Rimborsi al senatore della Valle d’ Aosta: l’ Unione corre in soccorso con una leggina

ROMA – Un senatore e un deputato delle minoranze linguistiche, quasi
sconosciuti, eletti entrambi in Val d’ Aosta, stabilmente schierati con
il centrosinistra, considerati abitualmente due voti sicuri, mai
prodotta alcuna grana, possono scomodare 8 capigruppo della maggioranza
e costringerli (si fa per dire) a modificare la normativa vigente sui
rimborsi elettorali? La risposta ragionevole sarebbe no: impossibile.
E’ invece accaduto pochi giorni fa: 8 capigruppo della maggioranza,
Brugger (misto), Bonelli (Verdi), Donadi (Idv), Fabris (Udeur),
Franceschini (Margherita), Migliore (Rifondazione), Sgobio (Pdci),
Villetti (Sdi) hanno presentato una proposta di legge, che verrà
discussa oggi in commissione Affari costituzionali alla Camera, per
riaprire i termini per la presentazione delle richieste di rimborso
elettorale. Almeno di quello spettante per le Politiche del 2006. I
parlamentari in questione sono Nicco Roberto Rolando e Carlo Perrin,
entrambi eletti sotto il simbolo di Autonomie Liberté Démocratie, il
nome con cui la coalizione di centrosinistra si è presentata ad aprile
nel collegio uninominale della Valle d’ Aosta. Più o meno 180 mila euro
dovrebbero spettare alla lista, secondo i calcoli fatti dalle
presidenze del Senato e della Camera, come rimborso per le spese
sostenute durante la campagna elettorale. Il problema è che sia gli
uffici di Bertinotti che quelli di Marini hanno dichiarato decaduto il
diritto a reclamare la somma, per un ritardo nella presentazione della
domanda. I termini della legge vigente sono del resto perentori: dieci
giorni dopo la presentazione delle liste, pena decadenza dal diritto. E
nessuna eccezione è stata mai fatta in passato. Potrebbe non essere un
dramma, la politica comporta anche errori ed eventuali perdite, ma è
lecito pensare che quei soldi possano essere importanti per entrambi i
parlamentari. In teoria a riscuoterli dovrebbe essere il partito, ma
sia Perrin che Roberto Rolando avrebbero titoli per reclamarne almeno
una quota. In più uno dei due è senatore e visto gli equilibri di
Palazzo Madama è forse opportuno che in questi giorni nessuno abbia
motivi per ritenersi insoddisfatto. Sarà anche per tutti questi motivi
che gli 8 esponenti della maggioranza hanno firmato una proposta di
legge in sostanza di un solo articolo, per riaprire i termini delle
richieste di rimborso, posticipandoli al «trentesimo giorno successivo
alla data di entrata in vigore della presente legge». Una sorta di
sanatoria, tutto sommato veniale, ma di cui nessuno sembra sapere
qualcosa. Franceschini: «L’ ho firmata, ricordo, ma non so nulla,
chiedete a Bressa». Bressa, anche lui Margherita: «So tutto, non
avevano il diritto, si colma un buco della normativa». In realtà, si fa
notare, non sembra ci fosse alcun buco normativo, solo un ritardo nei
tempi e solo questi modifica infatti la proposta di legge: «Allora
ricordo male, non so nulla», conclude Bressa. Vladimiro Crisafulli,
deputato ds, ieri in Transatlantico, sapendo di Perrin e pensando al
caso Pallaro, ci scherzava su: «Se sei senatore, di questi tempi,
chiedi e ottieni…».
Ma per Perrin non c’è nulla di male:

«Io privilegiato? Ma andiamo… Non è così. Dormo sonni tranquilli.
Quei 180 mila euro servono alla coalizione, mica a me». Il senatore
Carlo Perrin (foto), che alle ultime elezioni ha corso in Val d’ Aosta
per la lista «Autonomie, liberté, démocratie», contesta le critiche
piovutegli addosso per una proposta di legge presentata da otto
capigruppo della maggioranza il 20 settembre scorso con la quale si
allungano i termini di presentazione della domanda di rimborso
elettorale. «È un nostro diritto – spiega Perrin -. Io e Roberto Nicco,
l’ altro parlamentare valdostano della lista, siamo da sempre con il
centrosinistra. Non è stato certo un modo per tenerci buoni. Niente
mercanteggiamenti. Siamo persone affidabili, noi, e sin dall’ inizio
della legislatura abbiamo dichiarato la nostra fedeltà a Prodi». Ma
allora, perché questa legge che, di fatto, beneficia solo voi due, cioè
Perrin e Nicco? «Per errore di procedura, cioè il ritardo della nostra
lista nel presentare la domanda, avremmo perso quei rimborsi. Non
sarebbe stato giusto, e così questa proposta di legge, che è un mezzo
limpido, ha il solo scopo di riaprire i termini per presentare tale
domanda. Una veniale sanatoria, tutt’ altro che inconsueta in Italia,
resa necessaria dalla tortuosità della legislazione vigente. Nessun
imbroglio. Nessun tentativo di conquistare voti sicuri».

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