WiMax e Petizione, Grillo e Governance

22 giugno, 2007

“Roma – Telecom Italia, H3G, Tiscali, Ericsson, FederUtility, Rai Way,
Poste Italiane, Associazione AIIP, Brennercom, AEMCom, Teleunit e
Infracom sono – secondo il blog WiMax Italia – le 12 entità interessate alle licenze WiMax previste dal regolamento AGCOM.
Ma in queste ore emerge il dato che gli italiani altrettanto
interessati alle frequenze radio previste per il WiMax sono molti di
più: 90.000, e crescono al ritmo di circa 500 nuove firme all’ora, da
una settimana.

I firmatari della petizione, di cui PI Telefonia ebbe occasione di parlare lo scorso febbraio,
chiedono che il nostro paese si allinei alle risultanze scientifiche,
ai pareri degli esperti di ISOC Italia, alle indicazioni della
Commissione Europea, garantendo un terzo di frequenze per un uso aperto
(open spectrum) ovvero il metodo più flessibile tra i modelli di
gestione conosciuti.

In rete è partito il tam-tam, i blog che invitano a firmare la petizione si moltiplicano
di ora in ora e ogni blog in più a parlarne è un contributo sostanziale
alla riuscita di un imponente esempio di impegno civile: i net-citizen
sembrano sempre di più voler relegare i politici al ruolo di meri
esecutori della volontà popolare – questo è Governance
ruolo limitativo per chi fino ad oggi è stato invece abituato ad agire
attivamente sull’opinione pubblica attraverso i media mainstream (Government).”[…]

leggi il seguito su Punto Informatico

oppure firma direttamente la petizione online!

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Padoa-Schioppa: i conti pubblici vanno male

22 giugno, 2007

ROMA – Da marzo, l’andamento della spesa «è peggiore del previsto»: lo ha
rilevato il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa al tavolo con
le parti sociali. In particolare, il ministro ha sottolineato il trend
negativo della spesa in conto interessi, del contratto del pubblico
impiego (per il quale sono state stanziate maggiori risorse rispetto al
previsto) ma soprattutto di altri settori come la sanità su cui c’è un
problema aperto con i comuni. L’andamento delle entrate, invece,
continua il suo andamento «piuttosto buono» ma «è impensabile» pensare
di aumentare le tasse per reperire maggiori risorse.

Il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa (Infophoto)

Il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa (Infophoto)

LIMITE DI SPESA – Spetta al governo trovare le risorse per risolvere la questione dello scalone, «se però ci sono» ha inoltre spiegato il ministro. E rispondendo ai rilievi mossi dal leader della Cgil Guglielmo Epifani, Tps ha poi sottolineato che l’aumento dello 0,30% delle aliquote dei contributi previdenziali «non può compensare» l’abolizione dello scalone. Il ministro ha sottolineato come i 2,5 miliardi del tesoretto rappresentino «il limite» e si è anche detto convinto che sia «impensabile» aumentare la pressione fiscale per reperire maggiori
risorse. Padoa-Schioppa infine si è detto «ottimista» sull’esito della trattativa in cui «è possibile fare qualcosa di importante».

LA REPLICA DI EPIFANI – Le sue parole non sono piaciute al segretario della Cgil Guglielmo Epifani: «Se si vuole affrontare la previdenza con la calcolatrice non va bene, non va proprio bene: noi non trattiamo con la calcolatrice, perchè dietro ai numeri ci sono sempre i problemi, le persone». Poi il segretario generale della Cgil ha aggiunto (riferendosi ai possibili problemi finanziari evidenziati dalla dichiarazione di Padoa-Schioppa) che «bisognerebbe chiedere a lui, qualche giorno fa aveva detto che era
finita l’emergenza finanziaria» e che serve un’analisi di lungo periodo. I sindacati, ha spiegato Epifani, sono «alla ricerca di un’intesa che deve sistemare i problemi, non il contrario».

BONANNI – Più comprensivo il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni che
riconosce che Padoa-Schioppa «fa il suo lavoro, nel governo c’è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda», ma ricorda che l’extragettito quest’anno è «notevole» e i soldi che vengono «dall’area fiscale, alla quale i lavoratori dipendenti contribuiscono per l’85%, devono andare al sociale». Bonanni ribatte anche alle lamentele sugli studi di settore. «La lotta all’evasione deve continuare, il governo deve insistere lì, capisco che ci siano realtà che si lamentano, ma i soldi vanno usati per il sociale. È come la gallina che fa l’uovo e il gallo
si lamenta», conclude.dal Corriere

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«Il sindacato rappresenta anche i fannulloni»

22 giugno, 2007

Montezemolo a tutto campo, la frase più dura fa discutere: «Il sindacato rischia di diventare espressione della pubblica amministrazione, dei pensionati e anche di qualche fannullone»

REGGIO EMILIA
– Un attacco durissimo e su più fronti: il sindacato in primo luogo, ma
anche governo e opposizione. Il presidente di Confindustria, Luca di
Montezemolo, davanti agli industriali di Reggio Emilia, non ha
risparmiato accuse. Ma certamente la frase che farà più discutere è
quella sul sindacato, proprio nel giorno del gelo fra il ministro dell’Economia e i sindacati sull’uso del tesoretto e le pensioni.
«Le nostre proposte sono più popolari fra i lavoratori che nel
sindacato» che ci sembra rischi di «diventare espressione della
pubblica amministrazione, dei pensionati e anche di qualche
fannullone».

Il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo (Lapresse)

Il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo (Lapresse)

GOVERNO
– Ma il numero uno di Confindustria è duro anche con il governo: «C’è una classe di governo che ha come mestiere creare problemi agli imprenditori».
Governo che Montezemolo vede incapace di affrontare
i temi della sicurezza: «Non ci sono piaciuti i tempi e i modi in cui si è affrontata la sostituzione dei vertici delle forze dell’ordine» aggiunge il presidente della Fiat, commentando l’avvicendamento ai vertici della Guardia di Finanza e le modalità di decisione di sostituzione del capo della polizia Gianni De Gennaro. «Se la ripresa c’è stata questa dipende fondamentalmente, se non esclusivamente dalle imprese, eppure il paese fa fatica a fare il tifo per le imprese. C’è un’inaccettabile cultura anti industriale» ha aggiunto ancora Montezemolo.

OPPOSIZIONE – A Montezemolo non piace nemmo questa opposizione, in particolare chi
ha attegiamenti propagandistici, con un riferimento esplicito alla Lega: «In Italia serve un’opposizione che faccia meno propaganda e abbia un progetto politico. A noi non piace vedere show come quelli delle forze politiche (la Lega nord a Montecitorio ndr)
che invadono i banchi del Governo. Quando il centrodestra era al
governo – ha aggiunto il presidente di Confindustria – abbiamo sentito
tante volte parlare i suoi esponenti del taglio dell’Irap. Non abbiamo
visto un euro di Irap tolta. È necessario tagliare la propaganda e
avere un progetto politico».

TASSE – Poi Montezemolo è tornato anche sul tema dell’imposizione fiscale:
«Le tasse diminuiscono a tre condizioni, la prima è che le paghino tutti, perchè chi non le paga fa concorrenza sleale. La seconda è non pensare a recuperare l’evasione facendo accertamenti solo a quelli che le pagano. La terza, infine, è non fare una politica economica solo con le entrate senza tagliare mai la spesa pubblica. In Italia ci sono 18.000 membri di cda di società pubbliche. Tagliando la loro spesa si potrebbe reperire denaro per investimenti».

PENSIONI – Il presidente di Confindustria tocca successivamente anche il tema della previdenza: «Per quanto riguarda le pensioni, noi diciamo con chiarezza due cose. La prima è che la riforma Dini e la riforma Maroni consentono di raggiungere obiettivi di stabilitá finanziaria del sistema che non possono essere messi in discussione». «La seconda – conclude Montezemolo – è che bisogna guardare a cosa accade negli altri paesi europei: non possiamo essere il paese con la vita media più alta e quello dove si va in pensione prima di tutti gli altri. C’è il rischio che, tra poco più di venti anni, ogni lavoratore debba
mantenere un pensionato. non è così che possiamo costruire il nostro futuro».

LA REPLICA DELLA CGIL – Molta irritazione viene espressa dalla Cgil dopo le affermazioni di Montezemolo. Fonti vicine alla segreteria generale definiscono il leader degli industriali, alla luce di quanto detto stasera, «il nuovo capo populista», che tenta di delegittimare il sindacato dopo averci provato con il sistema politico.

dal Corriere

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