Visco – Speciale, bagarre in Senato

Al termine di una giornata lunghissima e molto tesa, con pesanti scontri e persino una rumorosa contestazione in aula,
il governo incassa il massimo a cui avrebbe potuto aspirare: tutte le
(numerose) mozioni del centrodestra sono state respinte dal
centrosinistra che ha votato compatto tutti gli ordini del giorno.
[…]
REAZIONI – La giornata politica a
Palazzo Madama è iniziata moltro presto: alle 9 e 30 tutti in aula per
la resa dei conti sul caso che ha tenuto banco, con polemiche furiose,
per tutta la settimana. Dopo cena, verso le 21:45, è cominciata l’infuocata replica di Tommaso Padoa-Schioppa,
che ha attaccato il generale Roberto Speciale e ha parlato dalla Gdf
come di un corpo «separato» dall’amministrazione del Paese. Al voto
finale si è arrivati in tarda serata, ben oltre le 22:30. Intanto erano
fioccate le reazioni dei leader politici, oltre alle dichiarazioni di
voto in Senato da parte dei capogruppo.

FINI – Le forze armate non sono al servizio del
governo ma dello Stato, ha detto Giancarlo Fini. Il leader di An, ha
detto: «Sono certo che tutte le persone e le realtà perbene, che lo
conoscano o meno, sono dalla parte del generale Speciale. Ricordo alle
sinistre che le forze armate non sono agli ordini del governo, ma dello
Stato. Cambiano i governi, ma chi veste una divisa non segue questo o
quel Governo, ma serve la legge, lo Stato e la comunità».
[…]
DI PIETRO – Nelle fila della maggioranza c’è però
anche qualche voce dissonante, come quella di Antonio Di Pietro,
ministro delle Infrastrutture e leader dell’Italia dei valori: «La dura
e circostanziata requisitoria del ministro Padoa-Schioppa contro il
generale della Guardia di Finanza, Speciale – ha detto – all’apparenza
potrebbe giustificare l’atto di rimozione effettuato. Senonchè queste
motivazioni addotte, si scontrano terribilmente con il conseguente
comportamento tenuto dal governo di proporre la nomina del generale a
magistrato della Corte dei Conti». Osserva il ministro: «Se Speciale ha
avuto un comportamento così riprovevole, allora andava deferito agli
organi di giustizia civile e militare» e non promosso alla Corte dei
conti. «Ecco perchè la vicenda», conclude, superato lo scoglio del voto
in Senato «merita, nelle sedi opportune a partire da quelle
giudiziarie, un’approfondita e indispensabile valutazione».

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