«Fregati da Mastella». Fuori onda di Visco

ROMA — A complicare la situazione è arrivato anche un filmato di Striscia la notizia che ha fatto litigare, e furiosamente, Vincenzo Visco e Clemente Mastella. Un caso divampato velocemente, con il ministro della Giustizia che ha minacciato: «O smentisce oppure al governo non c’è posto per tutti e due». Poi, in serata, è arrivata una nota di Palazzo Chigi a stemperare i toni dello scontro. E dire che la situazione già non era messa bene per il governo perché se le firme si trasformeranno in voti, mercoledì prossimo a Palazzo Madama la maggioranza andrà sotto proprio discutendo di Visco. Sono infatti già otto i senatori della maggioranza che hanno messo nero su bianco il loro dissenso firmando due ordini del giorno che chiedono di sospendere la delega sulla Guardia di finanza al vice ministro per l’Economia per le presunte pressioni sul comandante generale.

VISCO-MASTELLA — Il video di Striscia la notizia è il fuori onda di una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Nel filmato si sente Visco che dice «Quel crumiro di Mastella (assente, ndr) ha detto che non poteva» e poi «Ci ha fregato un sacco di soldi». Poco dopo la trasmissione, è stato lo stesso Visco a chiamare Mastella, scusandosi e aggiungendo di non ricordare il contesto in cui aveva detto quelle parole. Ma al ministro della Giustizia non è bastato: «Deve smentire, e la sua smentita deve andare in onda nella stessa trasmissione. Altrimenti al governo non c’è posto per tutti e due». Poi la nota di Palazzo Chigi che ha definito la battuta di Visco «offensiva nei toni ma non certo nei contenuti, come ipotizzato ironicamente». E infatti a Striscia la notizia avevano detto: «Che Mastella si sia fatto pagare per ogni voto alle amministrative?». Fonti del governo invece hanno lasciato capire che Visco si stava riferendo al fatto che Mastella era riuscito a ottenere risorse in consiglio dei ministri. E per il Guardasigilli «l’incidente è chiuso se Striscia trasmette la nota».
MOZIONI — Sulla vicenda della Guardia di finanza il primo ordine del giorno è quello dell’Italia dei valori. Chiede al governo di ritirare a Visco la delega e al momento ha raccolto sei firme: i quattro senatori del gruppo e poi l’ex Sergio De Gregorio, e Fernando Rossi, l’ex del Pdci passato ai consumatori. Rifiutate le offerte di sostegno della Casa delle libertà. Il secondo ordine del giorno è dei dissidenti della Margherita: Willer Bordon, Roberto Manzione e Natale D’Amico che chiede a Visco di autosospendersi. E su questa linea non è esclusa la convergenza, al momento del voto, di una parte dei 12 senatori di Sinistra democratica, i fuoriusciti dai Ds guidati da Salvi. Tutti e due i documenti, però, potrebbero essere votati dalla Cdl mandando sotto la maggioranza. La preoccupazione c’è e ieri è arrivata anche alla riunione del comitato promotore del Pd, dove ne hanno discusso Fioroni, Rutelli e Veltroni. Visco lavora al documento che potrebbe portare in Aula, dove sembra certa la presenza di Prodi. Anche se nella maggioranza si spera che — se i contatti con i dissidenti non dovessero andare a buon fine — sia Visco a mettere il centrosinistra al riparo dalla sconfitta, autosospendendosi dalla delega ed evitando il voto.
CDL — La Casa delle libertà ha presentato due mozioni. Oltre a quella per il ritiro delle deleghe firmato da tutti i capigruppo è arrivato quello, insidioso, di Calderoli. Si limita a ribadire la «fiducia nell’operato della Guardia di finanza e del generale Roberto Speciale». Una trappola per far votare l’Unione contro il vice ministro senza che se ne accorga.

Lorenzo Salvia sul Corriere

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