La guerra mondiale per le professionalità IT

Da Punto Informatico:

Facendo eco a quanto denunciato da Bill Gates nel corso del Microsoft Business Forumscarsa disponibilità di esperti e lavoratori specializzati per il settore dell’Information Technology.
E questa volta a segnalare la grave mancanza è anche l’India, patria
degli ingegneri del software con il più alto tasso di crescita IT al
mondo.

Il numero complessivo di laureati è altissimo, ma una quantità insufficiente
di questi possiede le abilità tecniche, di comunicazione e di
team-working necessarie per inserirsi proficuamente nell’industria. Per
cercare di ovviare alla situazione, molte aziende sono costrette a
formare la manodopera con lunghi periodi di training per integrare le
conoscenze di base apprese nelle università.

Naturalmente, quanto più il numero di forze qualificate disponibili diminuisce, tanto più si fa prezioso il loro valore in seno alle aziende estremamente specializzate del settore: andando oltre il caso indiano, agenzie di consulenza come PricewaterhouseCoopers descrivono una vera e propria guerra globale per la conquista dei nuovi talenti.

L’azienda parla di una riduzione generale dei serbatoi di lavoratori ad alta qualificazione
(al di fuori degli Stati Uniti) entro i prossimi tre anni. Secondo
l’indagine condotta dalla PricewaterhouseCoopers, il 41% dei
responsabili di azienda trova difficile assumere lavoratori
adeguatamente specializzati, e il 48% ha problemi a “trattenerli”. Tra
i motivi principali per cui i lavoratori lasciano i posti di lavoro
indicati da una recente ricerca di Gallup
sono la perdita di fiducia nel gruppo di comando dell’azienda e nella
sua visione generale, il modo di gestire il personale da parte del
management e la mancanza di spazi di crescita professionale.

Come contrastare queste gravi problematiche? Una delle possibili soluzioni indicate è quella di un nuovo programma di training e formazione
rivolto ai lavoratori senior che volessero reintegrarsi nel mercato,
alle minoranze svantaggiate e ai disabili. Se infatti diventa difficile
spartirsi e fidelizzare i professionisti IT già affermati, non rimane
altro da fare che allargare lo stesso bacino da cui pescare la forza
lavoro.

E l’Italia? Al solito sta a guardare: i
nostri specialisti vedono minacciata la propria posizione da parte di
nuovi lavoratori provenienti dai paesi dell’est, disposti ad offrire le
loro skill per stipendi ridicoli. Ai professionisti del bel paese non
rimane altro da fare che emigrare in quei paesi che si dimostrano
capaci di apprezzarli e valorizzarli in maniera adeguata. Sul
medio/lungo termine, il fenomeno potrebbe diventare un boomerang dagli
effetti estremamente negativi su tutta l’economia nazionale.

Daltronde, finchè le aziende riterranno la spesa in IT, una spesa e non un investimento, la politica di sviluppo sarà sempre di tipo quick and dirty, senza nessun riguardo per la qualità del prodotto, ma solo sul costo finale, da mantenere il minore possibile, ad ogni costo…
Resto della convinzione che non siamo altro che i nuovi operai

Technorati Tags: , ,

Annunci

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: