Email e telefonate, Svezia verso il monitoraggio globale

Stoccolma – Controllo estensivo sui contenuti delle email e sulle telefonate che vengono scambiate tra la Svezia e l’estero. Questa la proposta di legge mirata a fronteggiare terrorismo e crimine internazionale, che verrà presentata giovedì al Parlamento svedese.

La Försvarets Radioanstalt (FRA), l’agenzia civile subordinata al Ministero della Difesa, già interprete dei codici nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e orecchio puntato sul blocco sovietico durante la Guerra Fredda, potrebbe approntare un data mining a tappeto. Tutti i flussi di comunicazione che varcano i confini della Svezia potrebbero essere monitorati, alla ricerca di correlazioni e cospirazioni. Non saranno necessari ordini della magistratura: diventerà semplicemente una routine.

L’intento che giustifica una sorveglianza così invadente si legge con chiarezza nelle parole del ministro della Difesa svedese Mikael Odenberg, raccolte da AP: “proteggere il paese e i suoi cittadini”. Ulteriori dichiarazioni di Odenberg sono riportate da The Local, quotidiano svedese in lingua inglese: “Vogliamo sventare minacce militari ai loro stadi iniziali, e individuare altri pericoli che provengono dall’estero, quali il terrorismo, la criminalità informatica, o la diffusione di armi di distruzione di massa… e vogliamo proteggere le nostre truppe impegnate in missioni internazionali”.

Queste motivazioni, per il Ministro, sarebbero sufficienti a giustificare una sorveglianza che attenta alla privacy dei cittadini ed ha costi esorbitanti, che si prevedono fra i dieci e i venti milioni di euro l’anno, con una spesa di avvio minima di 50 milioni di euro. La protezione del paese giustifica spese e intrusioni, nonostante esperti di sicurezza come Bruce Schneier affermino che le procedure di data mining siano sostanzialmente inefficaci per questi scopi: i successi non sono in grado di compensare i falsi allarmi e la compressione della privacy.

Ad indorare la pillola per i cittadini più preoccupati, ci ha pensato la vicepremier Maud Olofsson, come riporta The Local. Nel corso di una conferenza stampa, ha dichiarato che, fino a quando le telecomunicazioni sono state monopolio statale, la Svezia si è sempre adoperata per monitorare le conversazioni che vi transitavano, per assicurare la protezione della nazione. Corregge il tiro il Ministro della Difesa, ricordando che non è dato sapere ciò che accadeva prima ma, volgendo lo sguardo al futuro, è certo che i cittadini saranno tutelati da una Commissione, che dovrà costituirsi presso la FRA.

Intanto un’indagine commissionata dal Governo sembra rivelare che quattro svedesi su cinque approvano con favore una più stretta sorveglianza, operata non solo mediante intercettazioni e data mining, ma anche attraverso gli occhi indiscreti delle cam, appostate nei luoghi pubblici, ed eventuali database del DNA. Contrastanti, invece, i dati raccolti dall’istituto di ricerca Skop: il 60 per cento della popolazione svedese sarebbe contraria alle intercettazioni a tappeto.

Ma il problema non si limita ai cittadini svedesi: un utente finlandese di Slashdot sottolinea che la situazione finirà inevitabilmente per coinvolgere anche cittadini di stati esteri, le cui comunicazioni transitano attraverso la Svezia.

Il dissenso serpeggia nei confronti di questo provvedimento lesivo della privacy: potrebbe risultare incostituzionale, l’articolo 6 del capitolo secondo della Costituzione svedese parla chiaro in merito. Nessuno stato europeo sembra approntare misure tanto invasive: nemmeno l’Italia, con il suo primato europeo per le intercettazioni e con il discusso decreto Pisanu, che obbliga alla conservazione di log e tabulati telefonici.

Per il portavoce di Den Nya Valfarden, associazione che si batte per i diritti civili, con la proposta di legge si sta oltrepassando un limite fondamentale: “Sarà come passare dalla pesca con amo e lenza alle reti a strascico”.

Gaia Bottà su Punto Informatico

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