar Express, specializzata nella produzione di energia
solare), l’innovativo mulino a vento dovrebbe essere venduto ad un
prezzo tra i 500 e gli 800 euro e poi piazzato sul tetto della propria
abitazione. Collegato all’impianto di casa, sarebbe in grado di fornire
la gran parte del fabbisogno energetico domestico. Il rendimento, va da
sè, è legato a molti fattori, primo fra tutti l’esposizione a venti e
correnti.

DESIGN TRA LE TEGOLE – Ma sul fatto che un prodotto del genere
possa sfondare, lo stesso Starck sembra avere pochi dubbi, spiegando
che una buona parte del successo dell’«Eolienne» potrebbe arrivare
proprio dal suo design. E in effetti si è decisamente lontani sia dai
classici mulini a vento a pale tipici del panorama olandese, sia dai
moderni impianti piazzati in serie sulle creste delle colline per la
produzione di energia eolica su vasta scala. Il windmill di Starck, con
la sua forma quadrata, gli angoli arrotondati e, soprattutto, il look
sinuoso e accattivante reso dalla plastica trasparente con cui è
realizzato, si presta ad essere una presenza discreta sui tetti delle
città, molto meno invasiva di certe ventole metalliche di areazione per
canne fumarie o della selva di antenne, tradizionali o paraboliche, che
orna le sommità di molti edifici dove gli impianti centralizzati non si
sa neppure cosa siano. «In linea con il concetto di immaterialità – ha
spiegato il designer -, ho disegnato un windmill molto speciale:
bellissimo, la prima turbina eolica quasi invisibile

ECOLOGIA DEMOCRATICA – Starck, in un’intervista al Mondo, il settimanale economico del Corriere della Sera,
aveva parlato del suo microgeneratore eolico come di un esempio di
«alta tecnologia coniugata con la creatività attraverso un progetto
rivoluzionario». E aveva colto l’occasione della presentazione del
prototipo per presentare il suo nuovo credo: «Per vent’ anni – diceva
Starck ho creato oggetti che potessero essere acquistati da più persone
possibile, dallo spremiagrumi di Alessi alla sedia La Marie di Kartell,
contro l’ elitarismo del design. Ora desidero che l’ ecologia sia alla
portata di tutti. Il windmill rappresenta, infatti, la
democratizzazione dell’ ecologia. Sarà contenuto in una scatola e
venduto nei supermercati, a costi contenuti. Perché chiunque possa
decidere di comprarlo e, in pochi minuti, montarselo sul tetto di
casa». La collaborazione con l’azienda porterà anche alla realizzazione
di una nuova generazione di pannelli fotovoltaici, di barche a idrogeno
e auto elettriche. Insomma, tutto quello che può servire per rendere
sempre più compatibili le comodità della vita moderna e la
sostenibilità ambientale.

LA BARCA A IDROGENO – L’Herald Tribune non ha dubbi: se
Starck è riuscito per anni ad avere successo con quelli che lui stesso
ha definito oggetti inutili, figuriamoci ora che la sua creatività è al
servizio della massima funzionalità e della pubblica utilità. E la
dimostrazione pratica la darà, oltre che con il mulino a vento
domestico, con la concretizzazione del progetto di barca a idrogeno, il
cui primo esemplare realizzato sarà consegnato la prossima primavera
all’hotel Bauer di Venezia Del resto è lo stesso architetto a spiegare
quanto sia inevitabile che oggetti e beni di uso quotidiano, anche
quando si è sposata la causa della sostenibilità, siano in primo luogo
belli: «L’ecologia deve essere un piacere, non una punizione».

dal Corriere


Firefox 3 vuole governare il Web

17 Giugno, 2008
Roma – Il Gran Paradiso a lungo promesso da Mozilla
agli utenti del Web sta per avverarsi. Nelle prossime ore Firefox 3 si
presenterà al pubblico nella sua veste finale, mostrando a tutti il
frutto di quasi tre anni di sviluppo: un lavoro iniziato prima ancora
del rilascio di Firefox 2, e sfociato in una riscrittura quasi completa
dell’ormai celebre browser open source.

Tra oggi e domani il debutto ufficiale di Firefox 3 verrà festeggiato in numerose località del mondo, a partire ovviamente dal quartier generale di Mozilla, nella città californiana di Mountain View: qui si terrà Camp Firefox, un evento a cui sono attesi migliaia di sviluppatori, giornalisti e semplici utenti. Tra i party informali organizzati in Italia si segnala quello
presso l’Università Milano Bicocca, nel piazzale di Biotecnologie, dove
i partecipanti sono invitati a portare “qualcosa per festeggiare”. Chi
desidera segnalare altri eventi italiani relativi al lancio di Fiefox 3
può avvalersi del forum di questa notizia.

Oggi Mozilla tenterà anche di inserire Firefox 3 nel Guiness dei primati come software più scaricato da Internet entro le prime 24 ore dal lancio. L’iniziativa prende il nome di Download Day,
e tutto fa pensare che Firefox e la sua community riusciranno a
centrare l’obiettivo. Nel momento in cui si scrive gli utenti che hanno
già preannunciato l’intenzione di partecipare alla sfida sono quasi un milione e mezzo,
di cui circa 60mila italiani. Il Bel Paese è, dopo Francia, USA,
Polonia, Brasile e Francia, il paese con il più elevato livello di
partecipazione (v. mappa).

Appena disponibile, la versione finale di Firefox 3 potrà essere scaricata da Mozilla.com, Mozilla Europe e Mozilla Italia. Come tradizione, il software sarà disponibile per Windows, Linux e Mac OS X in oltre 40 lingue, tra cui quella italiana.

In occasione del lancio di Firefox 3, Mozilla ha provveduto ad aggiornare il proprio sito dedicato agli add-on, addons.mozilla.org,
che ora sfoggia una grafica più accattivante, un nuovo e più
sofisticato motore di ricerca e un’interfaccia di navigazione capace di
mostrare le miniature con l’anteprima di estensioni e temi. Il
rinnovamento di questo sito si accompagna a quello del tool Componenti aggiuntivi
di Firefox, che ora consente di cercare e navigare tra estensioni,
plug-in e temi direttamente dalla finestra del programma. Molto utile
il fatto che la funzione di ricerca mostri solo i componenti compatibili
con la versione del browser utilizzata dall’utente: per visualizzare
l’elenco completo è sempre possibile cliccare sul relativo link che
rimanda al sito degli add-on.


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Nuova energia dal peso di un passo

12 Giugno, 2008
Roma – L’ecologia è il nuovo trend dell’ICT mondiale. Le aziende sono sempre più attente alle ricadute ambientali delle proprie infrastrutture e delle proprie tecnologie, ma la vera novità è che le fonti di energia alternativa si stanno facendo sempre più curiose e originali: chi avrebbe immaginato che fare la corsa per prendere il treno al volo potesse illuminare una stazione?
Victoria StationÈ quanto si accingono a realizzare nel Regno Unito, dove il pavimento della stazione di Victoria Station potrebbe trasformarsi presto in un generatore in grado di alimentare 6.500 lampadine. Secondo le stime dei tecnici che lavorano al progetto, il passaggio ogni ora di 34mila passeggeri dovrebbe essere in grado di garantire abbastanza energia da illuminare l’intera stazione, a patto ovviamente che si cammini con le proprie gambe senza imbambolarsi sui rulli.
L’idea è quella di utilizzare la pressione esercita dai piedi durante la rullata: il peso viene prima appoggiato sul tallone e poi scorre verso la punta, e questo movimento può essere sfruttato per far scorrere anche un liquido posto sotto il pavimento. Il flusso mette in movimento delle mini-turbine, che trasformano l’energia cinetica in energia elettrica, che a sua volta viene immagazzinata in delle batterie.
“Bisogna solo rendersi conto del fatto che tutte le strutture si muovono un po’ – spiega David Webb, uno degli ingegneri impegnato nella trasformazione di Victoria Station – Questo tipo di tecnologia serve appunto per sfruttare in modo utile l’energia prodotta da questo movimento”. Non soltanto i pavimenti possono essere sfruttati per questo scopo, ma anche le rotaie o i ponti dove transitano i treni: esperimenti in questo senso sono già stati portati a termine con successo, visto anche che la massa di locomotiva e vagoni e la velocità con la quale si spostano è decisamente superiore a quella di un passeggero.
I possibili sviluppi di questa tecnologia sono molteplici: qualsiasi oggetto in movimento, che si tratti di un elmetto calzato da un soldato o di una antenna sul tetto di un palazzo, potrebbe essere sfruttato per accumulare preziosa energia da utilizzare in seguito. Si tratta di tecnologia a portata di mano, che ha già visto alcuni prototipi funzionanti in circolazione, che probabilmente da sola non basterebbe a coprire l’intero fabbisogno di una città ma che potrebbe essere integrata con altre tecnologie per ridurre in maniera consistente la produzione di anidride carbonica causata dall’utilizzo di combustibili fossili.
È il caso, ad esempio, delle celle a combustibile. Da anni si discute di una loro sempre più imminente introduzione su larga scala, ma ora finalmente sembra che in Giappone si siano decisi a fare sul serio: sarebbero più di 3mila le famiglie di Tokyo pronte a far installare davanti alla propria abitazione un apparecchio per la cogenerazione di energia elettrica prodotto da Matsushita Electric. Un progetto che potrebbe espandersi velocemente, e che porrebbe la nazione del sol levante all’avanguardia nel cammino verso l’idrogeno.
Le celle a combustibile funzionano grazie ad una reazione chimica tra ossigeno e idrogeno, il cui risultato è elettricità e acqua calda: ciascuna abitazione potrebbe dunque sfruttare queste due risorse per tenere in funzione gli elettrodomestici e riscaldare gli ambienti. Un bel vantaggio, soprattutto per una nazione che non dispone di molte fonti di energia naturale e che, a causa dell’elevato rischio sismico che la contraddistingue, non è sempre in grado di garantire continuità ai servizi di fornitura di energia durante i disastri naturali.
Un gioco per cellulareIn ogni caso queste due tecnologie descritte, da sole non possono “salvare” il pianeta dal progressivo riscaldamento globale. Per fare fronte al pericolo di una Terra sempre più rovente, saranno molte le abitudini che l’umanità dovrà cambiare: come fare dunque a sensibilizzare l’opinione pubblica in questo senso? Magari con un software per telefonino, un gioco che faccia al contempo divertire e imparare.

I cellulari, d’altronde, sono tra gli apparecchi elettronici più diffusi sul pianeta: Connect2Climate tenta di sfruttare questa popolarità, lanciando una serie di applicazioni per giocare con il proprio apparecchio e sensibilizzare sui rischi del riscaldamento globale. Che si tratti di un orso polare che pone domande sull’inquinamento o di un colorato biplano che vola in cerca di consigli sull’ecologia, lo scopo è quello di fare edutainment. E chissà che dove non è arrivato il protocollo di Kyoto arrivi invece il T9.

Luca Annunziata su Punto Informatico


Diamo il buon esempio…

20 Maggio, 2008

Un mondo migliore è frutto di ogni nostro gesto, direttamente o anche solo indirettamente, per l’esempio che diamo agli altri…
Questo video di YouTube mi ha fatto sorridere… ma anche pensare..
DIAMO IL BUON ESEMPIO, e forse non ci dovremo più lamentare così spesso dei ‘giovani’…


Pendolari, i nuovi malati

14 Maggio, 2008

MILANO - La giornata comincia all’alba: c’è un treno da
prendere. Poi l’attesa del convoglio, magari in ritardo, con
l’apprensione di una possibile perdita delle successive coincidenze.
Poi l’arrivo in città e l’attesa dell’autobus, del tram o della
metropolitana. E poi, l’agognato traguardo: l’ufficio, con la
«strisciata» del badge entro l’orario. Vita quotidiana da pendolari,
esposti ogni giorno ai capricci dei ritardi e dei tempi morti. In
Italia sono 13 milioni secondo il Censis.
Una massa di lavoratori che, minimo, rischia di cominciare a lavorare già stressato.
Lo
ha ribadito e sottolineato Massimo Di Giannantonio, psichiatra
dell’università Gabriele D’Annunzio di Chieti e dirigente della Società
italiana di psichiatria (Sip). «Sul pendolare grava un impegno che lede
la dimensione dell’identità», spiega Di Giannantonio. «E alla
condizione di stress si aggiunge l’instabilità e la vulnerabilità. I
pendolari non sono mai consapevoli della loro autonomia lavorativa. Per
loro il viaggio è una perdita di tempo, denaro, energia mentale,
concentrazione».

PERDITA DI CREATIVITA’ - Il prezzo viene pagato in vari modi, ma
anche e soprattutto con la riduzione della creatività sul lavoro:
«Impercettibilmente, anno dopo anno, il pendolare accumula stress e
fatica psicofisica, un gap in termini di rendimento e motivazione che
lo porta all’appiattimento lavorativo».
Il pendolare stanco è uno
stressato cronico, osserva Di Giannantonio, e «la manifestazione fisica
del disagio è la componente ossessiva che entra nel suo comportamento
quotidiano. Dovendo difendersi dalle situazioni che vive, sviluppa
aggressività e attenzione maniacale per i propri ritmi quotidiani».

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RITUALI OSSESSIVI - Il pendolare è severo nelle tabelle di
marcia, ossessionato dagli orari e da rituali di cui non riesce più a
fare a meno. Il campanello d’allarme, avverte lo psichiatra, «sono le
reazioni violente che ha nei confronti di chi gli tocca queste
abitudini». L’imprevisto, e tutto quello che intacca il ritmo dei suoi
viaggi, rappresenta un danno incalcolabile per il suo equilibrio
emotivo. «Il pendolare cronico – prosegue l’esperto – ha reazioni che
denotano una forte instabilità e irritabilità, perchè si è costruito
una struttura che non ammette deroghe». Non sono esenti da conseguenze
psichiche neanche i «pendolari fasicì»: chi affronta lunghi viaggi
settimanali o periodici. Un esempio sono i marinai o i lavoratori delle
piattaforme petrolifere. «In questo caso – spiega Di Giannantonio – il
pendolare va incontro a un’alternanza bioritmica negativa: per un
determinato lasso di tempo si occupa solo del lavoro raggiungendo la
piena realizzazione. Poi nel periodo di pausa, al ritorno a casa, si
sente improvvisamente come disoccupato, ha difficoltà a riempire tutto
il tempo di cui dispone e va incontro a noia, abulia e disadattamento,
con gravi conseguenze sui rapporti familiari».

dal Corriere


Qual’è il marchi più pulito del 2007?

22 Aprile, 2008

Scopro con piacere che a risultare più rispettoso dell’ambiente è proprio FIAT.

Tra i dieci marchi più venduti in Europa nel 2007, Fiat è risultato il migliore per le emissioni di CO2, avendo fatto registrare il valore medio più basso (137,3 g/km). La casa italiana ha battuto la concorrenza di Peugeot e Toyota (141,9 g/km), Citroen (142,2 g/km), Renault (146,4 g/km), Ford (149,1 g/km), Opel (152,9 g/km), Volkswagen (161,7 g/km), BMW (176,7 g/km) e Mercedes (188,4 g/km).

All’appuntamento con le nuove normative comunitarie in fatto di emissioni, che saranno varate nel 2012, Fiat intende migliorare ulteriormente attraverso un piano di interventi su motori e trasmissioni, che comprenderà pure l’arrivo di due motori ibridi, benzina e diesel.

Grazie alla presenza nella gamma di 500 e Bravo dei motori “Euro 5 ready” e ai più recenti T-Jet e Multijet figli della filosofia del downsizing (ma non va dimenticata neppure la gamma di veicoli a metano), la casa di Torino ha incassato l’importante risultato di battere la concorrenza in questo campo sempre più importante anche presso i consumatori.

Onore al genio e alla tecnologia italiani.

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Arrivano i Jumpers: salti e corse con le molle ai piedi

1 Febbraio, 2008

 

C’ è chi li usa per saltare come un canguro, e
chi li infila per correre veloce all’appuntamento dell’ultimo minuto.
Tutto è cominciato con uno spot, ma adesso la moda del «powerbocking» è
realtà: i trampoli indossati nella pubblicità della Zurich
Assicurazioni sono il capriccio metropolitano del momento, come lo
skateboard negli anni ‘70 e i roller blade negli anni Novanta. Con i
due attrezzi ben fissati alle gambe si può saltare fino a due metri di
altezza e fare passi lunghi di almeno 3 metri, raggiungendo una
velocità di 30 km orari. I fan stavolta non sono i soliti teenager con
i jeans a vita bassa. Il powerbocking, inventato dal tedesco Alexander
Böck (da qui il nome) piace soprattutto agli adulti, che con le molle
ai piedi scoprono il gusto di correre veloci come Oscar Pistorius. «Le
immagini dell’atleta con le gambe in lega di carbonio, hanno scatenato
la caccia ai jumpers », dice Ken Zhao, distributore italo-cinese del
prodotto, presentato in occasione del Pitti a Firenze. L’effetto
Pistorius ha raddoppiato le vendite, anche se il «powerbocking» e le
protesi del campione sudafricano funzionano in modo differente. «Il
nostro prodotto ha le molle e sfrutta il peso del corpo, le protesi di
Pistorius funzionano come vere e proprie gambe», specifica Zhao, che
nell’ultimo anno ha venduto più di 400 pezzi. Anche a Milano la
comunità è in crescita: la città in pianura è un’oasi per i jumpers,
che con i loro trampoli si spingono fino alla zona pedonale di Corso
Garibaldi o al Castello Sforzesco.

Usarli è semplice: basta fissare piedi e gambe ai supporti, cercare
un appoggio per alzarsi e, dopo aver trovato l’equilibrio, cominciare a
«jumpare». Non servono requisiti fisici particolari, né un allenamento
specifico: secondo gli esperti è più facile che pattinare. «Non si
corre neppure il rischio di finire a faccia in giù. Casomai, come nello
snowboard, si può andare all’indietro, per questo è utile usare
protezioni per le mani e i gomiti», suggerisce l’imprenditore milanese
Fabio Bussolati, 53 anni. Un anno fa, dopo aver visto lo spot in tivù,
ha deciso di mettere le ali ai piedi. Da allora, in spiaggia come in
città, non si separa mai dai suoi jumpers, che ha comperato anche per i
figli Elena e Misha. «Li uso in ogni occasione, me li sono infilati a
Capodanno con lo smoking e li ho usati per andare al lavoro quando
c’era il blocco del traffico. La gente mi guarda, all’inizio pensa che
sono pazzo, poi mi chiede dove può comperarli». La vendita per ora è
solo on line, ma la consegna avviene nel giro di pochi giorni: il kit
per adulto (da 60 a 120 kg) costa 319 euro, quello da bambino (da 30 a
70 kg) scende a 269. Il milanese Riccardo Del Grosso, 46 anni,
imprenditore di energia rinnovabile, fiutato il business, è diventato
importatore del prodotto per l’Italia. «In Inghilterra e negli Stati
Uniti è già esplosa la mania. A primavera ci sarà il lancio ufficiale,
ma già stanno nascendo le imitazioni: noi assicuriamo ai clienti che
sia davvero quello originale», dice Del Grosso.

Il powerbocking per ora è solo un gioco, ma
c’è già chi scommette nella sua incoronazione a sport. «Qualche
palestra lo utilizza già: si bruciano molte calorie, e i risultati sono
simili a quelli che si ottengono con lo step», dice il bergamasco
Daniele Testa, 30 anni, organizzatore di eventi sportivi e appassionato
jumper. «Con i miei trampoli mi arrampico in aria, come facevo da
bambino con il tappeto elastico. I voli sono belli e prepotenti, là
sopra è tutto un altro mondo». Uguali? Simili alle leve di Pistorius ma
diversi: i jumpers sono infatti dotati di molle. A destra, Fabio
Bussolati e la figlia Elena in piazza Castello

Michela Proietti – su Corriere.it

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Corna e Svenimenti in Senato

25 Gennaio, 2008

Ieri è stata una giornata per certi versi memorabile…
Una delle scene emblematiche del clima è ben descritta da questa foto…
Fantastica!!!

l’intera galley sul Corriere

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Hi-tech: i più e i meno del 2007

22 Novembre, 2007

Su «Business Week» i migliori e i peggiori oggetti dell’anno.

È Apple l’azienda più premiata dalla classifica di Business Week sugli oggetti hi-tech destinati al consumo di massa. iPhone è lo smartphone dell’anno, i Mac Pro (portatile e fisso) i migliori pc. Non tutti gli Apple però escono col buco: la tv – che Steve Jobs dopo i risultati non brillanti ha definito «un passatempo» per l’azienda – non è piaciuta. A scorrere la classifica si può trarre l’insegnamento che non sempre il risparmio è conveniente, anche se nella categoria console per giocare l’economico Wii di Nintendo ha la meglio sulla esosa e multifunzione PlayStation3 prodotta da Sony.


Il Nokia N95

Telefonini
migliore: Nokia N95, grande schermo ad alta risoluzione per qualità video da dvd; gps integrato e 2GB di spazio per la musica
peggiore: Motorola Razr2 e Samsung Upstage: il primo troppo caro per quello che offre; il secondo benché a buon prezzo, si è rivelato insoddisfacente nelle prestazioni

Smartphone
migliore: iPhone, l’oggetto del desiderio non solo per gli utenti ma soprattutto per gli operatori di telefonia mobile
peggiore: Palm Centro, anche in questo caso il prezzo economico non basta per salvare uno smartphone più grosso e pesante dei suoi simili, e non permette il multitasking.

Giochi
migliore: Halo3 e Bioshock, due giochi spara-spara molto ben realizzati per grafica e trama.
peggiore: Donkey Kong, il gioco Nintendo confonde i giocatori e non sfrutta le potenzialità della consolle per la quale è stato pensato, il Wii.

Console
migliore: Wii, il successo della console basata sul meccanismo motion-sensitive è piaciuta al grande pubblico. Dopo il lancio per lo scorso Natale, anche le previsioni di vendite di questa fine d’anno sono ottime
peggiore: Play Station 3, non ripercorre il successo dei predecessori l’ultima versione della PlayStation. Alta definizione, accesso a internet e giochi sempre più complessi non aiutano le vendite. E i vecchi titoli, cui i giocatori sono affezionati, spesso non sono compatibili e non girano sulla nuova console Sony.

Pc
migliore: Mac Pro e MacBook Pro, le versioni professional dei pc Apple, portatile e fisso, hanno sbaragliato i concorrenti nel 2007. Ottime prestazioni per i nuovi prodotti con i nuovi chip Intel dual-core
peggiore: Dell Inspiron, grafica non adeguatamente supportata e processore lento, questi i principali difetti del modello più economico di casa Dell.

Tv
migliore: Pioneer Kuro Elite 60, per chi se la può permettere (negli Usa questo gingillo viene venduto a 7.500 dollari, circa 5.070 euro) è questa la tv migliore in commercio, almeno secondo BusinessWeek. Altissima definizione, schermo da 60 pollici, un design minimal e il gusto per il «nero»
peggiore: Magnavox, la politica dei prezzi popolari ancora una volta non si concilia con la qualità. I nuovi prodotti Magnavox non hanno soddisfatto i consumatori.


Panasonic AG-HVX200

Videocamere
migliore: Panasonic’s AG-HVX200, strumento utilizzato anche da registi indipendenti, permette di filmare ad alta definizione e con molti effetti speciali inetgrati§
peggiore: JVC’s Everio GZ-HD7U, bassa definizione e difficoltà per le riprese in condizioni di poca luminosità: questi i limiti che condannano la videocamera JVC a essere la peggiore del 2007

Home entertainment
migliore: Philips Soundbar HTS8100 e Bose Lifestyle v30, a parimerito si aggiudicano il titolo di miglior sistema per l’intrattenimento domestico il prodotto economico di Philips (lettore dvd e musicale) e il più dispendioso Bose, costituito da nove componenti per creare un’acustica da cinema
peggiore: AppleTv, scarsa qualità video e audio rispetto ai rivali, e la politica dei formati proprietari che impediscono al televisore di Steve Jobs di leggere file in molti formati non Apple.

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Lettore dvd
migliore: Pioner Elite BluRay, Pioneer ha deciso di appoggiare il BluRay di Sony nella guerra tra formati video ad alta definizione. Questo modello riproduce i video 24 fotogrammi al secondo come al cinema
peggiore: XBox, un add-on della console Xbox di Microsoft molto complicato da installare e incompatibile con alcuni schermi tv

Gabriele De Palma dal Corriere

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Usa, foto e impronte digitali per tutti

20 Novembre, 2007
Negli aeroporti turisti e lavoratori stranieri dovranno sottoporsi ad un esame su entrambe le mani


Una protesta contro l’obbligo per gli stranieri di lasciare le impronte digitali al loro ingresso in Giappone: ora anche gli Usa stanno per varare una schedatura di massa di turisti e lavoratori non americani (Reuters)

NEW YORK – Cattive notizie per i terroristi o anche per i criminali intenzionati a recarsi negli Usa, ma anche una irritazione crescente per le decine di milioni di inoffensivi turisti che, attirati fra l’altro anche dal dollaro debole, scelgono gli Stati Uniti per le loro vacanze. Con un’iniziativa pilota che diventerà operativa nelle prossime settimane, il nuovo Dipartimento per la sicurezza territoriale (Department of Homeland Security), creato dall’Amministrazione Bush dopo l’attacco terroristico contro le Torri Gemelle, introdurrà in aggiunta alle procedure attuali, che impongono a tutti i cittadini stranieri di essere fotografati e schedati con le impronte del dito indice di entrambe le mani quando passano attraverso il controllo passaporti,un sistema dattiloscopico di identificazione delle persone molto più sofisticato, ma anche – inevitabilmente – invasivo di quello attuale.

FOTO E IMPRONTE – In pratica, a chiunque entri negli Stati Uniti arrivando dall’estero (eccettuati i diplomatici e i cittadini statunitensi o i residenti permanenti con cittadinanza straniera in possesso di “carta verde”) verrà richiesto, in aggiunta all’obbligo di essere fotografati, anche di appoggiare entrambe le mani su un’ apparecchiatura di nuova concezione, capace di “fotocopiare”, memorizzare e analizza elettronicamente le impronte dei polpastrelli di tutte le dita dei visitatori stranieri.

SENZA DISTINZIONE – Come primo passo, informa il Dipartimento della sicurezza territoriale, che oggi pomeriggio illustrerà i nuovi sistemi di sicurezza alla stampa estera a New York, la procedura sarà applicata a tutti gli stranieri che arrivano all’aeroporto internazionale Dulles di Washington. Ma lo stesso sistema è già entrato in vigore da qualche tempo nei Consolati statunitensi, che hanno incominciato a richiedere la rilevazione automatica delle impronte di tutte le dita a chi presenti la richiesta di un visto, senza fare distinzione fra chi si reca negli Stati Uniti per motivi di studio o di ricerca, per turismo o per qualsiasi altra ragione.

CONTROLLI INCROCIATI – Grazie alle nuove tecnologie – che permetteranno di memorizzare e di analizzare decine o (in futuro) addirittura centinaia di milioni di impronte – tutti i dati raccolti dal Dipartimento per la sicurezza territoriale potranno servire per effettuare quasi in tempo reale dei controlli incrociati con le banche dati dell’Fbi, che attraverso il sistema Iafis (Integrated Automated Fingerprint Identification System) colleziona milioni di impronte di criminali schedati.

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LE PROTESTE – L’efficacia dei nuovi controlli con fotografie e impronte del solo indice delle mani destra e sinistra, sottolinea il Department of Homeland Security, è dimostrata dal fatto che il sistema, su oltre 64 milioni di vitatori stranieri, ha permesso di «intercettare più di 1300 fra criminali e violatori delle leggi sull’immigrazione». Ma le organizzazioni per la tutela dei diritti civili protestano, sostenendo che questi controlli indiscriminati sono «offensivi per la dignità umana» e discriminatori perché rivolti verso i soli cittadini stranieri. Al tempo stesso, come risulta dagli stessi dati forniti dal Dipartimento per la sicurezza, questa schedatura a tappeto elettronica finora ha permesso di individuare come immigrati clandestini o criminali solo il 2,3 per 100.000 degli oltre 64 milioni di stranieri controllati dalla polizia di frontiera degli Stati Uniti.

Renzo Cianfanelli sul Corriere

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