No al pizzo sulle rassegne stampa/2

Su Punto Informatico prosegue la discussione sulla vaghezza e pericolosità della modifica alle norme sul diritto d’autore. Si solleva oltretutto una domanda più che legittima:
Per quale ragione un governo con grandi e seri problemi di bilancio come il nostro dovrebbe darsi la pena di aggiungere alla Legge Finanziaria per il prossimo anno, una legge carica di tensioni ed incertezze anche sulla sua stessa approvazione, una minuscola variazione alla legge del 1941 sul diritto d’autore? Dove starebbe la necessità impellente di questa piccola aggiunta fuori tema alle “Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria”?
La norma incriminata:

All’articolo 65 della legge 22 aprile 1941 n.633, dopo il comma 1, è aggiunto il seguente: “I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali, devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti. La misura di tale compenso e le modalità di riscossione sono determinate sulla base di accordi fra i soggetti di cui al periodo precedente e le associazioni delle categorie interessate. Sono escluse dalla corresponsione del compenso le amministrazioni pubbliche di cui al comma 2 dell’articolo 1 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.29”

In mancanza di qualsiasi commento ufficiale da parte del legislatore, le interpretazioni giuridiche più o meno dietrologiche del nuovo comma si sono sprecate. C’è chi dice che il testo miri a far si che gli editori possano monetizzare le rassegne stampa (è questa, per esempio, l’interpretazione di Peacelink che ha immediatamente attivato una campagna online al riguardo), chi sospetta si tratti di un articoletto messo lì apposta a limitare l’informazione amatoriale in rete, chi invece, sollevando le spalle, dice che nulla è cambiato e che tutto resta com’era.

Il commento di Massimo Mantellini:
quando si inserisce una variazione di legge volutamente ambigua in un contesto di tutt’altra natura ci sono sufficienti ragioni per pensarne tutto il male possibile, anche ricordando analoghi casi del passato recente di simile “casuale” ambiguità.

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