In difesa del Val di Noto

di ANDREA CAMILLERI

I
milanesi come reagirebbero se dicessero loro che c’è un progetto
avanzato di ricerche petrolifere proprio davanti al Duomo? Rifarebbero
certo le cinque giornate.

E i veneziani, se venissero a sapere che vorrebbero cominciare a carotare a San Marco?

E i fiorentini, sopporterebbero le trivelle a Santa Croce?

I
rispettivi abitanti che ne direbbero di scavi per la ricerca del
petrolio a Roma tra i Fori imperiali e il Colosseo, a piazza Di Grado a
Genova, sulle colline di Torino, a piazza delle Erbe, a piazza Grande,
lungo le rive del Garda?

Non si sentirebbero offesi e scempiati nel più profondo del loro essere?
Ebbene, in Sicilia, e precisamente in una zona che è stata dichiarata
dall’Unesco “patrimonio mondiale dell’umanità”, il Val di Noto, dove il
destino e la Storia hanno voluto radunare gli inestimabili,
irrepetibili, immensi capolavori del tardo barocco, una società
petrolifera americana, la “Panther Eureka”, è stata qualche anno fa
autorizzata, dall’ex assessore all’industria della Regione Sicilia, a
compiervi trivellazioni e prospezioni per la ricerca di idrocarburi nel
sottosuolo. In caso positivo (positivo per la “Panther Eureka”,
naturalmente) è già prevista la concessione per lo sfruttamento
dell’eventuale giacimento.

In
parole povere, questo significa distruggere, in un sol colpo e
totalmente, paesaggio e storia, cultura e identità, bellezza e armonia,
il meglio di noi insomma, a favore di una sordida manovra
d’arricchimento di pochi spacciata come azione necessaria e
indispensabile per tutti. E inoltre si darebbe un colpo mortale al
rifiorente turismo, rendendo del tutto vane opere (come ad esempio
l’aeroporto Pio La Torre di Comiso) e iniziative sorte in appoggio
all’industria turistica, che in Sicilia è ancora tutta da sviluppare.

Poi
l’inizio dei lavori è stato fermato, nel 2003, dal Governatore Cuffaro
su proposta dell’allora assessore ai Beni Culturali Fabio Granata, di
Alleanza nazionale, in prima fila in questa battaglia.

Ma
è cominciato quel balletto tutto italiano fatto di ricorsi
all’ineffabile Tar, rigetti, annullamenti, rinnovi, sospensioni
temporanee, voti segreti, vizi di forma e via di questo passo ( ma
anche di sotterranee manovre politiche che hanno sgombrato il campo
dagli oppositori più impegnati).

E si sa purtroppo come
in genere questi balletti vanno quasi sempre tristemente a concludersi
da noi: con la vittoria dell’economicamente più forte a danno degli
onesti, dei rispettosi dell’ambiente, di coloro che accettano le leggi.
E i texani, dal punto di vista del denaro da spendere per ottenere i
loro scopi, non scherzano.

Vogliamo, una volta tanto,
ribaltare questo prevedibile risultato e far vincere lo sdegno, il
rifiuto, la protesta, l’orrore (sì, l’orrore) di tutti, al di là delle
personali idee politiche?

Per la nostra stessa dignità
di italiani, adoperiamoci a che sia revocata in modo irreversibile
quella contestata concessione e facciamo anche che sia per sempre resa
impossibile ogni ulteriore iniziativa che possa in futuro violentare e
distruggere, in ogni parte d’Italia, i nostri piccoli e splendidi
paradisi. Nostri e non alienabili.

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