Vicenza, Prodi: «Il governo non manifesta contro se stesso»

MUMBAY (INDIA) – Un auspicio: che il corteo sia pacifico. E un avvertimento: che nessun ministro sfili in piazza. Romano Prodi detta la linea in vista della manifestazione di sabato 17, indetta dal movimento pacifista contro la decisione dell’esecutivo di raddoppiare la base Usa di Vicenza.

PRODI IN CAMPO – «La decisione è stata presa da un governo molto serio, non vi sono elementi per dare altri giudizi prima della manifestazione che mi auguro sia pacifica» chiarisce il premier a chi gli ricorda che il giorno successivo dal suo ritorno dal tour indiano si svolgerà il corteo promosso, tra gli altri, da alcune forze della coalizione di maggioranza.
Dal Professore viene l’augurio che «coloro che sono contrari dimostrino con mezzi sereni le loro posizioni, non ho assolutamente altro da aggiungere» anche perché «il governo non manifesterà contro se stesso». Come dire che i ministri e i sottosegretari di lotta e di governo stavolta non verranno tollerati. Decisione presa nel vertice di SS. Apostoli della scorsa settimana. Sarebbe però stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta, a telefonare martedì a tutti i sottosegretari che avevano annunciato la partecipazione al corteo per dissuaderli. L’opera di convinzione proseguirà anche nei prossimi giorni.

CHI NON VA – Invito è stato subito raccolto dal ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio («non vado a Vicenza perché sono un ministro»). La sua dissociazione è stata commentata dal leader no-global Luca Casarini: «Venire a Vicenza sarebbe una sceneggiata, se sono contro la base devono farlo valere dentro il Consiglio dei ministri. È inutile che vengano in piazza a dire una cosa e poi si allineano tutti a Palazzo Chigi» dice Casarini.

INFILTRAZIONI – Si teme che nel corteo possano infiltrarsi frange dell’estrema destra con l’obiettivo di scatenare il caos e screditare la sinistra e, in ultima analisi, il governo. Questa preoccupazione sarebbe stato uno degli argomenti di un colloquio tra il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, e il ministro dell’Interno Giuliano Amato. Sabato 17 contro la base americana in una piazza di Vicenza è annunciato anche un presidio di alcune sigle della estrama destra.
I Comunisti italiani hanno confermato la presenza della sola delegazione parlamentare guidata da Diliberto, mentre è certo che non ci sarà nessun loro esponente con incarichi di governo.

CHI VA – Restano da convincere i sottosegretari allo Sviluppo economico, Alfonso Gianni (Rifondazione comunista), e all’Economia, il Verde Paolo Cento, che hanno annunciato la loro presenza al fianco dei manifestanti. Secondo il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, alla fine con Gianni «si troverà una soluzione positiva». Cento non ha ancora sciolto la riserva, ma sembrerebbe orientato ad accogliere l’invito a non andare.
«Occorrerebbe un atto di prudenza da parte di tutti, partiti e sindacati. Manifestare – osserva il diessino Violante, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera – è un diritto, anche se per un motivo che io non condivido, ma in questo momento l’importante è evitare qualsiasi strumentalizzazione».
Intanto, l’opposizione affila le armi in vista di mercoledì 21, quando il titolare della Farnesina, Massimo D’Alema, riferirà in Senato sulla politica estera del governo.
 

FASSINO – «La manifestazione non credo sia inutile se l’obiettivo è chiaro: non è realistico che si possa tornare indietro nella decisione assunta dal governo precedente e onorata da questo governo», ha detto il segretario Ds Piero Fassino. «Ma le modalità dell’ampliamento sono tutte da discutere, perchè non è indifferente come si realizza l’ampliamento. Se si concentra la manifestazione sul come e non sul no, questo darà forza al governo per cercare di ridurre i disagi per la popolazione».

dal Corriere

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