La direttiva IPRED2 è stata approvata

27 aprile, 2007

Strasburgo – Come temevano in molti e nonostante una mobilitazione che
soprattutto nell’ultimo mese ha preso corpo la proposta di direttiva
IPRED2 ora proposta non è più: nelle scorse ore il Parlamento Europeo
l’ha votata (374 a favore, 278 contro), approvando alcuni emendamenti e
di fatto dando via libera ad una normativa che tanti hanno definito
frettolosa e che è destinata ad avere un forte impatto per l’intera
Unione Europea. IPRED2, come noto, è una direttiva che prende di mira
la contraffazione e la pirateria, tentando di armonizzare gli
ordinamenti dei diversi paesi.

Su uno dei fronti più caldi di IPRED2, quello delle squadre investigative comuni
di forze dell’ordine e detentori dei diritti, gli emendamenti approvati
correggono di qualche grado il tiro. Se prima i detentori dei diritti
potevano “contribuire” ora possono “cooperare”, nell’ambito di un
quadro che gli stati membri, nel recepire la direttiva, dovranno
assicurarsi che “non comprometta i diritti dell’accusato, ad esempio
pregiudicando l’accuratezza, l’integrità e l’imparzialità delle prove”.

La
direttiva poi mantiene una certa ambiguità nel testo, già denunciata
anche dai provider italiani, che attribuisce agli ISP una generale responsabilità per le eventuali violazioni
commesse sulle proprie reti dai propri utenti. Sebbene la direttiva
escluda di colpire l’uso privato senza scopo di lucro di opere
protette, di fatto per gli italiani cambia poco: la condivisione via
peer-to-peer rimane un reato.

Tra i nuovi privilegi dei detentori dei diritti
anche quello di essere informati dalle pubbliche autorità (articolo 7
bis): “Gli Stati membri provvedono a che, nel caso in cui sequestrino
articoli in violazione dei diritti di proprietà intellettuale o
ottengano altre prove di violazioni, le autorità di polizia (..)
informino il titolare dei diritti interessato (…) del sequestro o
delle prove in questione. Gli Stati membri hanno la facoltà di decidere
che le prove siano messe a disposizione del titolare dei diritti con
riserva di determinati requisiti in materia di accesso ragionevole,
sicurezza o d’altro tipo, onde garantire l’integrità delle prove stesse
ed evitare di compromettere l’eventuale azione penale che ne può
scaturire”.

Ci sono anche le “buone notizie”. Il nuovo art. 1 comma ter stabilisce, ad esempio, che non si possa considerare reato l’uso equo
di un’opera protetta “a fini di critica, recensione, informazione,
insegnamento (compresa la produzione di copie multiple per l’uso in
classe)”.

Viene anche cassato il ricorso abusivo a minacce di sanzioni penali,
una pratica che in altri paesi, come negli USA, ha spesso consentito al
detentore dei diritti d’autore di intimidire i privati cittadini.
“La
capacità che un titolare di diritti ha di dissuadere i potenziali
trasgressori (ad esempio, i concorrenti) – spiega il testo della
motivazione di questa misura – aumenta notevolmente se questi
trasgressori sanno di non poter eludere la sanzione penale”.

Altro elemento di interesse è il fatto che la direttiva, come già noto, conferma l’esclusione della questione brevetti dai suoi scopi e contenuti.

Non mancano le dichiarazioni di principio con funzione di rassicurazione,
come quella inserita nell’articolo 7, secondo cui i diritti sulla
privacy, cioè sul trattamento dei dati personali, “devono essere
pienamente rispettati durante le indagini e le procedure giudiziarie”.
Oppure quella del terzo comma dell’articolo 6, che ora statuisce: Gli Stati membri assicurano che i diritti dell’imputato siano debitamente protetti e garantiti”. Evidentemente c’era bisogno di dirlo.

Il
primo commento sulla direttiva è arrivato da Enzo Mazza, presidente
FIMI, che spiega: “Per l’industria musicale il voto di oggi conferma
che il testo della direttiva, applicando una definizione restrittiva di
scala commerciale, rischia di essere in contrasto con quanto previsto
dal WTO e dall’art.61 dei trips. Il testo dovrà essere emendato in
maniera significativa nel corso dei prossimi mesi per rispettare i
trattati internazionali. In merito ad altri aspetti della norma è
apprezzabile che siano stati respinti tutti gli emendamenti atti a
svuotare la direttiva delle necessarie misure operative di contrasto.
Bene anche il mantenimento della norma relativa al favoreggiamento
delle attività illecite che costringerà gli Isp a fare finalmente la
loro parte nella lotta alla contraffazione.

Nessuna
depenalizzazione poi è stata stabilita per comportamenti quali download
o upload come qualcuno si è affrettato ad affermare con riferimento
alle violazioni sulla rete. La direttiva riguarda violazioni gravi che
dovranno essere punite con sanzioni almeno fino a 4 anni e pertanto non
riguarda reati con sanzioni minori già previste da molti codici
nazionali”.

Per approfondire, di interesse è il “decalogo” messo
a punto da Giuseppe Corasaniti, magistrato ed esperto di cose della
rete, che descrive
i punti critici della direttiva. Sebbene si tratti di un testo
pubblicato prima dell’approvazione da parte del Parlamento, il suo
impianto non è stato modificato dagli emendamenti.

da Punto Informatico

leggi l’intervista al senatore Fiorello Cortiana
leggi il testo del suo appello al Parlamento Europeo

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Petrolio al bando, ecco le transition town

20 aprile, 2007

Sempre di più in Gran Bretagna le città che puntano ad una riconversione ecologica eliminando auto, plastica, viaggi aerei…

LONDRA (Gran Bretagna) – Come proiezione è preoccupante: tra cinque anni avremo consumato metà delle riserve naturali di greggio. Questo, almeno, è quanto sostiene Rob Hopkins, docente universitario e fondatore di un movimento che in Gran Bretagna e in Irlanda sta prendendo piede a ritmo sostenuto. Si chiama Transition towns (www.transitiontowns.org) e l’obiettivo è di convertire centri abitati a un’esistenza ecologica che faccia a meno del petrolio e dei suoi derivati. Niente auto, insomma, e niente plastica, addio cibi esotici in arrivo dall’altro capo del mondo, addio partenze in aereo.

«GOVERNO ASSENTE» – «Il governo parla di riforme verdi, ma alla fine non cambia niente», ha sottolineato Hopkins in una recente intervista al Guardian. «Il nostro movimento è per chi è stanco di aspettare e alle parole preferisce misure concrete». Un richiamo che la gente ha sentito. Perché è questa la differenza tra Transition Towns e altre
organizzazioni che si battono per una maggiore sensibilità ecologica. Il gruppo di Hopkins passa la palla ai cittadini. Che siano loro a movimentare il governo dando il la e avviando iniziative efficaci e a basso costo.

PRIME ESPERIENZE – Apripista è stata Kinsale, in Irlanda, dove l’iniziativa, partita l’anno scorso, ha ottenuto anche il sostegno finanziario del Comune (che ha contribuito con una cifra moderata, 5.000 euro, ma «è sempre meglio di niente», sottolinea Hopkins). Le abitudini maturate nel corso di mezzo secolo non si cambiano da un giorno all’altro, ma tentar non nuoce. Così i Transition Townies – questo il nome di coloro che aderiscono al movimento – stanno facendo una campagna educativa nelle scuole per convincere istituti e studenti della necessità di raggiungere le aule non su quattro ruote, ma due: in bicicletta. E perché no, dato che grazie a Transition Towns ci sono oggi a Kinsale più piste ciclabili dell’anno scorso? Non è che l’inizio. Perchè come in tutti i centri “transizione” – e sono già diversi, Totnes, Falmouth, Moretonhampstead, Lewes, Ottery St Mary, Stroud, Ivybridge, Lampeter, nonchè il quartiere di Brixton a Londra e l’intera città di Bristol – l’accento non è solo sul trasporto, ma anche su tecniche di agricoltura sostenibili, sul consumo di prodotti locali, sull’energia alternativa.

SOLE E ANTICHI MESTIERI – A Totnes, nel Devon, l’obiettivo è di installare, entro luglio, pannelli solari su 50 abitazioni, un esperimento che se avrà successo verrà esteso a tutta la cittadina. E dato che la presenza di greggio e petrolio ha da una parte semplificato la vita, ma dall’altra «creato una generazione che ha dimenticato arti antiche», ecco una serie di seminari per «rieducare la gente ai mestieri dei loro genitori». Come crescere le verdure nell’orto, come bruciare la legna nel modo meno dannoso per l’ambiente, come fare il pane, come rammendare le calze, come cucinare usando solo prodotti stagionali: dal giardino alla tavola, in pratica, senza bisogno di supermercati, di cipolle spagnole o fragole cilene.

COMUNITA’ E APPARTENENZA – Secondo Duncan Law, “townie” volontario di Brixton, si tratta di un progetto che crea un senso di comunità e di appartenenza. «In genere il messaggio sull’ambiente è esclusivamente negativo, la filosofia di Transition Towns invece è positiva, nel senso che tutti possiamo fare qualcosa e, nel nostro piccolo, cambiare il mondo. In un quartiere come Brixton, dove non c’è un grande senso di solidarietà e ci sono vicini di casa che si conoscono appena, un’iniziativa che unisce la gente nel bene comune non può che essere benvenuta».

Paola De Carolis dal Corriere

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«La mia foto? Imbarazzante per Israele»

20 aprile, 2007

GERUSALEMME – La foto della giovane ragazza che da sola affronta una colonna di poliziotti armati ha fatto il giro e del mondo ed è valsa al suo autore, il fotografo dell’Associated Press Oded Balilty, l’ambito premio Pulitzer. Ma lei, Nili, non è affatto contenta della notorietà piovutale, anzi intervistata in proposito dal quotidiano «Yedioth Ahronoth», afferma perentoria che «non c’è niente di cui essere orgogliosi, quella foto è semplicemente un imbarazzo per lo Stato ebraico: invece di difendere il popolo e la terra di Israele, le forze di sicurezza distruggono le case degli ebrei».

Nili ha 16 anni e vive a Gerusalemme, dove frequenta un liceo religioso per
sole ragazze. Il suo animo battagliero e la sua profonda fede l’hanno portata nel gennaio del 2006 a scontrarsi, insieme ad altri centinaia di giovani come lei, con le forze armate israeliane (IDF) inviate dal governo a sgomberare Amona, un avamposto abusivo non lontano da Ramallah. Negli scontri che seguirono, più di 200 persone rimasero ferite. Proprio in quell’occasione il fotografo Balilty scattò la foto cui tre giorni fa è stato assegnato il Pulitzer, in cui si vede Nili resistere da sola contro una colonna di poliziotti. Quello che non si vede, aggiunge lei, sono le botte che ha preso subito dopo quello scatto. Ma quello che è successo non sembra averle fatto cambiare idea.
«C’è un intera generazione di giovani cresciuti in Israele – afferma Nili – che credono nella Stato ebraico e nella Torah e insistono per portare la gente di Israele in una direzione differente: e siamo pronti a combattere per questo». Le fa eco la madre, Devorah, che sottolinea come «questa foto presenta una situazione problematica: mostra una guerra civile, con il governo che va contro il popolo. Il popolo d’Israele è per la terra d’Israele e solo il primo ministro e la Knesset sono contro questo».

Fedele ai suoi principi, nelle scorse settimane Nili ha fatto visita
ai coloni che hanno occupato un edificio sulla strada principale che collega Hebron all’insediamento di Kiryat Arba, promettendo loro il suo sostegno nel caso arrivassero le forze di sicurezza a sgomberarli. «La violenza e la crudeltà di Amona non ci hanno spezzato, anzi ci hanno rafforzato, i poliziotti in nero non ci spaventano, possono romperci la testa ma non i nostri spiriti» afferma convinta la giovane 16enne, aggiungendo «quello che ho fatto ad Amona sono pronta a rifarlo se necessario: sono stata ad Hebron e ho detto alle famiglie ebree che vivono nella Shalom House che se i militari vengono a espellerle, io ci sarò». E ha concluso: «voi mi vedete nella fotografia, una contro tanti, ma è solo un’illusione: dietro quei tanti c’è un solo uomo, il premier Ehud Olmert, ma dietro di me c’è Dio e il popolo d’Israele».

 

 

 

dal Corriere

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“Usala meno, comprala meglio” Legambiente presenta la classifica dei veicoli più o meno amici dell’ambiente

20 aprile, 2007
Non tutti gli Euro 4 sono uguali ecco i consigli di Legambiente per una mobilità sostenibile

Honda Civic e Toyota Prius sono le meno inquinanti. Seguite da Citroen C1, Peugeot 107 e la Toyota Aygo. Nessuna italiana tra le prime dieci, ma la Fiat ha una buona rappresentanza tra le monovolume più rispettose dell’ambiente. tra i furgoncini commerciali fino a mille chili di carico, i migliori sono il Fiesta Van CNG Gas della Ford, il Fiat Panda Van 1.2, e il Combo Opel 1.6 CNG Gas.

Questi i risultati di “Usala meno, comprala meglio” il primo rapporto italiano sull’impatto globale di furgoni e automobili curato da Legambiente e dall’associazione svizzera traffico e ambiente (Ata), realizzato con il contributo di SEP e di City Logistic Expo di PadovaFiere.
Legambiente e Ata hanno messo sotto la lente ben 500 modelli – i più diffusi in commercio oggi in Italia- tutti Euro4 e 160 furgoni commerciali. Fra i 18 parametri di analisi c’è il consumo di carburante, la rumorosità, le emissioni di gas serra (CO2) e quelle inquinanti con impatto sanitario che hanno portato a stilare una vera e propria classifica dei modelli più o meno virtuosi, giungendo alla conclusione che non tutti gli Euro4 sono uguali.

Oltre alla classifica assoluta che assegna un voto ad ogni mezzo, la ricerca mette a confronto anche i veicoli della stessa casa produttrice e i mezzi della stessa classe: mini, piccole, medie inferiori, medie, medie superiori, van 5 posti, van 7 posti, e 4×4. Per ognuna di queste categorie sono stati individuati i modelli meno compatibili con l’ambiente. Per le mini il primato negativo va alla Panda 1.3 Multijet 4×4, per le piccole alla Seat Ibiza 1.9 TDI PD, per le medie inferiori alla Caliber 2.0 L4 TD della Dodge, per le medie alla Ford Mondeo 2.2 TDCI SW GHIA, per le medie superiori alla Skoda Superb 2.5 TDI, per i Van 5 posti alla Chrysler PT Cruiser 2.2 CRD touring, per i Van 7 posti alla Chrysler Voyager 2.8 CRD Common Rail 2007MY, infine per le 4×4 alla Kia Sorento 2.5 CRDi.

Dalla ricerca emerge che il panorama italiano delle auto in commercio non è così roseo. Su 465 automobili euro 4 analizzate solo 90 (57 benzina, 30 diesel e 3 gas) possono fregiarsi delle 5 stelle (il massimo della ecocompatibilità) mentre ben 184 (105 a benzina, 78 diesel e 1 gas)modelli ottengono solo 1 o 2 stelle, dimostrando scarce performanches ambientali.
Sugli 86 furgoncini presi in esame solo 3 (1 a benzina e 2 a gas) conquistano le 5 stelle mentre la stragrande maggioranza, 70 (15 benzina e 55 diesel), hanno solo 1 o 2 stelle.

Ma perché una classifica italiana delle 4 ruote? Per scegliere i veicoli che inquinano meno, anche se Legambiente è convinta che la vera mobilità sostenibile si ottiene innanzitutto privilegiando i mezzi pubblici, gli spostamenti a piedi e in bicicletta e le altre possibilità che prescindono dal possesso di un’auto come il car-sharing o il car-pooling. Una guida affidabile all’acquisto, dunque, anche per quanti vogliono sfruttare le opportunità contenute nell’ultima Finanziaria che incentiva il passaggio a modelli più ecologici.

Legambiente vuole così sostenere l’uso consapevole, per il portafoglio e per l’ambiente, dei mezzi di trasporto nel loro complesso, per due principali motivi: l’urgenza di ridurre le emissioni che alterano il clima prodotte dai trasporti e quella di ridurre PM10 e polveri ancor più sottili ribadendo per questo un’assoluta priorità: montare i filtri antiparticolato su tutti i camion e le auto diesel di nuova costruzione. La prima è una priorità economica e ambientale, la seconda è una necessità urgente per la salute pubblica.

Legambiente ritiene che vendere oggi auto diesel sprovviste di filtro antiparticolato sia un modo per mettere in circolazione delle auto inutilmente più inquinanti ad un prezzo peraltro identico a quello di altri modelli che emettono meno polveri inquinanti.
I costruttori, secondo l’associazione, dovrebbero riflettere sul fatto che l’inverno scorso sempre più sindaci e presidenti regionali hanno vietato la circolazione di auto a gasolio, anche “Euro 4”, che non erano dotate di filtro e che alcune regioni, come la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Piemonte sono pronte ad obbligare l’applicazione di trappole per le micropolveri sui vecchi camion. La firma al decreto di omologazione dei filtri per tutti i veicoli commerciali però ancora non c’è. Che cosa aspettano i ministri dell’Ambiente, dei Trasporti e della Sanità a vararlo? Ci sono lobby avverse o è semplice (ma colpevole) disattenzione? Noi intanto, di polvere ne abbiamo ormai pieni i polmoni.

Alla luce della ricerca Legambiente propone
Al governo
* Subito i FAP obbligatori per legge
* più soldi al TPL locale, al trasporto su ferro e al cabotaggio. Serve una legge speciale.
La finanziaria stanzia 90 milioni di Euro annui per un triennio per la mobilità sostenibile in città. Una bazzecola se si considera che per costruire una linea tramviaria in una città media (come Padova) il costo si aggira sui 100 ml di euro.
* Incentivi per la rottamazione auto più mirati su categorie di auto meno inquinanti.
* Tassare i SUV e i mezzi più inquinanti.

Agli enti locali
* Road pricing e altre forme di tariffazione del traffico urbano per limitarlo e nel contempo finanziare le alternative all’auto.
* Pm10, maggiore serietà nelle limitazioni invernali della circolazione. Non esentare i diesel (anche euro 4) senza Filtri anti-particolato. Controlli più stretti.
* I fondi locali destinati ad incentivare le rottamazioni sarebbero in più utili per potenziare il TPL, car sharing, car pooling e piste ciclabili.

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Beppe Grillo: «Dimettetevi»

16 aprile, 2007

MILANO – «Faccio un appello alla dignità della
dirigenza Telecom, dimettetevi! Ve lo chiede il paese». Questa la
conclusione del critico e acceso intervento del comico Beppe Grillo nel
corso dell’assemblea degli azionisti di Telecom.
Grillo ha parlato come un fiume in piena rispettando però il limite dei
15 minuti assegnati a ogni socio e bevendo anche un bicchiere d’acqua
che lo stesso amministratore delegato Riccardo Ruggiero (peraltro
fortemente criticato dallo stesso Grillo) sorridendo gli ha versato. La
critica di Grillo verso la dirigenza e l’ex presidente Marco Tronchetti
Provera è stata a 360 gradi: la struttura proprietaria, la politica
degli investimenti, la cessione degli immobili e le falle nella
sicurezza.

AL CAPONE – «Guido Rossi ha parlato di una Chicago
degli anni ’20 e vorrei proprio sapere chi è Al Capone». «Faccio il
comico e qui non dovrei esserci – ha detto Grillo – ma penso a quelle
migliaia di piccoli azionisti che mi hanno dato la delega e che non
posso rappresentare perchè la Consob ha fatto una legge perchè non
potessero essere rappresentati». Quanto al presidente Marco Tronchetti
Provera, ha mandato un avviso dicendo che non poteva esserci perchè
ammalato. «È proprio vero – ha sottolineato Grillo – che il mondo si è
rovesciato: Tronchetti che manda un avviso invece che riceverlo».

CARDIA – Tornando al suo rapporto con il presidente
della Consob Lamberto Cardia «mi ha scritto ben tre lettere per dirmi
di stare attento, perchè turbavo la Borsa. Lo stesso ministro Di
Pietro, che ha avallato la mia iniziativa, ha ricevuto lettere dello
stesso tenore. Cardia riversa su di me le attenzioni che forse vorrebbe
riservare ad un figlio, ma che non può farlo, visto che il suo faceva
parte della Popolare di Lodi. Peccato – ha proseguito – che non abbiano
in passato riservato la stessa attenzione per la Parmalat, la Cirio, La
Popolare di Lodi».

ITALIA CAPOVOLTA – Rivolgendosi quindi agli azionisti
«l’Italia si è capovolta – ha detto Grillo- i veri proprietrari siete
lì ad ascoltare i veri dipendenti che sono là». Analizzando la
situazione di Telecom, Grillo ha sottolineato come «la privatizzazione
di Telecom abbia di fatto spogliato l’azienda. Bastava fare delle
analisi da ragioniere ed io che lo sono ragioniere, le ho fatte.
Presunti manager con le pezze al c…, hanno indebitato l’azienda».

IN GALERA – «Negli Stati Uniti questi dirigenti in
mezz’ora prenderebbero 20 anni di galera, perchè sono ancora qui?».
Grillo ha poi aggiunto che «dall’analisi dei bilanci fatta da un
semplice ragioniere come me» è chiaro che «la privatizzazione ha
spogliato i ricavi» dell’azienda. Il comico genovese è quindi tornato a
criticare il possibile ingresso della cordata At&T e America Movil.
«È chiaro che il messican Carlos Slim (patron di America Movil, ndr)
vuole le attività in Brasile. Attività che rendono e questi dirigenti
subito la vogliono vendere, pensa un poco…». Infine il comico ha
affermato che «a Londra, Dublino e in Estonia si telefona usando la
tecnologia wi-max, loro sono indietro di 20 anni. Ora si apre la gara
qui in Italia, non lasciamogliela a loro. La dorsale deve essere
pubblica e lasciamo che le società si scannino sopra per i servizi che
noi potremo scegliere».

dal Corriere

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