Altroconsumo promuove il latte ‘NoLogo’

15 luglio, 2008

In tempi di carovita anche il prezzo del latte ha subìto forti impennate. In pochi mesi il latte è aumentato in media circa del 10% (dati Istat).

Questa crescita costante ha portato il latte fresco a superare la soglia di 1,60 euro al litro. Un caso esemplare è quanto è successo a un prodotto leader di mercato, venduto in tutto il Paese: il latte fresco Alta Qualità Granarolo. Nell’ultimo anno è aumentato del 12%: oggi un litro di questo latte costa 1,56 euro, un anno fa costava in media 1,39 euro (nostre rilevazioni). E Granarolo non è certamente un caso isolato.

Le cose possono anche andare peggio se per avere un po’ di comodità trascuriamo il supermercato e andiamo in un negozio sotto casa, dove può capitare di spendere un euro per mezzo litro di latte.

Mentre i nostri conti mensili sono sempre più salati, i produttori di latte si difendono sostenendo che questi aumenti bastano a malapena a coprire i costi di produzione, rincarati dalla continua crescita delle spese. In altre parole, la colpa dell’aumento del latte dipenderebbe dal costo del petrolio e dei mangimi. Ma anche dei negozianti, accusati di avere margini troppo alti. I rincari a carico del consumatore comunque ci sono già all’origine. Un esempio? Fino all’estate scorsa il latte lombardo alla stalla costava 35 centesimi al litro. In pochi mesi è aumentato del 20 per cento.

La situazione è a macchia di leopardo, visto che i prezzi all’origine (quelli alla stalla) sono stabiliti sulla base di accordi locali.

Cosa si può fare per cercare di non essere spennati? Almeno una notizia positiva c’è, e cioè che negli scorsi mesi sono comparsi sul mercato latti freschi a basso prezzo. Risparmiare, dunque, si può. Bisogna però saper scegliere i prodotti più economici. Senza perdere in qualità, come dimostrano i risultati del nostro test: una fotografia del mercato della Lombardia, tra i più rappresentativi a livello nazionale. Qui si produce il 40% del latte italiano (oltre 4 miliardi di litri l’anno).

Tra il prodotto di marca Granarolo e il latte di primo prezzo del nostro test (di Alta Qualità) ci sono in media 40 centesimi di differenza. Quindi scegliendo un prodotto della stessa qualità si può risparmiare: in un anno una famiglia media può spendere 17 euro in meno. Può sembrare un risparmio da poco, ma si sa che il bilancio familiare è fatto di tante piccole voci quotidiane che a fine mese si fanno sentire.

Promossi i meno cari

In tempi grigi per la sicurezza alimentare, e di sensibilità salutistica sempre più diffusa, il prezzo non è l’unico parametro di scelta. Chi acquista vuole avere certezze anche sulla qualità del latte che beve ogni giorno.
Il nostro test ha messo alla prova una categoria di latti di fascia bassa dal punto di vista del prezzo, rispetto ai quali alcuni consumatori potrebbero nutrire diffidenza. Si tratta di latti “primo prezzo” (venduti in alcune catene a costo ridotto) o nei discount. Tra questi 8 prodotti in versione economica sono inclusi anche 3 latti di “Alta Qualità”, che per legge devono garantire standard elevati sia come materia prima sia come prodotto finale.

La varietà di campioni è il segnale che il generalizzato aumento del prezzo del latte ha movimentato il mercato e l’offerta si è diversificata. Per fare un raffronto con una scelta più classica (e più cara) abbiamo inserito in tabella anche il latte Granarolo Alta Qualità. I prodotti sono stati acquistati nella grande distribuzione di Milano.

Gli indicatori di qualita’

Tutti i 9 campioni del test sono stati sottoposti a specifiche prove di laboratorio, che ne rivelano caratteristiche ed eventuali difetti.

scarica la tabella comparativa qui

dalla NewsLetter di AltroConsumo

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500 Abarth, un pieno di tecnologia per la piccola terribile di casa Fiat

9 luglio, 2008

TORINO – La presentazione della 500 Abarth ricorda la pressione del tasto rewind su un registratore digitale. «Il marchio Abarth – dice Luca De Meo, amministratore delegato di Abarth – è un modello di business unico nel mondo dell’automobile. Noi costruttori diamo la garanzia di tutti gli standard di sicurezza, qualità e rispetto delle regole, non sempre così scontate in questo mercato».

LE NOVITA’ – Lo stile della 500 Abarth è stato modificato rispetto al modello originale: cambiamenti finalizzati esclusivamente alle prestazioni. Il padiglione è più ampio per diminuire la resistenza aerodinamica e aumentare l’aderenza all’asfalto. Il frontale è stato allungato per ospitare gli intercooler dei radiatori (necessari al raffreddamento dell’aria di aspirazione) e dell’olio di lubrificazione. Per la prima volta, in questa categoria, viene adottato il controllo della trazione e del differenziale, il Torque Transfer Control, che ottimizza il trasferimento della coppia motrice alle ruote. Il suo efficace intervento è avvertibile nelle curve affrontate a pieno gas. E’ stato modificato l’assetto delle sospensioni e potenziato l’impianto frenante, adottando quattro dischi (di tipo autoventilante quelli anteriori).

Guarda il video della prova su strada

INTERNI – All’interno, il volante, la pedaliera e i sedili avvolgenti rispecchiano lo spirito sportivo del modello. Il motore, un 1.4 16 valvole turbo da 135 cavalli, ha una coppia massima di 180 Nm, che possono diventare temporaneamente 206 grazie alla funzione overboost, attivando il pulsante “sport”. L’aut, secondo la Casa, raggiunge la velocità massima di 205 km/h e accelera da 0/100 orari in 7,9 secondi.

LA RETE – Sono già operativi 85 concessionari Abarth in Italia, Germania, Regno Unito, Francia, Svizzera, Austria, Paesi Bassi e Grecia. Tutti preparatori specializzati, con officine di assistenza vincolate a severi standard di servizio, abilitate a installare i kit di trasformazione. Entro la fine dell’anno verrà completata la rete europea, mentre nel 2009 è previsto lo sbarco in Giappone e nei Paesi oltre mare.

VERSIONI – La 500 Abarth costa 18.500 euro. Verranno anche introdotte due serie speciali, la 500 Abarth Opening Edition, con un motore 1.4 T-Jet da 160 cavalli e infinite dotazioni elettroniche utili ad aumentarne le prestazioni, e la 500 Abarth Assetto Corse, dedicata esclusivamente alle competizioni su pista. Alleggerita di 180 kg, quest’ultima variante ha le carreggiate più larghe e ruote da 17 pollici e monta un propulsore 1.4 da 200 cavalli, con una coppia di 300 Nm.

Bianca Carretto sul Corriere


Musica, le licenze libere spaventano la SIAE

8 luglio, 2008
Roma – Da anni se ne parla
e ora la Commissione Europea sembra aver perso la pazienza: alla UE non
va giù che le società nazionali di raccolta del diritto d’autore,
anziché cercare la via della liberalizzazione per far fronte al
digitale che avanza, si siano limitate ad una rete di accordi
incrociati destinati a proteggere le posizioni monopolistiche di
ciascuna. Non va giù al punto che ora la Direzione concorrenza
comunitaria sta lavorando su ipotesi che potrebbero sfociare in pesanti sanzioni antitrust per le 24 società che come la SIAE in Italia sono coinvolte in questo genere di raccolta.

Robin GibbUn’ipotesi che comprensibilmente non piace alla SIAE,
che racconta come molti autori proprio in questi giorni abbiano
espresso al presidente della Commissione José Manuel Barroso i propri
timori sotto forma di un appello pubblico. Temono che un regime di libera concorrenza tra le società di raccolta
in ambito europeo possa ridurre il settore ad un far west e creare una
corsa al ribasso del diritto d’autore, con conseguenze a cascata per
gli autori.

Va da sé che molti dei nomi che si sono mobilitati
sarebbero coinvolti direttamente da un’eventuale stretta: proprio come
in Italia per la SIAE, i maggiorenti di molte delle organizzazioni
uniche di raccolta sono nomi di spicco della musica, quelli che percepiscono le fette più importanti di diritti d’autore. Ai piccoli, ai giovani, agli emergenti, come noto, perlopiù arriva poco o niente.
La Commissione, invece, è pronta ad insistere per una liberalizzazione
che permetta agli autori di sfruttare i canali che preferiscono, demolendo i monopoli attuali e costruendo così un nuovo mercato, su nuove regole e più aperto.

Non è un caso dunque, se nella rappresentanza di ECSA (European Composer & Songwriter Alliance) che si è presentata dinanzi a Barroso
vi fossero nomi come Robin Gibb (nella foto in alto), che ha consegnato
un appello firmato, tra gli altri, da Paul McCartney, Ennio Morricone,
Caetano Veloso, David Gilmour ma anche Maurice Jarre, Bryan Ferry e via
dicendo. Gibb e gli altri hanno spiegato a Barroso che dal loro punto
di vista la condanna dei 24 monopoli e la revisione
dell’attuale sistema di raccolta significherebbe che “la attuale rete
internazionale di tutela delle opere musicali, cinematografiche,
radiotelevisive verrebbe messa in discussione, per quanto riguarda le
nuove tecnologie – on line, satellite ecc. – con gravi conseguenze per
gli aventi diritto”.

Non solo. Come recita la SIAE “si produrrebbe infatti una corsa al ribasso nei diritti d’autore che rappresentano il salario
degli autori e si determinerebbe una confusione nella gestione dei
diritti stessi per l’assenza di un unico referente in ogni territorio,
come invece accade oggi”. Secondo Gibb e gli altri “centinaia di
migliaia di piccole e medie imprese, autori ed editori, saranno
cancellati senza il vostro aiuto (di Barroso, ndr.). Riteniamo che
questo sarà un disastro epico per tutti gli europei, culturalmente,
socialmente ed economicamente”. Dal loro punto di vista la fine dei
monopoli significherebbe la fine del controllo dell’opera da parte
dell’autore. “Fondamentalmente – ha ribadito Gibb – è un diritto umano
che chi scrive un’opera abbia il controllo su di essa”.

un album di GibbChi
invece è del tutto favorevole ad un intervento deciso e risolutore
della Commissione, e che lo vede come l’unica via per accelerare il
processo di innovazione nelle forme di distribuzione delle opere
musicali, è l’industria della musica. Proprio in queste ore a Punto Informatico FIMI
fa sapere di sostenere la posizione della Direzione concorrenza
dell’Unione Europea (che lavora sull’ipotesi di sanzione) perché –
spiega – “è necessario assolutamente introdurre elementi di
competitività in Europa dove, a causa delle regole adottate dalle
collecting degli autori, la musica online è penalizzata”.

Va da sé che licenze liberalizzate e maggiore dinamicità, che i 220 nomi noti dell’appello a Barroso definiscono calamità, siano destinate a piacere a quegli autori emergenti che oggi spesso e volentieri si trovano a proteggere le proprie opere senza poter in alcun modo scegliere
le modalità di raccolta dei diritti e, come testimoniano in tanti,
senza spesso percepire alcun compenso per la diffusione delle proprie
opere negli ambiti della distribuzione che operano in accordo con SIAE
& C. in Europa.

Da Punto Informatico