Governo sull’orlo del baratro…

Già si comincia a parlare di come comportarsi in caso di crisi…
Bertinotti, sul Corriere, auspica un governo tecnico per le riforme, ma sembr che pochi siano d’accordo

Se il governo guidato da Prodi dovesse cadere «servirebbe un
esecutivo per fare le riforme». Parola di Fausto Bertinotti. Al termine
di una giornata di forti tensioni all’interno della maggioranza, con la
crisi sfiorata sul caso Mastella, il presidente della Camera , in
un’intervista al Tg1, sottolinea che, nel caso di una caduta del
governo Prodi, «la parola toccherebbe al Presidente della Repubblica».
E poiché «la legge elettorale è molto cattiva, immagino, ma la
prerogativa è solo nelle mani del presidente della Repubblica, che si
tenterebbe un’esperienza di un governo che faccia la riforma elettorale
e quel tanto di riforma costituzionale necessaria per sbloccare il
sistema».

BINDI: «MAI». FI ALL’ATTACCO – L’ipotesi di un governo di
transizione ventilata da Bertinotti in caso di crisi non piace però a
Rosy Bindi: «Mi dispiace contraddire il presidente della Camera ma in
caso di crisi di governo c’è solo una strada, quella che porta a nuove
elezioni» ha dichiarato il ministro per le Politiche della famiglia. E
la “ricetta” propinata dal presidente della Camera è stata mal digerita
anche da Forza Italia, che per bocca del coordinatore Sandro Bondi
lancia l’allarme contro le esternazioni «politiche» della terza carica
dello Stato accusando Bertinotti di travalicare il suo ruolo
istituzionale.
«FIDUCIA A MASTELLA» – La precisazione di Bertinotti arriva al
termine di una giornata febbrile per l’Unione. Ciò che ha fatto
allentare le tensioni all’interno della maggioranza (dopo l’ultimo di
Mastella con relativa minaccia di dimissioni) è stata la «piena
fiducia» al Guardasigilli espressa da Romano Prodi. Aprendo i lavori
del consiglio dei ministri il premier ha allontanato lo spettro della
crisi di governo ribadendo «piena fiducia» al suo ministro e «alle
politiche del governo sulla giustizia, politiche che sono sempre state
approvate e votate all’unanimità dal consiglio dei ministri». Il
premier, come riferito da fonti di Palazzo Chigi, ha anche sottolineato
«l’adesione all’invito fatto dal Capo dello Stato» e ha «ribadito la
piena fiducia alla magistratura, nella sua piena autonomia e nelle sue
gerarchie». Tutte dichiarazioni che hanno spinto il Guardasigilli a
recarsi a Palazzo Madama per partecipare alle votazioni sul decreto legge collegato alla finanziaria.

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