Caso Google, gli studenti scrivono a Fioroni

Su Punto Informatico, la lettera della consulta degli studenti di Trieste sulle minacce del ministro Fioroni di introdurre una forma di censura su internet, per evitare i fatti di torino (e altri) su YouTube. Sottoscrivo in pieno.

Gentile Ministro, le scrivo a nome della Consulta Provinciale degli Studenti di Trieste.
Come
Lei siamo rimasti indignati per il celeberrimo video torinese. Simili
episodi meritano ed hanno la nostra condanna senza appello. Niente può
giustificare simili barbarie.
Qualcosa deve essere fatto. È giusto che si debba agire per
prevenire il ripetersi, per quanto possibile, di simili fatti in
futuro. Siamo certi che Lei sia animato dai migliori propositi, ma non
possiamo concordare con il metodo che Lei ha scelto.Non sentiamo nessun bisogno che l’Italia faccia da modello
al resto del mondo nel controllo della Rete. Va anche detto che non
saremmo di modello a nessuno, ne imiteremmo soltanto uno già esistente,
la Repubblica Popolare Cinese, che da anni attua una censura preventiva
su Internet.

Lei sostiene che “Intendo tutelare i minori
dall’accesso a tutto ciò che possa danneggiare la loro formazione e il
loro sviluppo. È assurdo e ipocrita avere una censura sui film vietati
ai 14 anni e ai 18 anni quando poi in Rete c’è di tutto di più
, ed
intende farlo tramite disposizioni legislative. Ma è stato a più
riprese dimostrato che disposizioni legislative di censura non hanno
effetto alcuno, poiché chi vuole pubblicare contenuti immorali di
qualunque tipo potrà pubblicarli senza problemi in un’altra nazione.

Sono
più che sufficienti le attuali regole secondo le quali la
responsabilità ricade su chi immette i contenuti in rete, senza che
tale responsabilità sia estesa a chi mette a disposizione il servizio
di pubblicazione.
Basta ed avanza la possibilità di rimuoverli a seguito di segnalazioni motivate.

Quando Lei afferma “Ritengo
che la decisione della procura sia un motivo in più perché il
Parlamento riveda l’assetto normativo in materia. Come ho più volte
sostenuto non possono esserci due pesi e due misure, uno per carta
stampata e tv e uno per la rete internet. Il rispetto della dignità
umana è uno solo”
lei equipara la Rete ad una testata
giornalistica, ignorando le profonde differenze tra i due mezzi di
comunicazione. In un motore di ricerca nessuno definisce una linea
editoriale e
in un aggregatore di contenuti è praticamente impossibile controllare preventivamente i contributi dei vari visitatori.

Le
disposizioni legislative da Lei paventate renderebbero semplicemente
difficile se non impossibile la vita a tutti i siti che prevedono in
qualche forma l’interazione con l’utenza.
Anche se Lei,
ipoteticamente quanto improbabilmente, riuscirà ad impedire la
pubblicazione in rete di contenuti come il video di Torino, i fatti
resteranno gli stessi, solo gli autori di simili nefandezze rimarranno
impuniti. Bisogna infatti far notare che è soltanto grazie alla
pubblicazione su Internet di questo immorale filmato che si è potuto
risalire agli autori.

Come Le ha scritto Alessandro Marescotti “Potremo
rompere gli specchi che riflettono la realtà ma – ciò facendo – non
avremo sradicato la violenza, ne avremo eliminato solo il riflesso”
.
Sottoscriviamo appieno quanto detto dal Prof. Marescotti nella sua
lettera aperta e le chiediamo di riflettere, di prendere tempo.
Analizzi approfonditamente la tematica, prima di proporre la creazione di una brutta copia della censura cinese.

Distinti Saluti,

Marco Lussetti
Presidente della Consulta Provinciale degli Studenti di Trieste

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