Pensioni, da Rifondazione stop su «scalini»

Parola di Paolo Ferrero: «Sulla vicenda delle pensioni
si sta respirando una insistente iniziativa neocentrista che rischia di
avere la meglio non solo sul programma dell’Unione ma su ogni tipo di
ragionevole proposta di soluzione ». Rifondazione comunista, quindi,
non molla. Accreditando ancora di più la tesi del segretario della Cgil
Guglielmo Epifani, secondo il quale «sarà una trattativa dura ». Se il
ministro della Solidarietà sociale considera infatti l’accordo per
l’aumento delle pensioni minime, che insieme al provvedimento sull’Iva
per le auto aziendali finirà nel decreto legge che distribuisce i 2,5
miliardi di euro del tesoretto, «un passo avanti», insiste comunque sul
fatto che lo scalone Maroni, meccanismo che farebbe passare l’età
minima pensionabile da 57 a 60 anni dal primo gennaio prossimo, «va
tolto. E su questo siamo ancora lontani». Ancora più categorico, se
possibile, il segretario del partito Franco Giordano, che ha commentato
la proposta di un nuovo patto intergenerazionale avanzata in una
lettera a Repubblica da Walter Veltroni citando la «statistica» di un
famoso poeta romanesco: «Togliere ai lavoratori per dare ai giovani, ma
che patto è quello che propone Veltroni, il patto del pollo di
Trilussa?».

Il fuoco di sbarramento della sinistra radicale contro
la proposta di sostituire lo scalone con gli scalini e poi le quote
(somma dell’età anagrafica e dell’anzianità contributiva) sta
raggiungendo il livello massimo in vista della fase decisiva della
trattativa. Ma ha tutto il sapore di una manovra piena di tatticismo.
Anche se dai toni un po’ accesi. Ieri è toccato al capogruppo di
Rifondazione in Senato, Giovanni Russo Spena, definire addirittura
«indecente la campagna che cerca di accreditare la tesi bugiarda del
conflitto fra giovani e anziani». Rientrato da Israele, Romano Prodi
sta lavorando a una proposta contro la quale i Cub hanno già indetto
uno sciopero per domani. Ieri il premier ha benedetto l’intesa sulle
pensioni basse. «L’ho voluta io», ha risposto a chi gli chiedeva un
commento. Mentre il segretario dei Ds Piero Fassino ha ribadito il
giudizio positivo sull’idea di Damiano di ammorbidire lo scalone con
scalini e quote.
L’accordo sull’aumento delle pensioni basse
continua tuttavia a far discutere. Non piace infatti ai lavoratori
autonomi perché nel loro caso sono previsti più anni di contributi
rispetto ai dipendenti per accedere ai benefici. Giudizio condiviso
anche dall’ex ministro leghista del Lavoro, Roberto Maroni, per il
quale, inoltre, l’adeguamento «altro non è che una mancia, quasi
un’elemosina. Un caffè al giorno».

dal Corriere

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