Speciale: se sono un mostro perché mi hanno tenuto finora?

«E mi chiedo come mai, viste le mie nefandezze, volevano mandarmi alla Corte dei conti»

ROMA — «Mi ha dipinto come un mostro». Il generale
Roberto Speciale ha appena ascoltato alla tv il discorso del ministro
Padoa-Schioppa e insorge: «Non sono io quello di cui ha parlato, ha
descritto il comportamento di un’altra persona».

Generale, il ministro dice che un militare non si comporta così.
«Allora vuol dire che avevano in casa un mostro e se lo sono tenuto. E
avrebbero tollerato che questo mostro rimanesse ancora in servizio se
non scoppiava il caso Visco. Mi sembra veramente allucinante».

Il generale Roberto Speciale (Ap)
Il generale Roberto Speciale (Ap)

Padoa-Schioppa la accusa di reticenza e di aver lavorato dietro le quinte in modo inqualificabile.
«Ho sentito. Io sono per lui autore di mille nefandezze. Ma se fosse
vero, se io fossi veramente un uomo così deplorevole, sarei anche
pericoloso per le istituzioni. Allora perché mi volevano mandare
addirittura alla Corte dei conti, dove dovrebbero lavorare solo persone
onestissime, moralmente irreprensibili?».

Non dica che non si aspettava di essere criticato, dopo quello che è successo.
«Assolutamente no. Mai nessuno del governo mi aveva finora minimamente
accennato al fatto che il mio comportamento era considerato scorretto.
Ed è grave questo. Perché se loro pensavano che io mi ero reso
responsabile di colpe così eclatanti dovevano mandarmi sotto processo,
dovevano cacciarmi molto prima. Ma la verità è che tutto questo
castello di accuse contro di me è molto utile in questo momento».

Ora è lei che attacca il ministro. «Nel discorso del
ministro Padoa- Schioppa c’è qualche passaggio che parla delle
pressioni del viceministro Visco per far trasferire i generali della
Finanza? C’è una spiegazione, un’analisi di tutta quella vicenda? Non
mi pare. Non hanno niente da dire su quell’argomento. Io avrei voluto
ascoltare una parola chiara sulle richieste del viceministro Visco.
Erano legittime? Era giusto mandare via i generali da Milano senza un
motivo plausibile? A queste domande il ministro non ha risposto. Perché
non sa cosa dire. E allora fa comodo deviare il discorso, buttarla
sulle accuse personali, sulle insinuazioni a carico del generale
Speciale, così si evita di entrare nel merito della questione
centrale».

Scusi generale, ma se le accuse del ministro sono tutte
cattiverie infondate, come è stato possibile metterle insieme? Sono
piene di dettagli.
«So io come è stato possibile. Sono il frutto
di lettere anonime, di gente invidiosa che distilla veleno. Ci sono
persone così in ogni buona famiglia. Ma non è serio prendere per buone
le insinuazioni contenute in lettere anonime. Io non sono quello
descritto dal ministro. Mi riconosco invece nelle parole del Cocer,
l’organo di rappresentanza della Finanza, che esprime i sentimenti
delle 64 mila guardie di finanza italiane. E il Cocer mi ha rivolto
parole di simpatia e di stima».

Veleni, invidie: i suoi rapporti con gli altri generali della Finanza erano pessimi?
«Ottimi. Se io mi sono comportato da mascalzone, non si salva nessuno,
perché io ho sempre preso decisioni d’accordo con gli altri, i miei
provvedimenti erano firmati da altri 10 generali».

Marco Nese sul Corriere

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