telecom Burundi

Cassandra Crossing/ telecom Burundi

di Marco Calamari – Perché le offerte di connettività degli operatori si assomigliano? Perché l’ADSL a tempo c’è quasi solo in Italia? Perché i 20 megabit non fanno bene al VoIP? Molte le domande che troppi clienti TLC non si pongono

 

– La “T” di telecom è minuscola ed il Burundi è solo uno dei 50 paesi giudicati meno sviluppati dalle Nazioni Unite, spesso impastoiati non dalla mancanza di risorse naturali o potenzialità di lavoro ma da sistemi politici ed economici corrotti, da inefficienza e da clientele.
Il riferimento è in generale al mercato delle telecomunicazioni in Italia, particolarmente quello rivolto all’utente finale.

Nel suo interessantissimo libro The World is Flat, Thomas Friedman pone all’ultimo posto della classifica sulla liberalizzazione dei mercati telecom Italia e Germania, aggiungendo la ciliegina che la Germania ha contestato alcuni particolari sullo studio citato. L’Italia no,
probabilmente perché i responsabili principali sono troppo occupati a decidere le nostre prossime disgrazie e le loro prossime fortune per preoccuparsi di cercare di mantenere la loro immagine all’estero.

Siamo i campioni del mondo, in una classifica in negativo però.
Senza pretendere di elaborare ulteriormente la notizia e di addentrarci in questioni macro e micro-economiche, proviamo però ad illustrare alcune peculiarità del mercato italiano delle telecomunicazioni, ovviamente visto “dal basso” e cioè dal punto di vista degli utenti. Una tendenza comune di chi legge queste notizie è di pensare che alla fin fine non
lo riguardino. Facciamo qualche esempio.

“ADSL a tempo”;
questo prodotto commerciale, ampiamente venduto in Italia dall’incumbent, non esiste sugli altri mercati. Mi è capitato di tentar di spiegare la cosa a dei colleghi stranieri, ricevendone in cambio occhiate strane, in bilico trà l’incredulità e la compassione.

Per quale motivo un utente dovrebbe pagare 1-2 euro all’ora per navigare più velocemente di
quando usa il modem, che gli costa 42 centesimi, visto che deve leggere (si spera) quello che trova? E per quale motivo un utente che puo’ spendere 20 euro al mese per una tranquilla linea flat (in Francia Telecom la vende a 9 e senza canone, ma lasciamo perdere per adesso)
dovrebbe impelagarsi in una navigazione col cronometro a fianco, correndo perdipiù il rischio che il primo virus attivi la connessione per farsi gli affari suoi o più semplicemente di dimenticarsi di disconnettere la linea, e di ricevere mazzate e non risparmi a fine bimestre?
Per fortuna questo tipo di connessioni sta calando in percentuale ma, tenuto conto che la loro percentuale dovrebbe essere lo 0%, sono ancora troppe.

ADSL significa Asymmetrical Digital Subscriber Line – Linea Asimmetrica Digitale di Abbonato, dove “asimmetrico” denota la caratteristica di avere velocità di download maggiori di quelle di upload. Le linee flat di tre anni fa fornivano tipicamente 640 Kbit nominali in download e 128 o 256 in upload, ma tecnicamente sarebbero possibili anche valori diversi; la velocità effettiva è poi sempre minore di quella nominale, spesso anche di molto, dipendendo dal dimensionamento e dalla saturazione del collegamento dal provider ad Internet.

In seguito c’è stata una rincorsa nell’aumento della velocità: 1 Mbit, 2 Mbit, 4 Mbit, 20 Mbit;
la velocità che è aumentata è quella di download, mentre quella di upload è rimasta invariata od aumentata di poco.

L’asimmetricità è quindi passata da 2.5 ad 1 a 64 ad 1. Ricerca di santità da parte delle telecom? Calo dei prezzi dovuto alla concorrenza? Un occhio di riguardo ai maniaci del download? No, perchè è ben difficile trarre vantaggio da quelle velocità per la navigazione, ed anche scaricare da Internet a velocità superiori a 500/600 Kbit.

Il motivo reale è la vendita di film e spettacoli televisivi via ADSL; servono infatti 4 Mbit in download (e quasi nulla in upload) per vedere un film in risoluzione televisiva, e 20 Mbit per uno spettacolo ad alta definizione. Ecco per cosa servono gli aumenti di velocità “regalati”;
voi non sentite il bisogno di comprare film via ADSL, ma altri sentono quello di venderveli od almeno di provarci, e sono proprio coloro che ora vi vendono la connessione.

Inoltre le applicazioni Internet più interessanti (ultima il VoIP, la telefonia via Internet) consumano banda in modo simmetrico; questo significa che una volta saturato l’upload non c’è modo di sfruttare ulteriormente il download, e l’ADSL da 20 Mbit si ridimensiona, se va bene, a 0.32 Mbit.

Per un utente privato non è praticamente possibile trovare sul mercato soluzioni diverse; se ad esempio vi interessasse il VoIP, dovrete usare connessioni ben più costose e se doveste tenere un server su internet dovrete farvi bastare quello o passare ad un housing od un hosting del server presso un provider.

Inoltre tutte le offerte dei vari fornitori si assomigliano come gocce d’acqua dal punto di vista
tecnico, mancando una vera concorrenza tra operatori. Si assomigliano anche da un altro punto di vista, quello di cercare di trarre in errore il potenziale cliente proponendo contratti sempre più complicati e sempre più “gratuiti” (fino all’arrivo della prima fattura) che
dovrebbero invece essere sistematicamente cassati dall’Autorità garante per la concorrenza e il mercato. Stendiamo un velo pietoso sui metodi e messaggi pubblicitari usati.

Altro caso – connessioni ad Internet via cellulare GPRS/UMTS. Questo tipo di connessione,
utilissimo sia per essere sempre connessi che per fornire servizi avanzati era, come i normali servizi dati, tariffato flat od a volume.
Nel caso della tariffazione a volume, ben 6 Euro a Megabyte, ma che permetteva economicamente di essere sempre in linea (ad esempio testare la posta od essere connesso ad un server).

Questa tendenza si è completamente invertita ed ora il mercato offre solo (di nuovo quasi
unico al mondo) connessioni tariffate a tempo, comunque care e buone per il WAP e poco altro. Se volete usare Internet con tranquillità via cellulare siete fregati. Nessuno offre più tariffazione a volume, solo alcuni offrono una tariffa “flat” ma con limiti di utilizzo mensili
molto pesanti ed il cui canone costa più di quello di una ADSL. Di nuovo, un prodotto che è venduto tranquillamente nel resto d’Europa, in Italia semplicemente non esiste.

L’elenco potrebbe continuare.
Tutte queste “peculiarità” italiane, riassumibili nel considerare i clienti solo come un parco buoi da spremere a piacere, e non come (almeno) consumatori a cui offrire quello che chiedono e di cui avrebbero bisogno (per guadagnarci, mica per mecenatismo), derivano dal
fatto di essere un mercato ingessato e drogato. La cosa evidentemente conviene a chi lo detiene, perchè evita la concorrenza e permette di pilotare i consumi indipendentemente dal mercato e tenere alti artificialmente i prezzi, che nel resto del mondo sono invece
letteralmente crollati negli ultimi quattro anni.

Le autorità Garanti (Concorrenza e Comunicazioni) preposte al controllo, per motivi
che non è il caso di affrontare qui, non sono mai riuscite a smuovere in maniera significativa una situazione che ci fa soffrire come utenti, consumatori e smanettoni, e che ci pone in coda all’elenco dei paesi sviluppati, garantendo solo rendite di posizione ai soliti noti.

Percio’, quando leggerete la prossima notizia sul mercato e la concorrenza nelle telecomunicazioni, leggetela con attenzione: Vi riguarda, e molto da vicino anche.

Marco Calamari

dal sito di Punto Informatico

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