Informatici: i nuovi Operai

27 settembre, 2006

Dalla rubrica ‘Italians‘ di Beppe Savergnini, sul corriere, due lettere sullo stato degli informatici in italia (tra cui mi ci infilo pure io…).
Ormai siamo davvero i nuovi operai, siamo tanti in un mercato che non ha soldi da spendere, e non vuole investire in informatica… siamo ancora visti prima come un costo, evitabile, che come la fonte di modernità e competitività (di cui tanto si parla…).
La situazione è in effetti critica, soprattutto rispetto al resto d’Europa…
La prima lettera:
“Caro Beppe,
i giornalisti e i lettori di “Italians” parlano del caso Telecom con distacco, quasi freddezza. Io non posso.
L’informatica è un settore strano in Italia, umorale e mutabile, soggetto alle mode più che a reali esigenze applicative. Ormai sono rassegnata a fare certe cose nel modo più scemo perché il cliente si innamora di una parola e pretende di operare scelte tecniche su cose che non conosce. Alla fine ottiene un prodotto scadente perché oltretutto tira sul prezzo. Per dare un’idea: se il preventivo è di 600 giorni-uomo il cliente ti dice «o l’equivalente di 150 giorni-uomo o vado altrove».
Un programmatore mediamente esperto a tempo indeterminato prende 20-26 mila euro lordi annui. E’ caro! Allora si prende una marea di neolaureati a «stage» gratuito, oppure una decina di neolaureati che per 800-1000 euro al mese a progetto lavorano pure 13 ore al giorno (straordinari non pagati, «of course») Tutto questo è possibile perché il mercato rimpicciolisce anno dopo anno: il Paese è povero, l’economia non gira, i programmi ottenuti sono ciofeche. Grazie! Con quello che paghi e per come t’impicci. Non mi permetti di lavorare come si deve. Poi le bustarelle per oliare il tutto. La situazione diventa sempre più critica. Non faccio allarmismo, ma sono anni che noi «anziani» stiamo incollati alle sedie, sottopagati e stressatissimi perché «è un momento di crisi e il mercato è fermo».
Tutto questo cosa c’entra con il caso Telecom? Perché Telecom era la nostra ultima spiaggia, non passa mese senza che il sottobosco informatico frinisca di terrore per licenziamenti e mobilità che le grandi aziende applicano agli informatici. Telecom è la nostra Fiat. Se la Fiat chiude, centinaia di aziende saltano, migliaia di posti di lavoro spariscono. Se Telecom chiude i rubinetti tenuti aperti finora, Datamat, Etnoteam e Accenture perderanno una parte enorme delle commesse. A effetto domino tutte le aziende che forniscono consulenza a questi colossi falliranno. Noi informatici siamo tanti, anche se invisibili perché non scioperiamo come gli altri e perché siamo gli ultimi arrivati sul mercato del lavoro, ma siamo i nuovi operai. Oltretutto siamo tutti 25-35enni. Siamo i pochi della nostra generazione a poter comprarsi casa e formare una famiglia.
Se noi perdiamo il lavoro cosa succede? Come ci ricicleremo in così tanti? Qualcuno ha considerato il problema?”

E la risposta, che un po’ brucia…, dalla Danimarca:
Cari Italians,
scrivo dalla Danimarca dopo aver letto la lettera di Micaela Amoruso (22 settembre) sull’informatica in Italia. Spero proprio di sbagliarmi, ma non posso credere che un programmatore con media esperienza in Italia possa guadagnare 26 mila euro lordi all’anno. E soprattutto spero che la situazione descritta da Micaela sia ristretta solo alla propria esperienza.
L’informatica è, o almeno dovrebbe essere, l’attività di punta di tutte le economie moderne e quindi anche la meglio retribuita.
Lo è qui in Danimarca e in generale in tutta la Scandinavia, dove si è puntato tutto sull’informatica ed è da parecchio che questa politica sta dando i suoi frutti. Lo stipendio medio di un programmatore (dieci anni di esperienza, in Danimarca) è di circa 70 mila euro all’anno. Le tasse sono più alte, ma la vita non è più cara che in Italia, checchè ne dicano le statistiche che misurano solo i prezzi. C’è tantissima domanda di programmatori, tanto che ai neolaureati (ingegneri informatici) viene offerto uno stipendio lordo annuo medio di circa 48 mila euro. In Danimarca non esiste la tredicesima, quattordicesima e così via. A uno stipendio mensile di 4 mila euro lordi corrisponde uno netto di circa 2 mila. Duemila euro netti al mese con contratto a tempo indeterminato (non vuol dire niente, perché qui possono licenziarti da un giorno all’altro, ma nessuno si lamenta, anzi è uno sprone per guardare sempre avanti con ottimismo) non sono male, anche perché poi ci sono i bonus.

In conclusione Micaela, e chi si trova nella stessa condizione, se parli bene inglese, prepara un bel curriculum e mandalo a un po’ si aziende del settore in Danimarca (la Nokia potrebbe essere un buon inizio, oppure la Microsoft, che qui in Danimarca ha il più grande centro di programmazione fuori dagli Usa).”

Technorati Tags: ,

Annunci

L’Affaire Telecom/2

26 settembre, 2006

Dal blog di Bonacina, considerazioni interessanti sul caso…

INTERCETTAZIONI/SCAJOLA: NESSUN INDAGATO PER ASCOLTI ILLEGALIIn Dl disciplinare quelle legali, sono degenerate
Roma, 25 set. (Apcom) – “Non esiste nessun indagato per
intercettazioni telefoniche illegali”. Lo ha affermato il
presidente del Copaco, Claudio Scajola, intervenendo nel corso della
registrazione della trasmissione ‘Porta a porta’.

Sono state effettuate intercettazioni legali, è assodato. Le illegalità le commette qualcuno, è lapalissiano. Non è impossibile risalire a chi ha effettuato intercettazioni legali, è ovvio. Nessuno è indagato per le intercettazioni illegali, è fantascientifico.

In effetti, sembra che nessuno abbia intenzione di perseguire i responsabili, ma solo correre per assicurarsi che , giustamente, le intercettazioni illegali non possano esere pubblicate e diffuse senza controllo, ma neanche, curiosamente, essere conservate come ‘corpo del reato’ per indagare su chi le ha richieste e perchè…
Curioso? Probabilmente solo Comodo, per tutti…

Technorati Tags: ,


L’Affaire Telecom/1

26 settembre, 2006

da Punto Informatico di oggi:

Amanda ci ha fregato tutti

di Saverio Manfredini – Tra lacrime, decreti legge e polemiche si muove
sinuoso lo scandalo delle intercettazioni. Non tacciono gli ipocriti ma più di tutti parlano quelli che credono che una rapida nuova legge basti a tappare l’abisso

Roma – Chi in questi giorni facesse un giro in centro, nella capitale, e si soffermasse qua e là nei caffè distribuiti tra il Pantheon e Campo Marzio si accorgerebbe che in uno dei luoghi
più inquinati di Roma si respira un’aria nuova: nel Palazzo in molti, in troppi, temono che possano arrivare al pubblico i contenuti delle proprie conversazioni telefoniche. E fanno bene: in queste settimane come riportano tutti i media sono emersi i veri metodi delle
intercettazioni di massa, le connivenze e le insabbiature, l’abuso sistematico. Tutte faccende dolorose, ampiamente previste e prevedibili, su cui sta indagando la magistratura, in inchieste che non saranno facili e che porteranno nuovi dolori. Il Governo punta sul decreto salvacavoli ma non è detto che salvi anche le capre:
si cerca cioè di bruciare tutte le carte “illegali” ma, non avendo l’esatto profilo dei fatti, non si sa se l’obiettivo verrà raggiunto. L’importante ora, evidentemente, è  dimostrare dinamismo.

Se quanto accaduto è dirompente, l’offesa è di chi se ne dice sorpreso: l’Italia è da anni in testa in Europa per quantità di intercettazioni, abbiamo un dispositivo sulla data retention che è il più severo e inutile dell’Unione Europea, soffriamo dell’incapacità storica di concepire i diritti civili quali pietre fondanti del nostro modo di vivere. Da qui a varare normative restrittive, e a concepire le nuove tecnologie come buona occasione per ottenere un più stretto controllo su chiunque, il passo è stato breve e, poiché quest’Italia è claudicante, inevitabilmente fallace, la reazione delle vittime, o di quelle che sanno di esserlo, non può che trovare l’appoggio popolare.

E bene così, dunque, che l’ordigno covato per lungo tempo nelle segrete stanze sia finalmente scoppiato. Il punto, però, è chiedersi cosa accadrà ora: è appena scoppiato e
già sono arrivati quelli del genio civile. Da un lato veniamo informati che i responsabili sono sotto inchiesta e non la passeranno liscia, dall’altra il Governo assicura che con i provvedimenti d’urgenza e quelli che seguiranno la ferita sarà curata e cicatrizzerà presto.

Ma ne siamo sicuri? C’è davvero in atto un’estesa riflessione su metodi, mezzi e sicurezza tale da assicurarci che l’Italia non percorrerà mai più la via della schedatura di massa priva di ogni controllo e in mano a persone che invece ai controlli sfugge per così tanto tempo e in modo così plateale? Siamo davvero ad un punto di svolta nella concezione delle nuove tecnologie, della manutenzione delle banche dati, nella raccolta delle informazioni personali? Abbiamo finalmente compreso che la parola privacy non si spalma impunemente come stantìo belletto su decreti che legalizzano la violazione dei diritti civili?

In queste ore l’intervento più disvelante è arrivato dal Garante per la privacy. Con un comunicato, l’Autorità che si trova per mandato istituzionale al centro dello scandalo lancia un appello: “Nessuno pubblichi i contenuti dei dossier illegali”. E spiega: “Dall’inchiesta della magistratura milanese sta emergendo che migliaia e migliaia di cittadini sono stati
controllati e spiati illegalmente”. Davanti a simili fatti, l’impotenza dell’istituzione di garanzia, che si palesa gravissima in questa nota, forse più di ogni altra cosa ci dà il senso di quanto sia fitta la nebbia in cui ci siamo cacciati.

Veniamo da un periodo bollente per le intercettazioni in tutto il Mondo, e nell’era del
digitale e dell’antiterrorismo questo certo non sorprende più, un tempo nel quale in paesi come gli Stati Uniti si legalizza l’impensabile ed è per questo, perché già ci si è passati troppe volte, che il cosiddetto scandalo intercettazioni non deve essere chiuso con due colpi di cerone e rassicurazioni da quattro soldi. Un attentato ai diritti costituzionali perpetrato in modo sistematico e con la complicità di mezzi e normative si risolve solo perdendoci sopra tutto il tempo necessario a capire cosa è successo e cosa si può fare – e se si può fare – per evitare che accada di nuovo.

Saverio Manfredini

Technorati Tags: ,


Class Action per le sigarette Light

25 settembre, 2006

Le multinazionali del tabacco non devono aver reso bene la notizia del giudice federale che ha ammesso una “class action” di tutti i consumatori di sigarette “light” o “mild”, a partire dai primi anni settanta…
Questo dopo che era stato riconosciuto che i produttori sapevano benissimo che le “leggere” in realtà avevano comunque nicotina e catrame tali da essere quasi altrettanto nocive delle sorelle maggiori, sia per i fumatori attivi, che (ahimè) per quelli passivi…

Arriverà un giorno anche in europa il concetto di ‘class action’???
attendiamo (s)fiduciosi!

Technorati Tags: ,


Torino: rissa per il volo in overbooking

25 settembre, 2006

Roba da matti, a volte si rasenta la follia…
Leggevo sul Corriere di questa quasi rissa dovuta a overbooking, questa fastidiosa abitudine di far prenotare più posti di quanti ne siano realmente disponibili sul volo, contando sulle rinuncie…
In periodo di ferie, quando questo può voler dire veder sfumare la tanto agognata vacanza, per un comportamento quasi criminale delle compagnie, aggravato magari dalla mancanza di assistenza e di soluzioni alternative praticabili, questo titolone farebbe meno rumore..
ma leggendo bene, la situazione è un po’ diversa: alitalia ha effettivamente negato l’imbarco per overbooking a 5 ragazzi, offrndo però un volo alternativo che varebbe comportato un ritardo di soli 15 minuti: apriti cielo!!! Uno di loro, infatti, ha quasi staccato a morsi l’orecchio di un
responsabile dell’ assistenza voli, mentre una ragazza ha cercato di strozzare un
addetto aeroportuale.
… da non crdere!!!


Riparte Buona Domenica… sigh

25 settembre, 2006

Dopo lunghi mesi di agognante attesa, finalmente ieri si è rinavato il rito dell’autunno televisivo, con l’avvio dell’ennesima edizione di Buona Domenica.
Il cast di eccezzione, con la sempre simpatica Paola Perego circondata da colonne portanti della televisione italiana come bettarini e la gragoraci, basta da solo a ravvivare gli animi…

ma ce n’era davvero bisogno?!?!?!
Penso  che anche questo rientri tra i programmi che fanno la fortuna delle tivvù a pagamento (leggi Sky), quale spot migliore?!?!?

leggi il commento del Corriere di oggi:

Elisabetta Grgoraci (a snistra) e Sara Varone durante il loro siparietto del "Tg della Domenica"
Elisabetta Grgoraci (a snistra) e Sara Varone durante il loro siparietto del “Tg della Domenica”

Ieri pomeriggio su Canale 5 ha trionfato viale Mazzini. In un gioco di rimandi dove tutto nasceva e partiva da mamma Rai, si trattasse di Vallettopoli o della Venier «silurata», della Ventura (ex moglie di Bettarini) o della redenta Gregoraci, per finire con Malgioglio. Che ha lanciato, in tono supplichevole, un appello al direttore generale della Rai, Cappon, perchè gli conceda un appuntamento. È parita ieri la nuova Buona domenica con Paola Perego, la cui colpa — lei che di gavetta ne ha fatta — è di essersi circondata da una squadra che lascia assai perplessi. Una domenica segnata da gambe bellissime, momenti di imbarazzo, seni prosperosi, giochini e interviste. Anna Falchi, prima ospite della Perego, ha raccontato di essere uscita più forte dall’esperienza del carcere del marito (Stefano Ricucci) e di essere rimasta delusa dalla mancanza di solidarietà di certe donne, per esempio Simona Ventura. Viene inquadrato l’ex marito, Stefano Bettarini, anche lui nel cast di Buona domenica. Sorride con un filo di imbarazzo. Non sembrano imbarazzate, purtroppo, Elisabetta Gregoraci, fidanzata di Briatore, coinvolta in Vallettopoli per i suoi incontri con Salvo Sottile, grazie a Malgioglio; e neppure Sara Varone etichettata con troppa fretta come «quella che ha rubato il marito alla Ferilli» (il problema è che per ora non viene in mente un’altra etichetta). Chiariamo: lo scopo furbo del programma era quello di chiamare le due ragazze per far polemica, loro si sono prestate e il gioco è riuscito. Ma quel loro siparietto detto «Tg della domenica», quella rubrica di gossip definita dal Codacon «imbarazzante e incomprensibile», dove le due bellezze mediterranee leggono (male) cattiverie autocritiche non convince affatto.

Questo giochino proprio non riesce. Di giochini parla invece Paolo

Mara Venier e Maurizio Costanzo (Lapresse)
Mara Venier e Maurizio Costanzo (Lapresse)

Bonolis (che annuncia la nascita di un terzo figlio dalla moglie Sonia), l’altro ospite della Perego. Bolla come «polemiche strumentali» gli attacchi subìti per il suo Fattore C, e quanto alle accuse di essere un clone di Affari tuoi, commenta: «Le idee sono nell’aria e vengono declinate in modo diverso. Se è per questo quell’idea (dei pacchi) l’ho declinata proprio io per primo con Affari tuoi ». E lancia pure una frecciata a Mediaset che manda in onda il suo Senso della vita a notte fonda. Non lancia mezza frecciata, invece, Mara Venier. Lei è ospite di Maurizio Costanzo che da quest’anno si è ritagliato con Conversando, l’ultima ora della domenica pomeriggio. Da lei ci si aspettava di più: Mara invece, in fase buonista, ha avuto una parola d’amore per tutti nonostante il mancato rinnovo del contratto per Domenica in. E sul direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce, reo del siluramento, dice: «Siamo come due amanti che ogni tanto litigano. Poi passa». Per fortuna c’è Malgioglio, ciuffo rinnovato, a dare emozione. Quel genio del male di Costanzo gli offre lo spazio e lui con voce spesso rotta dall’emozione, in un momento di altissima televisione grida: «Perché mi avete maltrattato? Perché sono bravo? Perché sono una star? Perché sono intelligente?». Sottolinea: «Io sono morale, non frequento il mondo degli spettacoli». Spiega che non c’è nulla di male se «un amico ti chiede: mi presenti un’amica?». Perché lui quello ha fatto. Nient’altro. Ha fatto incontrare vallette o sedicenti tali con politici o sedicenti tali. E questo, è vero, non è reato. Del resto «io ho fatto conoscere Dori Ghezzi a Fabrizio De André. E da quell’incontro è nata la più bella storia d’amore». Supponiamo che De André si stia rivoltando nella tomba.

Maria Volpe

25 settembre 2006

Technorati Tags: ,


Allarme alimenti: sostanze tossiche nei cibi comuni

21 settembre, 2006
Esaminati campioni di aliementi comuni in sette paesi europei Europa
Wwf: «In Europa mangiamo anche il veleno»
La ricerca, durata dieci anni, ha rilevato 119 sostanze tossiche in latte, carne, pesce, pane, olio d’oliva e succhi d’arancia

ROMA – Non c’è dieta che tenga: il menù è all’insegna della chimica, anche sulle nostre tavole. Dai prodotti caseari, al pesce, al pane, all’olio di oliva fino alla tradizionale lasagna. E’ un allarme alimentare che attraversa tutti i confini europei, frutto di dieci anni di ricerche condotte dal Wwf, di cui si sono fatti portavoce anche diversi europarlamentari in apposito spot. Il nuovo dossier, realizzato in vista del voto finale sul Reach, il regolamento Ue contro l’inquinamento chimico, ha rilevato 119 sostanze tossiche nei 27 campioni di alimenti di largo consumo presi in esame in sette paesi europei. Secondo il rapporto, quindi, la principale via di esposizione alla maggior parte delle sostanze chimiche, in particolare quelle persistenti e bioaccumulabili (come il DDT e i PCB banditi da decenni) è l’alimentazione. La «catena di contaminazione è un percorso complesso che i composti chimici compiono intorno al mondo dai produttori ai prodotti di consumo, alla fauna selvatica fino agli esseri umani. Sono presenti nelle case, nei luoghi di lavoro e anche a tavola.

I CIBI ESAMINATI IN SETTE PAESI – I 27 campioni di alimenti, provenienti da Gran Bretagna, Polonia, Svezia, Italia, Spagna, Grecia e Finlandia, appartengono a categorie molto diverse l’una dall’altra e di

largo consumo come prodotti caseari (latte, burro e formaggio), carne (salsicce, petti di pollo, salame, bacon), pesce (salmone, tonno, aringhe) e ancora pane, olio d’oliva, miele, succo d’ arancia. «Nessuno dei prodotti, tutti comprati in supermercati e di marche comuni – afferma il Wwf – è risultato esente da tracce di sostanze chimiche, al contrario in tutti sono stati rinvenuti, in varia misura e secondo miscele differenti, i 119 composti tossici presi in esame». Sono stati rintracciati inquinanti vecchi e nuovi, come ftalati nell’olio d’oliva, nei formaggi e nella carne, pesticidi organoclorurati, come il DDT, nel pesce nel burro, nella carne di renna, muschi artificiali e organostannici nel pesce, ritardanti di fiamma ancora nella carne e nel pesce.

PESTICIDI NELLE LASAGNE – Con la collaborazione del Prof. Focardi dell’ Università di Siena sono state effettuati test su campioni di lasagna, acquistate nei supermercati di quattro città italiane e sono stati rintracciati più di 40 pesticidi, tra cui il DDT. «I livelli di contaminanti rilevati negli alimenti analizzati non sono in grado di causare conseguenze dirette o immediate sulla salute (i consumatori non devono allarmarsi o evitare questi cibi), ma deve essere seriamente valutato l’effetto di un’esposizione cronica, anche a basse dosi – prosegue il Wwf – di un cocktail di contaminanti attraverso la dieta, soprattutto nel feto in via di sviluppo, nei neonati e nei bambini».
«SERVE UNA NUOVA NORMATIVA» – «Neanche la dieta più salutare ci mette al riparo dagli inquinanti chimici tossici – commenta Michele Candotti, Segretario generale del Wwf Italia -. Per questo noi crediamo che le sostanze chimiche debbano essere sottoposte a una normativa più efficace. Siamo alla vigilia del voto su Reach, lo strumento dell’Ue per la regolamentazione delle sostanze chimiche«. Il Wwf »chiede ai parlamentari europei che siano bandite le sostanze più pericolose e applicato il principio di sostituzione, siano fissati requisiti severi per i produttori al fine di garantire trasparenza di informazione su tali sostanze. È necessario, inoltre, che il consumatore sappia quali sostanze sono presenti nei prodotti di uso quotidiano«.

Dal Corriere del 21 settembre

Technorati Tags: , ,