Gaidar fuori pericolo, giallo sulla malattia

30 novembre, 2006

MOSCA
L’ex-primo ministro russo Egor Gaidar, ricoverato in ospedale a Mosca
dopo essersi misteriosamente ammalato durante un soggiorno in Irlanda,
è fuori pericolo, secondo quanto hanno riferito i parenti, che
sospettano che sia stato avvelenato in relazione alla morte
dell’ex-spia Alexander Litvinenko e della giornalista Anna
Politkovskaya. «Il suo stato è soddisfacente, non è in rianimazione» ha
dichiarato la figlia Maria, citata dall’agenzia Ria-Novosti. «La sua
vita è stata seriamente minacciata» e «i medici sono tuttora non in
grado di spiegare il motivo» della malattia, ha aggiunto. Tuttavia,
secondo il quotidiano russo Kommersant, i medici di Gaidar – che
daranno venerdì la loro diagnosi definitiva – hanno affermato che
l’ex-primo ministro è stato sicuramente avvelenato. «I medici sono
inclini a concludere che tutti i sintomi indicano specificamente
l’avvelenamento» ha detto Maria Gaidar, citata da Kommersant. Gaidar è
tuttora considerato un oppositore moderato del presidente Vladimir
Putin. Il presidente russo Vladimir Putin ha telefonato a Gaidar
dicendosi preoccupato per la sua salute e augurandogli un pronto
ristabilimento, secondo il Financial Times.

MALATTIA MISTERIOSA
– Anatoli Tchubais, padre delle privatizzazioni russe e presidente del
monopolio dell’elettricità (Seu), ha anche lui sostenuto che
l’ex-premier è stato avvelenato e ha collegato l’avvelenamento a quello
di Litvinenko e all’assassinio della giornalista russa Anna
Politkovskaya. «Secondo me, è indiscutibile che la costruzione mortale
Politkovskaya-Litvinenko-Gaidar è estremamente attraente per chi cerca
di cambiare con la forza il potere in Russia» ha detto Tchubais secondo
quanto riferisce l’agenzia Interfax, pur escludendo un coinvolgimento
del Cremlino o dei servizi segreti russi.

dal Corriere di oggi

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Governo, fai la cosa giusta

30 novembre, 2006

Ancora sulle accuse a Google per i video su YouTube, da PI:

Ancora una volta dobbiamo purtroppo constatare come nel nostro Paese vi
sia uno scarsissimo livello di conoscenza delle nuove tecnologie della
comunicazione e delle loro implicazioni sociali e culturali. Così come
un tempo l’analfabeta era colui che non aveva dimestichezza con gli
strumenti della comunicazione di allora, quali carta e penna, oggi
l’analfabeta è colui che non ha dimestichezza con gli strumenti della
comunicazione di oggi, di cui Internet, nelle sue infinite forme (Web,
E-Mail, VoIP e quant’altro) è il fulcro.L’analfabetismo, si sa,
produce conformismo, e poiché purtroppo questo nuovo analfabetismo,
vuoi anche solo per un problema generazionale, colpisce anche la
maggior parte di coloro che occupano posizioni di grande
responsabilità, ciò è particolarmente grave e pericoloso.

Il
bullismo è sempre esistito, a danni di disabili e non, e chi lo subisce
nella quasi totalità dei casi soffre in silenzio, e continua a subire.
Oggi, grazie ad Internet ed alla stupidità intrinseca di chi queste
azioni le mette in atto, qualche volta si riesce a “pizzicare” i
responsabili, che altrimenti sarebbero destinati a farla franca, come
purtroppo avviene ancora nella maggior parte dei casi.

Il guaio
è che a causa anche dell’arretratezza culturale di cui più sopra,
anziché infliggere una punizione severa ed esemplare agli aguzzini
(verso i quali temo che alla fine prevarrà un atteggiamento
lassisticamente indulgente, e forse anche giustificatorio), si
preferisce prendersela con chi ha permesso di identificarli e, si
spera, di porre fine alle loro angherie, ovvero con Google.

Si
preferiva forse che quel ragazzo continuasse a subire in silenzio,
nell’indifferenza di tutti e nella nostra ignoranza dei fatti?

Chiedere
che venga posto un veto all’attuale apertura del Web, azione che, ne
sono pressochè certo, non produrrà assolutamente (e fortunatamente)
l’effetto che sperano i promotori, ma che si risolverà in un po’ di
polverone di qualche giorno, e in un altrettanto rapido oblìo, equivale
a preferire che questi episodi vergognosi continuino a non emergere,
condannando le vittime a subire in silenzio, come è sempre stato nel
passato.

I responsabili di Google hanno fatto la cosa giusta,
ovvero hanno rimosso il video quando è stato loro segnalato, e
soprattutto dopo che questo aveva ormai svolto la propria funzione di
pubblica denuncia, ma la giusta richiesta di rimozione del filmato
avrebbe dovuta essere accompagnata da una nota di ringraziamento per il
contributo dato da Google alla Giustizia italiana, e non da una
denuncia per concorso in diffamazione.

Il modo migliore per fare
sì che le vittime continuino a subire è che questi episodi non
emergano, e denunciare chi denuncia significa agire affinchè ciò torni
ad accadere.

Mi auguro che tutto ciò sia solo frutto di un
macroscopico errore di valutazione, e spero che alla fine la cultura ed
il buon senso prevalgano sull’analfabetismo e sulle tentazioni
oscurantiste, in nome della civiltà e del bene comune, e non già di
quello di più o meno malcelate, ed effimere, voglie di clamore e
visibilità di pochi, a danno di tutti.

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Caso Google, gli studenti scrivono a Fioroni

30 novembre, 2006

Su Punto Informatico, la lettera della consulta degli studenti di Trieste sulle minacce del ministro Fioroni di introdurre una forma di censura su internet, per evitare i fatti di torino (e altri) su YouTube. Sottoscrivo in pieno.

Gentile Ministro, le scrivo a nome della Consulta Provinciale degli Studenti di Trieste.
Come
Lei siamo rimasti indignati per il celeberrimo video torinese. Simili
episodi meritano ed hanno la nostra condanna senza appello. Niente può
giustificare simili barbarie.
Qualcosa deve essere fatto. È giusto che si debba agire per
prevenire il ripetersi, per quanto possibile, di simili fatti in
futuro. Siamo certi che Lei sia animato dai migliori propositi, ma non
possiamo concordare con il metodo che Lei ha scelto.Non sentiamo nessun bisogno che l’Italia faccia da modello
al resto del mondo nel controllo della Rete. Va anche detto che non
saremmo di modello a nessuno, ne imiteremmo soltanto uno già esistente,
la Repubblica Popolare Cinese, che da anni attua una censura preventiva
su Internet.

Lei sostiene che “Intendo tutelare i minori
dall’accesso a tutto ciò che possa danneggiare la loro formazione e il
loro sviluppo. È assurdo e ipocrita avere una censura sui film vietati
ai 14 anni e ai 18 anni quando poi in Rete c’è di tutto di più
, ed
intende farlo tramite disposizioni legislative. Ma è stato a più
riprese dimostrato che disposizioni legislative di censura non hanno
effetto alcuno, poiché chi vuole pubblicare contenuti immorali di
qualunque tipo potrà pubblicarli senza problemi in un’altra nazione.

Sono
più che sufficienti le attuali regole secondo le quali la
responsabilità ricade su chi immette i contenuti in rete, senza che
tale responsabilità sia estesa a chi mette a disposizione il servizio
di pubblicazione.
Basta ed avanza la possibilità di rimuoverli a seguito di segnalazioni motivate.

Quando Lei afferma “Ritengo
che la decisione della procura sia un motivo in più perché il
Parlamento riveda l’assetto normativo in materia. Come ho più volte
sostenuto non possono esserci due pesi e due misure, uno per carta
stampata e tv e uno per la rete internet. Il rispetto della dignità
umana è uno solo”
lei equipara la Rete ad una testata
giornalistica, ignorando le profonde differenze tra i due mezzi di
comunicazione. In un motore di ricerca nessuno definisce una linea
editoriale e
in un aggregatore di contenuti è praticamente impossibile controllare preventivamente i contributi dei vari visitatori.

Le
disposizioni legislative da Lei paventate renderebbero semplicemente
difficile se non impossibile la vita a tutti i siti che prevedono in
qualche forma l’interazione con l’utenza.
Anche se Lei,
ipoteticamente quanto improbabilmente, riuscirà ad impedire la
pubblicazione in rete di contenuti come il video di Torino, i fatti
resteranno gli stessi, solo gli autori di simili nefandezze rimarranno
impuniti. Bisogna infatti far notare che è soltanto grazie alla
pubblicazione su Internet di questo immorale filmato che si è potuto
risalire agli autori.

Come Le ha scritto Alessandro Marescotti “Potremo
rompere gli specchi che riflettono la realtà ma – ciò facendo – non
avremo sradicato la violenza, ne avremo eliminato solo il riflesso”
.
Sottoscriviamo appieno quanto detto dal Prof. Marescotti nella sua
lettera aperta e le chiediamo di riflettere, di prendere tempo.
Analizzi approfonditamente la tematica, prima di proporre la creazione di una brutta copia della censura cinese.

Distinti Saluti,

Marco Lussetti
Presidente della Consulta Provinciale degli Studenti di Trieste

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Milano come Amsterdam

29 novembre, 2006

Luce accesa. Inizio del turno. La finestra è rossa di neon. La bella di
giorno sorride dietro il vetro. È libera, alle 4 del pomeriggio. Già,
in vendita: lei come i due appartamenti nello stesso stabile, «ampi
bilocali ben serviti dai mezzi pubblici». Milano non è Amsterdam. Ma in
via Antonio da Recanate la differenza si nota appena. Le ragazze
trasformano tinello e corridoio in un’unica vetrina del sesso.
L’offerta occupa tutte e sei le finestre al primo piano, gli addobbi
natalizi fanno atmosfera, i gerani spezzano il grigio-cemento della
facciata. Il mercato è una conversazione dall’alto verso il basso.
Pochi gesti per intendersi. Citofono. Porta. Prezzo. Tempo. «Sali?».

Il palazzo a luci rosse funziona così.
E in questo vicolino a due passi dalla Stazione Centrale, i passanti
sono quasi tutti clienti. Di un hotel, di un ristorante, di un bar da
vecchia Milano. E delle prostitute. «C’è di tutto lì dentro». Lo sa la
barista, l’edicolante, la commessa dello show room e pure il
carabiniere di quartiere: «Lì? Sì, è fattibile». Sono almeno vent’anni
che via Antonio da Recanate si svuota per lasciare posto a quel
«tutto». Italiane anziane del mestiere. Donne dell’est. Africane.
Sudamericane. Transessuali. Per le straniere «è un lavoro onesto, non
rubiamo e non diamo fastidio». Le altre abbozzano. Tutte vivono dove i
milanesi vendono, affittano, non vogliono più stare. Ma assicurano:
«Pochi anni per fare soldi e torniamo al nostro Paese». Qualcuna ha già
rinviato il rientro un paio di volte. Le quotazioni immobiliari vanno a
picco. Il citofono del civico 5, trenta passi dall’Ordine dei
giornalisti, è una parata di pulsanti unisex: Sheila, Jasmina, Paloma,
Monia, Susanna, Giulia, Gaia… Giri l’angolo e gli stessi nomi sono
per strada, sui marciapiedi. Via Napo Torriani si offre fino alla
chiesa di San Camillo. Al 7 di via Vitruvio diciotto famiglie si
dichiarano «in ostaggio di due trans». Giri l’angolo, «e tutta la zona
è così», sbottano dal comitato dei residenti.

Inutili le lettere, le denunce, gli appelli.
Le riviste a luci rosse portano qui. La tratta è un reato difficile da
colpire. Gli sfruttatori sono ombre. Le ragazze, nove su dieci, sono
schiave. Vittime di un debito che arriva a 50 mila euro. Vendute.
Ricattate da fidanzati-criminali. Picchiate. Alle ragazze, per sfuggire
a carabinieri e polizia, basta il permesso di soggiorno. Qui come
altrove. Zona San Siro, Monumentale, Loreto, Porpora, Fiera. «È tempo
che il Comune intervenga su questo fenomeno con tutti gli strumenti a
disposizione», riflette Carlo Montalbetti, anima dei comitati e
consigliere della lista Ferrante. Sabato scorso ricorreva la giornata
contro la violenza sulle donne. In città, secondo le stime
dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, vivono duemila
prostitute. In ordine decrescente: nigeriane, albanesi, romeni,
bulgare. Nelle strade. E nelle case, in vetrina. È il vero Expo di
Milano. «Il fenomeno è in crescita», sottolinea don Roberto Davanzo,
direttore della Caritas Ambrosiana. Lo dicono i numeri, le strade e le
finestre, e «serve il coraggio d’indignarsi, sempre, altrimenti si fa
diventare normale qualcosa di aberrante, la mercificazione del corpo e
delle dignità femminile». E agli uomini che quella dignità la comprano,
don Davanzo chiede «d’interrogarsi». E di farlo a fondo. Come chiede
alle istituzioni: «Solo da loro può partire una vera battaglia
culturale». La luce è sempre accesa. I soliti gesti. Citofono, porta,
prezzo … E invito: «Sali?». Il pensionato con il giornale
sottobraccio imbocca la portineria. Poi l’immigrato, il ragazzotto
palestrato. Sono le venti, ormai, in via Antonio da Recanate. Cambiano
le ragazze alle finestre. Inizia il turno serale.

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Da lettera dell’ex spia russa accuse a Putin

24 novembre, 2006

«Potrà riuscire a mettere a tacere un uomo, ma il fragore delle proteste da tutto il mondo rimbomberà per il resto dei suoi giorni»

LONDRA
Accuse esplicite al presidente della Russia Vladimir Putin per la morte
dell’ex spia russa Alexander Litvinenko, deceduto nella giovedì sera a
Londra per un sospetto avvelenamento. In uno scritto reso noto dopo la
sua morte, Litvinenko, che nell’ultimo periodo stava indagando
sull’assassinio della giornalista Anna Politkovskaya, accusa
direttamente Putin di essere implicato nella sua malattia.

«FORZE DEL MALE»
– Dietro la morte per avvelenamento di Litvinenko ci sono «le forze del
male» russe. Lo denuncia Oleg Gordievsky, un amico dell’ex spia
dell’Fsb (l’ex Kgb). «Stava combattendo contro le forze del male in
Russia, contro il Kgb, contro le autorità che stanno reprimendo la
democrazia e le libertà in Russia», ha detto Gordievsky, a sua volta ex
agente dei servizi segreti russi da tempo residente a Londra.
«Litvinenko è

Litvinenko in un ospedale di Londra dopo l'avvelenamento (Afp)

Litvinenko in un ospedale di Londra dopo l’avvelenamento (Afp)

diventato la vittima della vendetta e della cattiveria
di queste forze». Lo scritto è stato dettato da Litvinenko a Gordievsky
poche ore prima della sua morte. «Potrà riuscire a mettere a tacere un
uomo, ma il fragore delle proteste da tutto il mondo, signor Putin,
rimbomberà nelle sue orecchie per il resto dei suoi giorni», dice nella
sua ultima dichiarazione Litvinenko. «Lei ha dimostrato di non aver
rispetto per la vita, per la libertà o per i valori civili. Lei ha
dimostrato di essere indegno del suo ufficio. Di essere indegno della
fiducia degli uomini e delle donne civili».

 

 

dal Corriere del 24 novembre 2006

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Cittadinanzattiva su allarme-conti Trenitalia: “Risarcimento danni e biglietto di sola andata per a.d. & company”

23 novembre, 2006

Da TrendOnline:
Troppo facile pensare di aumentare le tariffe senza accennare
minimamente ad un adeguato innalzamento della qualità del servizio
offerto, quando un cittadino su tre si lamenta per i ritardi e uno su
cinque per le penose condizioni di viaggio.

Questa la posizione espressa da Cittadinanzattiva sull’allarme conti
lanciato dal neo a.d. del Gruppo Ferrovie dello Stato Spa, Mauro
Moretti.

“Ci chiediamo dove fosse e cosa stesse facendo in tutti questi anni
l’ing. Moretti, già amministratore delegato di Rete Ferroviaria
Italiana SpA e da tempo nel management del Gruppo, per svegliarsi solo
ora e lanciare l’allarme-conti” commenta il vice segretario generale di
Cittadinanzattiva Giustino Trincia, che parla di “posizione
inaccettabile in merito alla quale stiamo studiando l’opportunità di
intentare una causa per risarcimento danni nei confronti dell’a.d. di
Trenitalia e dei responsabili delle Divisioni che si sono succeduti in
questi ultimi anni, periodo nel quale sembrano essere state avallate
liquidazioni per milioni di euro a fronte di risultati clamorosamente
al di sotto di un minimo di efficienza.

“Prima di toccare le tariffe ed invogliare le Regioni a fare
altrettanto sul trasporto locale” conclude Trincia, “chiediamo al
Governo e al Ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, un confronto
aperto alle associazioni dei cittadini consumatori per definire insieme
un radicale piano di risanamento capace di coniugare le esigenze
dell’utenza con quelle del Gruppo”.

*Per cortesia di Mariano Votta – Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale, Ufficio stampa.

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Proposta chock: metteremo all’asta i pendolari

23 novembre, 2006

Esilarante articolo sul dissesto di trenitalia scovato su www.giuda.it
che dire.. leggetevelo!!

Le ferrovie dello Stato sull’orlo del fallimento: se ne sono
accorti solo ora. Il loro commercialista ha fatto un ritardo di circa 50 anni. Adesso incerte le ipotesi sul futuro dell’ Alta Velocità italiana:tra le ipotesi più accreditate quella di collegare direttamente l’ottovolante di Gardaland alla Francia. Pronto il risanamento delle ferrovie:nuovo amministratore delegato sarà il diavolo. Piano di rilancio: i pendolari dovranno donare l’anima a Trenitalia.

“Trenitalia è sull’orlo del fallimento” ha detto il suo amministratore delegato Mauro Moretti. Le cose vanno male a Trenitalia. Vanno talmente male che se ne sono accorti persino loro!
Le ferrovie dello Stato sull’orlo del fallimento: se ne sono accorti solo ora. Il loro commercialista ha fatto un ritardo di circa 50 anni.

Mancano i soldi a Trenitalia. Adesso monti su un treno e il controllore ti chiede non solo il biglietto ma anche se hai un lavoro da offrirgli.
Altro segnale che Trenitalia è sull’orlo del fallimento: se alla fermata c’è una guardia di finanza, il treno non si ferma.

I conti sono un disastro anche per via dell’Alta Velocità: non ci sono abbastanza soldi per costruirla. E i cantieri che ha aperto Lunardi sono fermi. Nessuno buca o scava più: in Val di Susa persino le talpe si sono iscritte alla Cgil.
(Che fine ha fatto Lunardi? Sta facendo il traforo del Mediterraneo.
Una grande opera, un’opera necessaria, che farà finalmente entrare
l’Italia all’interno del Triangolo delle Bermuda)

Incerte le ipotesi sull’Alta Velocità italiana: specie da quando l’esperto del moviolone di Biscardi ha detto di non essere più disponibile.
Tra le ipotesi più accreditate sul futuro della TAV in Italia, quella di collegare direttamente l’ottovolante di Gardaland alla Francia.

Alitalia-Ferrovie dello Stato: due aziende che non se la passano tanto bene. Ieri un treno si è scontrato contro un Alitalia.
Pronto il progetto di risanamento Alitalia: diventerà una compagnia di scioperi low cost.

Ferrovie dello Stato: quanto hanno fatto per migliorare il servizio
in questi anni? Cose tipo: Lo spot con la colomba che monta sul treno!
Spot mai andato in onda per intero. Nella versione integrale il treno ritarda, poi si ferma, poi deraglia. E alla fine dal treno scende un pollo arrosto.
Oppure i massaggi shiatsu sull’Eurostar! Costavano 50 euro ma ogni
massaggio avevi diritto a un colpo di frusta gratis su un regionale.

Che dire poi del circo delle zecche itinerante per i vagoni? A me
piace molto. Il numero principale è Moira Orfei che entra nel vagone e
si gratta.
Ieri sono entrato in un vagone e ho trovato una zecca. Sono dovuto uscire. La zecca occupava tutto il vagone!

A proposito di zecche: avete mai visto quelli che fanno le pulizie sui treni? Io no ma una volta ho avvistato le orme di uno di questi in un vagone. Prima di salire il tizio aveva pestato una merda!

Pronto il risanamento delle ferrovie dello stato: nuovo amministratore delegato sarà il diavolo. Il diavolo che ha presentato il piano di rilancio: i pendolari dovranno donare l’anima a Trenitalia.

I pendolari perplessi della proposta: hanno paura che all’inferno ci sia la stessa temperatura insopportabile che c’è nei vagoni delle ferrovie.

Dopo la proposta i sindacati hanno proposto uno sciopero dei peccati contro il diavolo. Domani toccherà ai bugiardi. Dopodomani ai vanitosi.
Berlusconi ha già detto che non aderirà a nessuno dei due.
Dopodopodopodomani lo sciopero dei pipparoli. Qualcuno ha già dato le
adesioni, qualcun altro si è già iscritto al partito democratico.

Donata l’anima a Trenitalia dovrebbe partire l’asta fallimentare. Si
parte da una base di 500 euro per una casalinga, 1000 per una casalinga
che fa i film porno, 6 milioni di euro per una casalinga che fa i film
porno e nel tempo libero ha fatto l’amministratore delegato Trenitalia.
A un buon prezzo sarà possibile acquistare anche avvocati, scalatori
finanziari e prostitute. Sconti per chi usufruirà del 3 per 1.

Immediata la condanna dell’Osservatore Romano: secondo cui lo Stato
non dovrebbe servirsi del diavolo per rimettere a posto i conti delle
ferrovie. Il diavolo dovrebbe rimanere appannaggio di Ruini per
rimettere a posto le coscienze.
Intanto è emergenza sette sataniche: ieri scomparsa un adepta. Gli altri componenti della setta le avevano regalato un abbonamento al treno.

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