Manovra, l’ira dei sindaci

I sindaci hanno perso la pazienza. Di
centrodestra o di centrosinistra, l’arrabbiatura non cambia. Alla fine
della quattro giorni di Bastia Umbra, alla quale hanno partecipato
tutti i Comuni italiani, i primi cittadini riuniti nella loro XXIII
Assemblea nazionale non ce l’hanno fatta a restare serafici e fiduciosi
in attesa che il governo gli mandi a dire quando e come metterà
insieme, a loro vantaggio, 600 milioni di euro in Finanziaria.
Nonostante Prodi abbia rinunciato alla presenza di Giuliano Amato al
vertice per averlo in Umbria a rassicurare gli amministratori locali,
la promessa del presidente del Consiglio, che ormai risale al 10
ottobre, non s’è mai trasformata in un accordo scritto. Nulla da
allora.
Si aspetta. Ma che cosa? I più infuriati sono
naturalmente i sindaci di centrodestra, da Adriana Poli Bortone, primo
cittadino di An di Lecce, nonché vicepresidente vicario dell’Anci, che
minaccia proteste di piazza, al vicesindaco di Milano, ancora An,
Riccardo De Corato. Ma una critica durissima arriva anche da Sergio
Cofferati, sindaco di Bologna. Cofferati se la prende direttamente con
Tommaso Padoa-Schioppa. «Un ministro—ha detto risentito Cofferati —,
come è capitato, non può sottrarsi al confronto, non può non rispondere
perché se non risponde non legittima l’interlocutore. Il metodo è
sostanza ma anche nel merito richiamiamo ad essere coerenti con
l’accordo del 10 ottobre».
Anche Walter Veltroni è critico. Si dice certo che il
governo rispetterà l’impegno ma non gli va affatto bene che «a pochi
giorni dall’inizio della discussione in Parlamento, l’emendamento
migliorativo che riguarda i Comuni ancora non c’è. Noi invece vogliamo
discutere, concordare per tempo. Mancano poche ore ormai ». Il sindaco
di Roma ha spiegato alla platea che i Comuni «sono la base della
piramide. Se cediamo noi cede tutta la piramide». E il presidente
dell’Anci, sindaco di Firenze, Leonardo Domenici? Lui ci prova a
smorzare i toni, si sforza di invitare tutti a «uscire da questa fase
asfittica, con un rapporto puramente difensivo con il governo», ma è
preoccupato: «A questo punto dobbiamo conoscere gli emendamenti prima
che siano depositati in Parlamento».

Ma Amato è lì in veste di pacificatore. «Gli
emendamenti saranno migliorativi—dice ai sindaci — e quando avremo i
primi effetti della Finanziaria, nel 2007, le parole eccitate di questi
giorni perderanno senso». Poi, un riferimento alle Province. Scherza in
un improvvisato dialetto napoletano: «Stateve accuorte», «Meglio non
moltiplicare il numero delle Province, altrimenti rischiate di
scomparire».
dal Corriere

e se si lamentano pure i sindaci…

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