Norvegia: illegale il DRM di Apple

Arriva dalla fredda penisola scandinava la prima sentenza ammazza-FairPlay, destinata forse a influenzare il futuro di iTunes e dello stesso mercato della musica digitale in rete: il Norwegian Consumer Ombudsman, che scandaglia il mercato alla ricerca di pratiche illecite e contrarie all’interesse dei consumatori, ha dichiarato fuori legge la tecnologia di restrizione delle copie integrata nei file musicali acquistati dal celebre store di Apple.

Il Garante si è pronunciato dopo aver ricevuto una denuncia dal Forbrukerradet, associazione di consumatori norvegesi, che accusava Cupertino di agire secondo pratiche contrarie agli interessi degli utenti e del mercato: FairPlay impedisce di ascoltare i brani di iTunes su un player che non sia iPod.

Il crippleware della Mela, finito ancora sotto accusa dopo la presentazione di iPhone, è ora al tappeto nel paese dei fiordi: secondo quanto riportato da Torgeir Waterhouse, consulente del Forbrukerradet, il pronunciamento “non poteva essere più chiaro di così. FairPlay è una tecnologia di blindatura illegale il cui scopo principale è quello di limitare i consumatori allo scatolotto confezionato da Apple. In pratica questo significa che iTunes Music Store sta provando ad uccidere uno degli elementi costitutivi fondamentali in una società digitale ben funzionante, l’interoperabilità, allo scopo di aumentare i profitti”.

Secondo il legale, l’Ombudsman (letteralmente, difensore civico) ha comunicato ad Apple che, per la legge norvegese, FairPlay è illegale: la società dovrà rimuovere la blindatura o presentarsi in tribunale. “Siamo davanti ad un progresso enorme, che augurabilmente aprirà la strada a tutti i consumatori del mondo per riottenere il pieno e legittimo controllo della musica regolarmente acquistata”, dice ancora Waterhouse.

Nella visione che ne dà l’associazione dei consumatori, e che l’ombudsman ha deciso di accogliere, la tecnologia DRM di Apple non è semplicemente uno schema di protezione dalla copia: è molto di più, tanto da dover essere considerato come una parte fondamentale dei termini di contratto tra chi propone il servizio (Apple stessa) e chi lo riceve (gli utenti che acquistano su iTunes). In virtù di ciò, per rispettare le leggi norvegesi, FairPlay dovrebbe garantire un equilibrio tra i diritti di utilizzo della musica e le restrizioni stabilite dallo store che ne fa uso.

Secondo il Forbrukerradet, Apple ha ora davanti a se tre strade: dare in licenza FairPlay a chiunque lo voglia per poter integrare la lettura dei brani di iTunes su lettori diversi da iPod, sviluppare in associazione con altri uno standard aperto o abbandonare del tutto la tecnologia anti-copia. In ognuno dei tre casi, l’utente vedrà ristabiliti i propri diritti sulla musica acquistata e Apple perderà quello che è finora stato un controllo totale sul polposo mercato dei brani digitali protetti compatibili con iPod.

La risposta di Apple non si è fatta attendere: un portavoce parla di un’azione di concerto con le autorità per risolvere al più presto la questione, e della speranza in quel di Cupertino che i governi europei incoraggino “un ambiente competitivo che faccia crescere l’innovazione, protegga la proprietà intellettuale e permetta ai consumatori di decidere quale prodotto debba avere successo”.

Sia come sia, mai come ora si prospetta un futuro incerto per le DRM applicate alla musica digitale: le restrizioni da copia vengono date per spacciate da più parti, le major le abbandonano sul vecchio ma ancora vitale CD-Audio e si cominciano a intravedere alternative possibili per commercializzare musica online.

Dopo la bocciatura norvegese, per FairPlay si attendono le forche caudine di iniziative pro-consumatori analoghe intraprese in Francia e Germania. Senza considerare la dot.com DoubleTwist, dietro la quale opera niente meno che DVD Jon, l’hacker norvegese (guarda un po’ il caso) anti-grimaldello per eccellenza: l’alfiere del fair play ha espresso l’intenzione di rivendere il DRM di Apple a chiunque fosse interessato, dopo averne completato il reverse engineering.

Alfonso Maruccia su Punto Informatico

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