Falce e carrello, la denuncia di Mr. Esselunga

21 settembre, 2007

Bernardo Caprotti ha scritto un libro-j’accuse contro gli ostacoli posti al suo gruppo nelle regioni rosse. Seguirà esposto in procura

MILANO – Da tempo denuncia la sua
difficoltà ad accedere al mercato della grande distribuzione in alcune
regioni italiane, dove a suo dire vige un vero e proprio regime di
sudditanza nei confronti delle Coop. La protesta di Bernardo Caprotti,
81enne fondatore di Esselunga, è diventata ora un libro dall’evocativo
titolo di «Falce e carrello», edito da Marsilio. E scaturirà presto
anche in una vera e propria azione penale: il patron della catena di
supermercati più diffusa del nord Italia ha infatti annunciato di voler
presentare in procura un esposto proprio per denunciare questa sorta di
conventio ad excludendum che amministrazioni locali e operatori economici vicini alla sinistra starebbero attuando nei suoi confronti.

«MERCATO DISTORTO» – Già o scorso gennaio Caprotti
aveva parlato della questione con il commissario della Ue alla
concorrenza, Neelie Kroes: «Le ho raffigurato la situazione di cui sono
stato vittima e testimone – ha raccontato Caprotti alla presentazione
del libro -: una distorsione della Repubblica attraverso un vero e
proprio controllo territoriale che ti impedisce di entrare in certe
zone del Paese con vari sistemi: piani regolatori, decisioni delle
sovrintendenze, velate minacce ai costruttori. Il controllo del
territorio comporta una tendenza al monopolio: è questa che abbiamo
denunciato all’Unione europea». E «Falce e carrello» è dedicato proprio
«a ciò che ho dovuto subire per mani delle Coop».
VOCI DI VENDITA – La presentazione del libro è stata
anche l’occasione per affrontare il nodo della possibile vendita di
Esselunga, dopo la voce di un interessamento da parte del gruppo
tedesco Rewe. Caprotti ha precisato che «al momento non c’è interesse
alla vendita» anche perché «l’azienda va bene». Ma ha evidenziato come,
qualora intendesse passare di mano il suo gruppo, questo potrebbe
essere fatto solo di fronte a candidati affidabili dal punto di vista
della qualità. «Ci sono solo tre o quattro gruppi che potrebbero
prendere in mano il nostro e mantenerne la qualità e lo spirito – ha
spiegato il gran capo di Esselunga -. Wal Mart e Tesco, ad esempio,
sono l’antitesi di Esselunga». Esclusa infine la cessione a fondi di
private equity e all’amico Carlo Pesenti, consigliere delegato di
Italcementi: «Andiamo a caccia insieme volentieri, ma lui fa cementi»,
mentre quello del retailer è un mestiere che può fare «solo chi è
colpito dal bacillo».
«NESSUNA FRETTA» – In ogni caso, ha spiegato Caprotti,
non c’è particolare fretta: «E’ vero – ha detto – che sono anziano, un
vegliardo, ma qui siamo quasi tutti italiani e l’anno scorso abbiamo
scelto per sette anni un presidente della Repubblica che qualche mese
fa ha compiuto i miei stessi anni ed è attivissimo: è tutti i giorni in
tv. Lavora quasi come me, anche se io non ho i corazzieri. Ma a lui non
chiedete che cosa succede se muore prima di Natale o Pasqua. Io mi
diverto a fare girare questa baracca».

Alessandro Sala sul Corriere

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Niente sesso, siamo online

21 settembre, 2007

Drammatiche news dalla rete…
“Roma – Demotivati, annoiati, agitati: se privati di una connessione
alla Rete sono molti gli americani che precipitano in un catalettico
senso di isolamento di cui risente tutto, anche la vita sociale,
persino quella affettiva e sessuale. Ad aggiungersi al coro dei cantori della dipendenza da Internet, un’indagine dell’agenzia pubblicitaria JWT.

Fra i 1011 netizen adulti americani, il campione intervistato online nei giorni scorsi, quanti resistono senza Internet? Il 15 per cento, riporta Reuters,
non può rinunciare alla Rete per più di un giorno, il 21 per cento
ritiene di poter tollerare di restare offline per un paio di giorni, il
19 per cento non presenta sintomi prima di qualche giorno di astinenza.
Una smania che non risparmia nessuna delle fasce d’età prese in
considerazione, che affligge il 59 per cento degli uomini, contro il 50
per cento delle donne. Solo un quinto degli intervistati ritiene di poter sopravvivere, se disconnesso per più di una settimana.

“Si
sentono ansiosi, isolati ed annoiati nel momento in cui si trovano
forzatamente offline – ha spiegato Ann Mack, a capo della divisione JWT
che ha elaborato il sondaggio – si sentono disconnessi dal mondo, dagli
amici e dalla famiglia”. È infatti stato rilevato, riporta in maniera dettagliata knoxnews.com,
come il social networking sia una delle attività predilette dagli
intervistati, una preferenza che dimostra come si tenda
progressivamente a travasare la socialità dentro la Rete.

L’abitudine
alla Rete non si limita infatti ad erodere la percentuale di tempo
dedicata agli altri consumi mediali, come tv e stampa: il 28 per cento
degli intervistati ha ammesso che le tecnologie rubano tempo da dedicare alle relazioni,
agli amici, alla famiglia. Il 20 per cento, pur di non rinunciare a
smanettare online, finisce addirittura per trascurare il sesso.

Del
resto, circa il 60 per cento degli intervistati ha concordato che “le
tecnologie digitali sono una componente essenziale del loro stile di
vita”, un’affermazione che rappresenta soprattutto i più giovani del
panel, ma che anche il 49 per cento dei più anziani ha dichiarato di
condividere.

La differenza fra i netizen giovani e
attempati, mostrano i dati JWT, non emerge in termini di tempo
trascorso online o in termini di affezione nei confronti della Rete: lo
spartiacque fra le diverse fasce d’età si gioca piuttosto sul fronte
della modalità con cui ci si connette. “La mobilità è
la nuova frontiera”, ha dichiarato una rappresentante JWT: se gli
americani più anziani si dimostrano abitudinari, prediligendo una
postazione di accesso a Internet stabile e familiare, i giovani propendono per una connettività ubiqua, e considerano telefonini e smartphone una naturale estensione del proprio corpo.

Quello presentato da JWT non è l’ennesimo studio volto ad indagare sintomi e conseguenze della dipendenza da Internet e dalla tecnologia. Nessuna condanna neoluddista, nessun accenno al tecnostress, nessun invito ad annoverare la tendenza all’abuso della Rete fra le malattie ufficiali, da curare con terapie d’urto. JWT opera sul mercato pubblicitario e intende cavalcare il trend a favore dei suoi clienti, che, prevede il Jack Myers Media Business Report, confermando quanto annunciato nei mesi scorsi da Forrester Research, investiranno sempre più nell’advertising online e a mezzo telefonia mobile.”
Gaia Bottà su Punto Informatico

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La Coop sono io…?!?

21 settembre, 2007

Già nel lontano novembre scorso, persino Beppe Grillo sollevò la questione dell’ingerenza politica nelle Coop, e nel mercato della grande distribuzione in generale…
per chi crede ancora alla favola de ‘La Coop sei tu’…

La Coop sono io

Pier_Luigi_Bersani.jpg

Dopo il caso dell’Antonveneta, dell’Unipol, della Banca Popolare Italiana, di Fazio, di Consorte, di Gnutti, di Ricucci, di Fiorani, della difesa dell’italianità e di una vicenda in cui in galera non ci sono andati soltanto i politici. Dopo tutto questo siamo punto e capo con la difesa del sacro suolo della Patria. Da quanto risulta Caprotti, il proprietario dell’Esselunga, vuole vendere alla multinazionale inglese Tesco. La Coop non è d’accordo. La Coop sei tu, ma anche Fassino, Bersani e D’Alema. E’ il forziere dei voti dei nuovi socialisti italiani: i Ds.
Esselunga ha comprato due pagine sul Corriere della Sera di oggi. Ci sono dichiarazioni interessanti degli ultimi anni. Alla faccia delle liberalizzazioni di Bersani.

“Mi dicono che Caprotti voglia vendere, guai a perdere Esselunga, deve rimanere in mani italiane. Mi sono spiegato?”
Cesare Geronzi
“…io credo che il sistema amministrativo abbia anche delle leve in mano. Così come il governo…Di sicuro nessuno entra in un mercato a dispetto della sua classe dirigente, politica, economica”
Pierluigi Bersani
“…sono rimaste le Coop e c’è ancora la Esselunga… il governo può metterle insieme… può fare una politica perchè stiano assieme…”
Romano Prodi

Caprotti venda alla Tesco. Portiamo in Italia i prezzi al dettaglio presenti negli altri Paesi europei. Importiamo la concorrenza. Evitiamo le tradotte familiari il fine settimana in Francia e in Svizzera per comprare prodotti alla metà della metà.
Il governo si occupi dei prezzi e non della Esselunga. E anche del fatto che tutta la distribuzione on line (il futuro) è già nelle mani degli stranieri.

Ps: Lo stabilimento Fruttagel di Senigallia con circa 200 dipendenti chiude. La Coop, se vuole e può, intervenga.”

dal Blog di Grillo

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