Rutelli: subito il leader del Pd

30 maggio, 2007

Cercasi leader disperatamente. Ora anche Francesco Rutelli cambia passo,
propone di eleggere il 14 ottobre non solo la Costituente ma anche il
capo del Pd e, dopo aver denunciato il deficit di «decisione» e
«qualità di comunicazione» che ha paralizzato l’azione di Prodi,
imprime una «vigorosa accelerazione» all’unità dei riformisti. «Guardo
con favore alla sollecitazione di Dario Franceschini» fa sua la road
map del capogruppo dell’Ulivo. Un’accelerazione che ha il via libera
dei deputati ds e dl e che potrebbe costringere Prodi a raccogliere il
guanto di sfida. «Se si fanno le primarie — svela la tentazione del
premier Giulio Santagata — Prodi correrà. O sta a casa a fare il nonno
o si candida». Quasi un processo al governo, quello che Rutelli
interpreta davanti alla Direzione del suo partito. Una lunga e severa
relazione che prende le mosse dalla lettura impietosa di un risultato
«insoddisfacente» per il Pd, soprattutto al Nord. Quanti errori ha
inanellato l’esecutivo… Un mese e più a discutere del «tesoretto»,
elenca Rutelli, troppi temi aperti e troppi «ripensamenti», una
Finanziaria che è stata «comunicata e percepita in maniera confusa», e
poi, errore capitale, la firma a urne ormai chiuse del contratto con
gli statali. E ora bisogna riflettere. L’astensione? «Clamoroso il
differenziale di circa 15 punti tra partecipazione al voto nelle
Province e quello nei Comuni».

L’antipolitica? «Il governo non deve cavalcarne l’onda, ma deve governare bene».
La priorità è tagliare l’Ici. «Il governo batta un colpo, dando un
primo segnale di riduzione della pressione fiscale», scrive al primo
punto della sua agenda programmatica. L’analisi del voto spacca
l’Unione, mette gli uni contro gli altri, lacera il già fragile tessuto
della coalizione di Prodi. La sinistra se la prende col Pd, Mastella e
Boselli vogliono fare il «tagliando» al governo, Diliberto vuole un
vertice o non voterà il Dpef, Mussi parla di «débacle»… Dalla
Margherita, Franceschini chiede a Prodi «più coraggio» e Antonello Soro
sogna un esecutivo «collegiale e coeso». Ma è la Quercia il partito più
scosso. «Un voto che sarebbe errato sottovalutare e che sollecita il
governo a uno scatto sulle riforme» scandisce il segretario, presenti
D’Alema e Veltroni. Il sindaco dirà la sua solo stasera, al vertice del
Pd: «Il risultato deve essere affrontato con serietà e realismo. Ci
vuole una riflessione molto seria, che va fatta collettivamente». E
quando Fassino riunisce i segretari regionali Ds dà sfogo alla sua
irritazione. «L’avevo detto che serviva un cambio di passo, non mi
hanno ascoltato…».

M.Gu. sul Coriere

Technorati Tags: , ,

Annunci

Venezuela, il regime televisivo di Chávez

30 maggio, 2007

Il presidente Hugo Chavez, già indicato dal Times come una delle 100 persone più influenti del mondo nel 2005 e nel 2006, continua ad usare il pugno di ferro contro l’opposizione e il dissenso nei confronti dello stato autoritario e illiberale che ha instaurato in Venezuela. Ultima iniziativa in ordine di tempo è la chiusura di RCTV, il canale televisivo più vecchio del paese, considerato troppo critico nei confronti della sua politica populista, cosiddetta anti-imperialista e basata sul socialismo democratico.

I “cavalieri dell’Apocalisse”, come Chávez ha pittorescamente definito i canali di opposizione, sono da tempo nel mirino del presidente venezuelano, dopo averne subito l’ostracismo nel 2002. La stazione televisiva RCTV ha terminato le trasmissioni questo lunedì 28 maggio, e il programma di news si è congedato dal pubblico con un messaggio video diffuso in rete con cui denuncia la politica illiberale di Chàvez: presente tutto lo staff del canale televisivo, imbavagliato e con indosso la maglietta “No alla chiusura”.

“Questa azione ha dimostrato la natura abusiva, arbitraria e autocratica del governo Chàvez – ha dichiarato Marcel Granier, presidente di RCTV – un governo che teme il pensiero libero, teme le libere opinioni e teme la critica”. Ed è un’azione che inasprisce lo scontro tra i supporter e i contestatori della terza presidenza dell’ex-golpista Chàvez: nelle strade di Caracas si sono registrate manifestazioni uguali e contrarie, tra chi inneggiava al presidente populista e le migliaia di persone che protestavano per la serrata televisiva fronteggiando i cordoni protettivi della polizia (vedi in calce il video).

Le trasmissioni di RCTV sono state ora sostituite da quelle di un canale controllato dallo stato, ennesimo esempio della politica accentratrice e statalista di Chàvez: dopo venti minuti dalla chiusura del vecchio network, riporta Reuters, è cominciata la diffusione dei nuovi palinsesti approvati dal regime, inclusivi di concerti di musica tradizionale, un film su Simon Bolivar, eroe preferito del presidente, e spot propagandistici della politica governativa.

Unanime è la condanna della serrata nel consesso internazionale, in particolare del senato americano e del parlamento dell’Unione Europea, mentre i sostenitori del presidente giustificano l’azione criticando la dubbia deontologia seguita dai giornalisti di RCTV. Anzi c’è chi vorrebbe azioni ancora più forti, tra i manifestanti pro-governativi scesi nelle strade della capitale per festeggiare la serrata, arrivando a proporre, sempre secondo Reuters, la chiusura di altri network televisivi critici come Globovision.

Secondo la società di sondaggi Datanalisis, ad ogni modo, ad opporsi allo shut down di RCTV sono quasi il 70% dei venezuelani. Ma non perché essi siano particolarmente preoccupati delle implicazioni sulla libertà di stampa e di espressione, bensì per aver perso la possibilità di seguire le loro soap-opera preferite.

Alfonso Maruccia su Punto Informatico

Technorati Tags: , ,