Falce e carrello, la denuncia di Mr. Esselunga

Bernardo Caprotti ha scritto un libro-j’accuse contro gli ostacoli posti al suo gruppo nelle regioni rosse. Seguirà esposto in procura

MILANO – Da tempo denuncia la sua
difficoltà ad accedere al mercato della grande distribuzione in alcune
regioni italiane, dove a suo dire vige un vero e proprio regime di
sudditanza nei confronti delle Coop. La protesta di Bernardo Caprotti,
81enne fondatore di Esselunga, è diventata ora un libro dall’evocativo
titolo di «Falce e carrello», edito da Marsilio. E scaturirà presto
anche in una vera e propria azione penale: il patron della catena di
supermercati più diffusa del nord Italia ha infatti annunciato di voler
presentare in procura un esposto proprio per denunciare questa sorta di
conventio ad excludendum che amministrazioni locali e operatori economici vicini alla sinistra starebbero attuando nei suoi confronti.

«MERCATO DISTORTO» – Già o scorso gennaio Caprotti
aveva parlato della questione con il commissario della Ue alla
concorrenza, Neelie Kroes: «Le ho raffigurato la situazione di cui sono
stato vittima e testimone – ha raccontato Caprotti alla presentazione
del libro -: una distorsione della Repubblica attraverso un vero e
proprio controllo territoriale che ti impedisce di entrare in certe
zone del Paese con vari sistemi: piani regolatori, decisioni delle
sovrintendenze, velate minacce ai costruttori. Il controllo del
territorio comporta una tendenza al monopolio: è questa che abbiamo
denunciato all’Unione europea». E «Falce e carrello» è dedicato proprio
«a ciò che ho dovuto subire per mani delle Coop».
VOCI DI VENDITA – La presentazione del libro è stata
anche l’occasione per affrontare il nodo della possibile vendita di
Esselunga, dopo la voce di un interessamento da parte del gruppo
tedesco Rewe. Caprotti ha precisato che «al momento non c’è interesse
alla vendita» anche perché «l’azienda va bene». Ma ha evidenziato come,
qualora intendesse passare di mano il suo gruppo, questo potrebbe
essere fatto solo di fronte a candidati affidabili dal punto di vista
della qualità. «Ci sono solo tre o quattro gruppi che potrebbero
prendere in mano il nostro e mantenerne la qualità e lo spirito – ha
spiegato il gran capo di Esselunga -. Wal Mart e Tesco, ad esempio,
sono l’antitesi di Esselunga». Esclusa infine la cessione a fondi di
private equity e all’amico Carlo Pesenti, consigliere delegato di
Italcementi: «Andiamo a caccia insieme volentieri, ma lui fa cementi»,
mentre quello del retailer è un mestiere che può fare «solo chi è
colpito dal bacillo».
«NESSUNA FRETTA» – In ogni caso, ha spiegato Caprotti,
non c’è particolare fretta: «E’ vero – ha detto – che sono anziano, un
vegliardo, ma qui siamo quasi tutti italiani e l’anno scorso abbiamo
scelto per sette anni un presidente della Repubblica che qualche mese
fa ha compiuto i miei stessi anni ed è attivissimo: è tutti i giorni in
tv. Lavora quasi come me, anche se io non ho i corazzieri. Ma a lui non
chiedete che cosa succede se muore prima di Natale o Pasqua. Io mi
diverto a fare girare questa baracca».

Alessandro Sala sul Corriere

Technorati Tags: , ,

Annunci

3 Responses to Falce e carrello, la denuncia di Mr. Esselunga

  1. livepaola ha detto:

    Coop ed Esselunga sono entrambe, a loro modo, due casi da business school. Personalmente penso che si possa fare la spesa in entrambe, e viva la concorrenza. Due riflessioni in più qui: http://livepaola.blogspot.com/2007/09/coop-esselunga-quando-il-grocery-fa.html

  2. murrus ha detto:

    Nessuno sostiene che Esselunga sia il Best Place to Work… come del resto ogni supermercato delle grandi catene, dove la gestione del personale diventa un punto di forza nelle politiche di risparmio…
    Nell’articolo qua sopra si fa però riferimento non ha differenti strategie nella gestione dei dipendenti ma in un concetto di concorrenza un po’ distorto…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: