Carta dei valori e dei Principi

Vi ricordate le polemiche sul manifesto che l’UCOII fece pucclicare, paragonando Israele al Nazismo?
Da li si iniziò a parlare di un acarta dei valori che ribadissa i principi su cui si basa il nostro Stato, e che non possono non essere condivisi da chi vuole vivere in Italia…
L’iniziativa del ministro Amato è sicuramente lodevole, e puntava a isolare l’islam più estremista per contrastare chi non riconosce nemmeno i principi basilari e i diritti della persona.
Ma le cose non stanno abìvanzando come i pensava, i tempi si allungano, i toni si ammorbidiscono, e nulla è stato fatto all’ucoii, che è rimasto in seno alla consulta, nonostante 15 pareri contrari su 16 sul manifesto anti-israele.
Oggi Magdi Allam scrive così sul Corriere:
Altro che vittoria degli estremisti islamici che sono
sostanzialmente riusciti a vanificare l’arma della «Carta
dei valori e dei principi»! È soprattutto una conquista,
simbolica masignificativa, del ministero dell’Interno che, per la
prima volta nella storia d’Italia, ha ospitato una preghiera
collettiva islamica, al seguito dell’Iftar, il pasto di rottura
del digiuno del Ramadan. Il tutto richiesto e offerto da Nour Dachan,
il presidente dell’Ucoii. Con il ministro Giuliano Amato ospite
d’onore. Ciò che forse è sfuggito ad Amato, ma
certamente non a Dachan, a Khalil Altoubat, che ha contribuito alle
spese del pasto serale, e ai musulmani membri della «Consulta per
l’islam italiano », è che così si è
accreditato l’homo islamicus come interlocutore ufficiale dello
Stato.

Da ieri l’Italia considera come «vero islam»
quello di Dachan e dei Fratelli Musulmani, che nel rispetto formale
delle leggi e nella strumentalizzazione della democrazia persegue il
traguardo dello Stato islamico, da realizzarsi passo dopo passo.
Cominciando con il radicamento e il controllo delle moschee,
l’ostentazione della pratica religiosa, la sottomissione
dell’insieme dei musulmani e la conversione dei
«miscredenti», l’affermazione di una
«identità islamica» anche se in contrasto con i
valori della comune identità nazionale italiana e con i diritti
fondamentali della persona. Diversi musulmani della Consulta si sono
sentiti scioccati, imbarazzati e umiliati per essersi trovati costretti
a sottostare all’arbitrio di Dachan, con cui non hanno nulla a
che spartire sul piano delle idee e dell’interpretazione della
fede.
Perché Amato non ha ritenuto opportuno, lui che
è laico e ministro di uno Stato laico, interpellare i musulmani
laici e i non praticanti in seno alla Consulta, quelli che non
digiunano nel Ramadan e non pregano abitualmente o affatto? E al
Viminale ci si è resi conto di aver permesso a Dachan, creando
un pericoloso precedente politico, di emergere come il «vero
musulmano», l’homo islamicus che vive di pratica cultuale e
di espansionismo religioso, condannando come «falsi musulmani
» coloro che non sono a sua immagine e somiglianza? Amato
è un ministro dell’Interno perbene e benintenzionato che
finisce per apparire condizionato da eventi che ci spingono alla resa.
Come definire diversamente l’annacquamento e la probabile
dissoluzione della proposta di una «Carta dei valori e dei
principi», da lui concepita essenzialmente per vincolare
l’Ucoii al «rispetto dei valori e dei principi che
sorreggono la nostra convivenza civile», all’indomani della
pubblicazione di un vergognoso manifesto in cui si paragona Israele al
nazismo?
Amato si era mostrato risoluto nel condannare il
manifesto dell’Ucoii ma, nonostante il sostegno di 15 dei 16
membri musulmani della Consulta, non ha ritenuto né di espellere
Dachan né quantomeno di sospenderlo nell’attesa che si
chiarisca un procedimento penale aperto nei suoi confronti. Alla
riunione del 27 agosto Amato ha deluso le attese presentandosi senza la
«Carta dei valori» da sottoporre all’approvazione
della Consulta, sostenendo la tesi singolare secondo cui dovrebbero
essere gli stessi membri della Consulta, compreso Dachan, a concorrere
nella sua elaborazione. Ovviamente Dachan ha posto tutta una serie di
veti inammissibili, come il rifiuto di riconoscere il diritto di
Israele all’esistenza e l’unicità
dell’Olocausto degli ebrei.
Quindi il suo braccio destro, il convertito Hamza
Piccardo, ha denunciato l’atteggiamento discriminatorio e
anticostituzionale di una «Carta dei valori» riservata ai
musulmani. Ed è così che ieri Amato ha definitivamente
sepolto l’arma politica da lui ideata per combattere gli
estremisti islamici, sostenendo che «la Carta dei valori non
riguarderà solo i musulmani ma tutte le comunità
religiose», mentre i suoi collaboratori si sono spinti oltre
affermando che essa dovrà essere «capace di tradurre i
valori della Costituzione in un linguaggio moderno in modo da essere
una base di principi per tutti i nuovi cittadini italiani».
Ebbene dal ministero dell’Interno ci si
attenderebbe non la rivisitazione lessicale della Costituzione,
bensì la definizione di una strategia di contrasto
dell’estremismo e del terrorismo islamico che hanno trasformato
l’Occidente in una «fabbrica di kamikaze ». E il nodo
è l’ideologia dell’odio che trasforma le persone in
robot della morte, un nodo che l’Italia dice di voler sciogliere,
ma che è da tagliare prima che, come un tumore, uccida tutti
noi.

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