Diliberto: «Berlusconi ci fa schifo, va detto»

ROMA — Risolta la grana dei sottosegretari disobbedienti, che non andranno più a Vicenza a manifestare contro il governo, ora scoppia il caso del segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, che invece afferma di voler partecipare ai talk show televisivi «perché plasticamente bisogna far vedere che Berlusconi ci fa schifo». Sì, Diliberto ha usato questo linguaggio quando, a un convegno sul revisionismo con Moni Ovadia, ha risposto alla domanda se sia giusto o meno partecipare a trasmissioni tipo «Porta a Porta». Il leader dei comunisti italiani sembra avere le idee piuttosto chiare in proposito: «E’ indispensabile andare in tv anche se personalmente non ho una particolare predilezione ad apparire, per fare vedere che siamo diversi. Io sono diverso da Berlusconi, bisogna far vedere che ci fa schifo».

Così, dunque, parla Diliberto scatenando un fuoco di sbarramento di Forza Italia che non si vedeva da tempo. Paolo Bonaiuti, il portavoce dell’ex presidente del Consiglio, è il primo a farsi sentire: «Diliberto è un burocrate di altri tempi che con il suo forbito eloquio illustra il rispetto verso gli altri, lo spirito di tolleranza, la capacità di governare se stesso e la sua parte politica. E quando si parla di altri tempi è ovvio che si intendono quelli di Giuseppe Stalin». Il Diliberto scatenato spazia a tutto campo: da «Fini si tenga la sua memoria condivisa» e «i Ds entrano da sconfitti nel Partito democratico». Ma è il «ci fa schifo» riferito a Silvio Berlusconi che tiene banco: «L’infimo livello delle parole usate dall’onorevole Diliberto dimostra in maniera evidente lo scadimento politico di alcuni pezzi di questa pseudomaggioranza», tuona Renato Schifani (FI).

E visto che la Camera ieri ha ascoltato il ministro Giuliano Amato sui presunti brigatisti arrestati nel Nord Italia, l’azzurro Osvaldo Napoli coglie la palla al balzo per definire Diliberto come un compagno di strada dei terroristi: «Un oggettivo sostenitore di chi fa seguire a espressioni di odio la pressione sul grilletto di una pistola o di un mitra. Chi legge o ascolta Diliberto d’ora in avanti sa con chi ha a che fare». La giornata politica era iniziata con gli stessi toni pesanti. In principio è stata la Cdl che si è scatenata contro i centri sociali (La Russa e Marroni ne hanno chiesto ancora una volta la chiusura) non ricordandosi che qualsiasi poliziotto della Digos è contrario a questa ipotesi perché solo in quei luoghi è possibile tenere sott’occhio gli elementi più turbolenti della sinistra radicale. Inoltre, argomenta Gennaro Migliore (Prc), «i centri sociali rappresentano un argine contro il terrorismo».

Ma la Cdl non si è accontentata. Sandro Bondi (FI) si è scagliato contro Roberto Del Bello, attuale collaboratore del sottosegretario all’Interno Francesco Bonato (Prc, delega alle autonomie locali), che negli anni Ottanta ha scontato 4 anni e mezzo di carcere per la sua partecipazione alla banda armata delle Brigate Rosse. Del Bello, che ha sempre negato la sua appartenenza alle Br, ha avuto la riabilitazione, si è laureato due volte e ha messo su famiglia: «Sono indignato. Qui si calpesta l’articolo 27 della Costituzione sulla funzione rieducativa della pena. Sono un cittadino che ha i diritti di tutti gli altri, anche quello all’oblio. Credo che stavolta querelerò Bondi perché si è voluto usare il mio nome in un contesto, come quello del dibattito sull’operazione di prevenzione compiuta in questi giorni dalla polizia, in cui io non c’entro niente».

D. Mart. dal Corriere

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