Occhio, scaricare file protetti rimane illegale

L’ANSA parla di una rete P2P, il Corsera spiega che se si scarica senza fini di lucro “va bene” e alcune radio e telegiornali riprendono in questi stessi termini la notizia di Punto Informatico
pubblicata lo scorso venerdì. Ce n’è abbastanza per creare un caos
mediatico senza precedenti. Ma l’approfondimento giuridico pubblicato
da PI su una sentenza della Cassazione, relativa a fatti avvenuti
diversi anni fa, non ha niente a che vedere con quanto circolato negli
ultimi due giorni.

Prima di tutto appare necessario un chiarimento, che anche FIMI diffonde nelle ore di questo piccolo delirio mediatico e che corrisponde a quanto i lettori di PI già sanno perfettamente, ovvero che scaricare senza autorizzazione file protetti da diritto d’autore non è legale:
le normative attuali prevedono che il semplice download sia
sanzionabile sul piano amministrativo mentre la condivisione di
materiali protetti è a tutti gli effetti perseguibile penalmente. Il
fatto quindi che scaricare file senza condividere non sia un reato non è dunque una novità: è, e rimane, un illecito. Che poi questo sia difficilmente perseguibile è tutto un altro paio di maniche.

Archiviando
così le ipotesi fatte dai maggiori organi di informazione
sull’esistenza di una rete P2P nel caso trattato dalla Cassazione e
ripreso da Punto Informatico, è necessario chiarire che il caso stesso
si riferiva all’uso di un server FTP, il cui funzionamento e la cui
natura sono evidentemente del tutto diversi da quelli di una rete
peer-to-peer.

Ma il punto non è questo, il punto chiave è che i fatti di cui al caso giunto all’attenzione della Cassazione risalgono al 1999
ed è sulla normativa di riferimento dell’epoca che la massima corte si
è espressa. Dal 2000 ad oggi sono almeno cinque le importanti modifiche
alla legge sul diritto d’autore (633/41) introdotte nell’ordinamento
italiano, dalle modifiche della 248/2000 al recepimento della EUCD, la
Direttiva europea sul Copyright, fino alla famigerata Legge Urbani e
alle ulteriori sue successive modifiche.

Di fatto, dunque, la sentenza della Corte di Cassazione depositata il 9 gennaio 2007 non cambia nulla sul fronte dei sistemi di file sharing o delle discipline attuali.

Detto
questo, e chiarito l’inedito caos mediatico di questi giorni, è
interessante notare come si sia registrato su newsgroup, mail list e
blog una sorta di applauso collettivo per una
sentenza interpretata come detto sopra, vissuta come un disastro solo
da SIAE e altre organizzazioni la cui attività ha tutto da guadagnare
dall’attuale disciplina del diritto d’autore.

Roberto Maroni, uno dei leader della Lega, già autodenunciatosi
come downloader illegale, ha parlato addirittura di “sentenza
rivoluzionaria”. Ecco, forse tutto questo dovrebbe insegnarci che
scaricare file ad uso personale, attività a quanto pare praticata da
milioni di italiani incuranti delle normative, è vissuta da molti, da
moltissimi – lo diciamo da anni – come un fatto naturale, qualcosa che la legge, questa volta sul serio, potrebbe essere chiamata a rendere legale.

Se
si considerano le dichiarazioni pre-elettorali di esponenti
dell’attuale maggioranza e le recenti dichiarazioni di Maroni, si
potrebbe coltivare l’illusione che ci sia persino una volontà politica
per la trasformazione delle normative attuali. Possiamo solo sperare
che i fatti di questi giorni diano a quella volontà lo spunto
necessario per mettersi in moto.

Nota
Qui di seguito aggiungo un parere su tutta la vicenda che ci è giunto ieri da Carlo Sgarzi, giovane studente in giurisprudenza e attento osservatore delle cronache recenti sull’argomento.

Continua a leggere la notizia in una nuova pagina

Paolo De Andreis su Punto Informatico


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