Compri un cellulare? Attento alle radiazioni

12 giugno, 2008

Le soglie variano di Paese in Paese: in Europa più tolleranza che negli Usa

WASHINGTON (Stati Uniti) – Quando si acquista un cellulare bisognerebbe buttare un occhio anche a un valore che ne indica la radioattività chiamato, italianizzando un po’ la definizione, rateo di assorbimento specifico. Secondo il Cellular Telecommunications Industry Association (CTIA), lo specific absorption rate, il cui acronimo è SAR, indica la quantità di emissioni elettromagnetiche dei cellulari assorbite dal corpo umano.

I VALORI DI RIFERIMENTO – La Sar viene sempre espressa in Watt per chilogrammo e la soglia massima di radiazioni varia da Paese a Paese. In Europa è di 2 Watt/Kg, negli Stati Uniti è di 1,6 Watt/Kg. Più basso è il valore SAR, minore è la radiazione assorbita dal corpo. La webzine Cnet propone una tabella ragionata dei vari valori per modello e marca, arrivando alla conclusione che non ci sono marchi buoni o cattivi, ma semplicemente modelli attenti a questo aspetto non meno importante del prezzo o delle performance, anche se ancora gli studi non hanno dimostrato verità assolute sulla nocività delle radiazioni dei telefonini.

I DIECI MIGLIORI E PEGGIORI – Nella tabella di Cnet tra i 10 cellulari con livelli di Sar più alti troviamo sei modelli Motorola (che risulta indubbiamente un marchio poco attento), il RIM BlackBerry Curve 8330, il Samsung SGH-C417. Tra i dieci modelli meno radioattivi, c’è invece l’LG Chocolate KG800, due Motorola Razr, ben tre modelli Nokia e Samsung. L’iPhone è grosso modo a metà. La classifica è comunque indicativa, poiché il numero di radiazioni assorbite varia anche a seconda del soggetto che ne fa uso. In tutti i casi il valore Sar è un aspetto da non trascurare. Ed è bene sapere che nelle istruzioni per l’uso deve essere sempre specificato e, qualora non lo sia perché si tratta di un modello vecchio, si può farne richiesta al produttore.

Emanuela Di Pasqua sul Corriere
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ADSL, Altroconsumo esplora le tariffe

6 giugno, 2008
Roma – L’ADSL accelera e frena. Accelera in velocità e frena sui prezzi, che sono in discesa rispetto a un anno fa. Due tendenze apparentemente favorevoli, ma che in Italia non bastano all’utenza che naviga in un mercato poco concorrenziale e costoso per chi sfrutta poco Internet. È questo il quadro dipinto dall’inchiesta di Altroconsumo sulle ADSL praticate dagli operatori di otto paesi europei.

L’indagine ha toccato le offerte di connettività a febbraio 2008 di Italia, Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Francia e Gran Bretagna. La poca competitività del mercato del Belpaese – osserva l’associazione – è sottolineata dalla differenza di prezzo (meno del 3%) tra la miglior tariffa dell”ex-monopolista Telecom Italia e quella dei competitor: “Sintomo che la vera concorrenza, da noi, stenta a decollare” chiarisce Altroconsumo.

I navigatori meno assidui, coloro che sfruttano la rete in modo sporadico e non continuativo (10 ore al mese) sono i più penalizzati: “Il provider italiano più conveniente – spiega Altroconsumo – è Tele2, ma costa il 120% in più della migliore tariffa europea (quella di Talk Talk da 7,70 euro). Ben cinque Paesi ci precedono con offerte più allettanti. Per chi naviga 150 ore al mese (profilo alto), l”Italia invece ha la terza tariffa più economica in Europa (sempre quella di Tele2 da 16,90 euro al mese) per quanto riguarda velocità standard. Per velocità più elevate, però, quasi tutti i paesi europei dell”inchiesta (tranne Spagna e Portogallo) hanno tariffe più convenienti delle nostre”.

Anche per quanto riguarda le cosiddette “offerte combinate”, che offrono servizi di telefonia affiancati da connettività Internet, le sorprese positive sono poche: “Il contratto più conveniente è il tedesco 2 play 6 Mb dell”ISP Unitymedia, con un costo mensile di 25 euro. Ma anche l”Italia può vantare una tariffa piuttosto vantaggiosa: con soli 4,80 euro in più c”è l”offerta del provider Wooow.it che con il suo contratto Liberatutti Formula Zero permette con 29,80 euro mensili di navigare a 7 Mb in download e 384 Kbps in upload e avere telefonate illimitate verso i telefoni fissi”.

“I contratti dei principali provider italiani (Tiscali e Wind Libero) – prosegue l’associazione – si collocano nella fascia di prezzo che va dai 39 ai 40 euro. Costano quindi più del 150% del contratto tedesco”. A questo indirizzo è possibile consultare un grafico comparativo di questa tipologia di offerte.

Altroconsumo, però, si vuole spingere oltre alla mera comparazione proponendo un programma di calcolo interattivo con cui l’utente può ottenere una classifica di tutte le offerte di connettività più convenienti in base al profilo di utilizzo dichiarato. E per chi vuole avere una panoramica completa sulle offerte praticate sul mercato italiano, l’associazione mette a disposizione degli utenti una banca dati di tariffe Internet con circa 350 piani tariffari (tra ADSL, ISDN, Fibra ecc) di provider operanti in Italia.

da Punto Informatico


L’istituto fantasma dell’istruzione: Nomine a tempo di record, poi il nulla

5 giugno, 2008
ROMA—L’hanno battezzato, poco felicemente, «Invalsi ». E ora si è perso nelle nebbie. È l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione, ossia la struttura che dovrebbe misurare l’efficienza del nostro sistema scolastico, che finora è stato un buco nell’acqua. L’Invalsi viene creato nel 1999, con poche risorse e poco personale.

I progetti pilota avviati procedono a corrente alternata e i risultati raccolgono meno consensi che critiche. Finché arriva il governo di Romano Prodi e il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni decide di afferrare il toro per le corna.

Per prima cosa commissaria l’istituto con una terna di esperti: Piero Cipollone, proveniente dalla Banca d’Italia, la direttrice della Fondazione Marco Biagi, Paola Germana Reggiani Gelmini, e Elena Ugolini, preside di liceo, molto vicina a Comunione e Liberazione, che aveva già un posto nel comitato direttivo dell’Invalsi al tempo di Letizia Moratti. Poi si cerca di avviare una specie di riforma, affidando all’Invalsi anche il compito di definire un sistema per la valutazione dei diecimila dirigenti scolastici. Com’è ovvio, non senza problemi. Secondo il Quaderno bianco sulla scuola di Fabrizio Barca per svolgere i compiti che gli sono affidati l’Invalsi dovrebbe diventare un’authority, avere 400 esperti (oggi ha 48 dipendenti) e almeno 20 milioni (attualmente ha un budget di 6 milioni). Insomma, una Smart che dovrebbe andare come una Ferrari.

Passa un anno e Fioroni decide comunque di mettere fine al commissariamento, ricostituendo gli organi. Ma riducendo all’osso la struttura: da otto a tre membri. Perché l’operazione sia inattaccabile si stabilisce di far selezionare i componenti dell’Invalsi a una commissione di tre persone: due alti dirigenti del ministero, Giuseppe Cosentino e Lucrezia Stellacci, e Ugo Trivellato, ordinario di statistica all’Università di Padova.

L’avviso si pubblica sulla Gazzetta Ufficiale del 21 dicembre 2007. La scadenza per le domande è fissata per il 21 gennaio. Fa fede il timbro postale, ma con una velocità sorprendente anche per dei postini supermen, il giorno dopo, alle tre del pomeriggio, la commissione inizia a esaminare le domande: ne sono arrivate una cinquantina. Neanche 48 ore e il 24 gennaio, alle 18, è tutto finito. Con una rapidità supersonica quella stessa sera Fioroni firma il decreto di nomina dei tre componenti del comitato direttivo dell’Invalsi. E la mattina seguente, 25 gennaio, il consiglio dei ministri ratifica a razzo. Perché tanta fretta? Chissà. Ma il 25 gennaio non è un venerdì qualsiasi. Quel giorno il governo Prodi si riunisce dopo le dimissioni del suo premier. Il 24 gennaio, mentre freneticamente si completano le selezioni per l’Invalsi, il Senato sta negando la fiducia all’esecutivo di centrosinistra.

I tre prescelti sono Cipollone, Elena Ugolini e Claudio Giovanni Demartini, del Politecnico di Torino, al posto di Reggiani Gelmini. Il consiglio dei ministri designa pure il presidente, nella persona di Cipollone. Il giudizio degli esperti non è vincolante. Ma chi si ritrova in mano l’elenco degli idonei stilato dalla commissione non può non notare che fra i tre nominati dal governo manca proprio quello che aveva ottenuto il punteggio più alto. È Giorgio Allulli, ex direttore del settore istruzione del Censis, da molti anni dirigente dell’Isfol. Gli hanno dato 81 punti, contro 80 di Elena Ugolini, e 73 di Cipollone e Demartini. Eppure nella lista di quelli che dovrebbero rilanciare il merito nella scuola italiana il suo nome non c’è.

Dopo la nomina da parte del governo, la procedura prevedeva un passaggio alle commissione parlamentari, ma con il caos che c’era le commissioni non si sono riunite ed è scattato il silenzio assenso. A quel punto serviva soltanto il decreto di nomina del presidente, ma dopo le elezioni tutto si è bloccato di nuovo. Sono passati quattro mesi e nessuno sa dire quando e se l’Invalsi riemergerà dalle sabbie mobili del ministero e dalle insidie dello spoils system. Alla faccia dell’urgenza, di una scuola che va a rotoli, e anche del merito.

Sergio Rizzo, dal Corriere


Qual’è il marchi più pulito del 2007?

22 aprile, 2008

Scopro con piacere che a risultare più rispettoso dell’ambiente è proprio FIAT.

Tra i dieci marchi più venduti in Europa nel 2007, Fiat è risultato il migliore per le emissioni di CO2, avendo fatto registrare il valore medio più basso (137,3 g/km). La casa italiana ha battuto la concorrenza di Peugeot e Toyota (141,9 g/km), Citroen (142,2 g/km), Renault (146,4 g/km), Ford (149,1 g/km), Opel (152,9 g/km), Volkswagen (161,7 g/km), BMW (176,7 g/km) e Mercedes (188,4 g/km).

All’appuntamento con le nuove normative comunitarie in fatto di emissioni, che saranno varate nel 2012, Fiat intende migliorare ulteriormente attraverso un piano di interventi su motori e trasmissioni, che comprenderà pure l’arrivo di due motori ibridi, benzina e diesel.

Grazie alla presenza nella gamma di 500 e Bravo dei motori “Euro 5 ready” e ai più recenti T-Jet e Multijet figli della filosofia del downsizing (ma non va dimenticata neppure la gamma di veicoli a metano), la casa di Torino ha incassato l’importante risultato di battere la concorrenza in questo campo sempre più importante anche presso i consumatori.

Onore al genio e alla tecnologia italiani.

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No ai tagli fiscali, l’Italia risani i conti

12 febbraio, 2008
Mentre il calo delle tasse sul lavoro scalda la campagna elettorale, Padoa-Schioppa conferma: il tesoretto non esiste

BRUXELLES – In Italia tutti i candidati alle prossime elezioni devono puntare al rafforzamento dei conti pubblici. È il messaggio che arriva dall’Europa, dove alle ipotesi di riduzione delle tasse o di aumento dei salari, al centro del dibattito politico di casa nostra, si risponde con la richiesta di «misure specifiche» per consolidare il bilancio già nel 2008. «Noi non partecipiamo alla campagna elettorale italiana – ha detto il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, al termine della riunione dell’Eurogruppo – ma il rafforzamento del consolidamento delle finanze pubbliche è un buon messaggio per tutti i candidati», di centrodestra e di centrosinistra è stato il monito del guardiano dei conti europei per il quale sonolo chi ha i conti in ordine può permettersi tagli fiscali. L’Eurogruppo ha invitato l’Italia, che ha riscosso approvazione per il contenimento del deficit ottenuto nel 2007 dal ministro Padoa-Schioppa a un intervento più «ambizioso» nel 2008 e a riportare al 2010 l’obiettivo dell’equilibrio di bilancio slittato nel 2011. I ministri finanziari della zona euro hanno richiamato soprattutto la Francia a rispettare l’impegno di azzeramento del deficit nel 2010 senza pretendere la dilazione di 2 anni annunciata dal presidente Sarkozy lo scorso luglio.

PADOA SCHIOPPA E IL TESORETTO – E stamane prende il via la riunione dell’Ecofin che ha all’ordine del giorno la valutazione dei piani di stabilità di Italia, Francia e altri paesi della zona euro. Per l’Italia partecipa il ministro Padoa -Schioppa che mentre era in volo per Bruxelles avrebbe negato l’esistenza di entrate extra da redistribuire. «Il cosiddetto tesoretto non esiste – avrebbe detto il ministro dell’Economia, Padoa-Schioppa, ai suoi collaboratori riferisce il quotidiano la Repubblica – L’ho detto a dicembre e nel frattempo la situazione è solo peggiorata». Le parole del ministro sono arrivate nel giorno in cui Il Sole 24 Ore fa i conti in tasca allo Stato mettendo in dubbio l’esistenza del Tesoretto proprio mentre il calo delle tasse sul lavoro scalda la campagna elettorale. «Una priorità», secondo i sindacati e il sottosegretario all’Economia Alfiero Grandi che propone, dopo i conti della trimestrale, di dare un «anticipo della riduzione»: darebbe un aiuto alle famiglie e una spinta ai consumi per contrastare anche il rallentamento dell’economia. Ma per ridurre le tasse si deve partire dai conti sui quali, invece che l’arrivo di un nuovo tesoretto rappresentato dalle maggiori entrate, potrebbero profilarsi «extraspese» non previste per 7 miliardi, denuncia il quotidiano economico diretto da De Bortolo, che ipotizza nel 2008 un’espansione non preventivata della spesa per almeno 7 miliardi, che porterebbe il deficit dal 2,2% previsto ad oltre il 2,6%.

dal Corriere

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Canone RAI, la mossa dell’ombrello

11 febbraio, 2008

Roma – L’italianissima retenovela relativa alla tassa sul possesso di apparecchi “atti o adattabili” alla ricezione del segnale televisivo potrebbe trovare un felice epilogo. Lo spiega ADUC, che ha annunciato di aver formulato una particolare richiesta al ministero delle Finanze, una richiesta dalle conseguenze giuridiche.
L’associazione dei consumatori e degli utenti è, come ben sanno i lettori di Punto Informatico la promotrice di iniziative di ogni genere per porre termine all’incertezza su chi, come e quando debba pagare il canone: l’ultima novità si chiama interpello.
Spiega ADUC: “Da oltre un anno stiamo cercando di ottenere una risposta precisa dalle istituzioni: quali sono gli apparecchi atti o adattabili soggetti al canone/tassa? Lo abbiamo chiesto al servizio Rispondi Rai, alle sedi regionali della Rai, all’Agenzia delle Entrate, al ministro della Finanza. Lo abbiamo fatto per telefono, per lettera raccomandata a/r di messa in mora e con ben cinque interrogazioni parlamentari. Fino ad oggi, siamo stati cortesemente ignorati”. “Oggi – continua ADUC – proviamo a chiederlo tramite un interpello alla Direzione generale del ministero delle Finanze. Contrariamente ad altre forme di richiesta, se l’interpello non riceve risposta, il contribuente puo’ far valere la sua interpretazione della legge, senza incorrere in future sanzioni”.

Si tratta, dunque, di una sorta di ultimatum che il singolo cittadino può far valere nei confronti dell’inadempiente amministrazione dello Stato: se continuerà a non ricevere risposta alle sue richieste di chiarimento, l’utente potrà lavarsi le mani del Canone. Quel che è ovvio è che, se molti cittadini adotteranno questa strategia, è possibile che l’amministrazione finanziaria ne prenda atto e contribuisca finalmente a determinare se il canone sia dovuto anche per personal computer, smartphone, videoproiettori, videocitofoni e qualsiasi altro apparecchio dotato di schermo. ADUC, in particolare, individua 15 apparecchi potenzialmente interessati dal problema:
1. Computer senza collegamento Internet
2. Computer con collegamento Internet tramite modem analogico (56k)
3. Computer con collegamento Internet a banda larga (o Adsl)
4. Computer senza monitor
5. Monitor senza computer
6. Modem Adsl
7. Modem analogico 56k
8. Ipod ed altri Mp3 player con display capace di riprodurre sequenze video
9. Videocellulare
10. Videocitofono
11. Videocamera digitale con display
12. Macchina fotografica con display capace di riprodurre sequenze video
13. Videoregistratore Vhs
14. Riproduttore Dvd
15. Decoder
“Per questo – spiega ADUC – invitiamo tutti i cittadini sprovvisti di televisore, ma in possesso di altri apparecchi multimediali (computer, etc.) per i quali hanno ricevuto una richiesta di pagamento da parte della RAI a proporre un proprio interpello al ministero delle Finanze. Se non vi sarà risposta, si potrà tranquillamente non pagare più il canone/tassa per computer e altri apparecchi multimediali senza rischi di incorrere in sanzioni”.
Sul sito di ADUC il modulo per compilare e inviare l’interpello.

da Punto Informatico

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Italia.it, vogliono nascondere le carte

29 novembre, 2007

Roma – Ci sono voluti cinque mesi perché dal Governo pervenisse un nuovo no alla diffusione in pubblico degli atti relativi alla vicenda del portalone del turismo Italia.it. Può sembrare incredibile ma dopo il primo niet opposto alla richiesta di più di 1500 utenti italiani, dalla Commissione che si occupa della gestione dei documenti ne è arrivato un altro. Anche questa volta è contenuto in una lettera in burocratese, che tenta di giustificare il motivo per il quale quelle carte non possono essere diffuse, come aveva invece richiesto l’associazione Generazione Attiva.
je rimbalzaNella risposta del Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie che fa capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, si legge:

“Il dipartimento per il coordinamento amministrativo ha trasmesso a questo Ufficio la lettera del 25 Luglio 2007 diretta anche a codesta Associazione, con la quale è stata trasmessa la richiesta volta ad ottenere il rilascio della documentazione attinente la realizzazione del progetto portale turismo italia.it.
Questo dipartimento ha ritenuto di richiedere il parere della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi sul procedimento amministrativo, come previsto dalle leggi n 241/90 e n. 15=05, al fine di verificare la sussistenza o meno della legittimità, per codesta Associazione, di esercitare l’accesso alla documentazione suddetta.

A seguito dell’esame della domanda, la commissione ha concluso, con un motivato parere, che la domanda di accesso, come formulata da codesta Associazione, “…non rientra tra i diritti specifici dei consumatori…in quanto finalizzata genericamente a conoscere i costi della pubblica amministrazione, in funzione di un generico ed indistinto interesse al contenimento della spesa pubblica”.
Pertanto, conformemente alla pronuncia della Commissioni, si porta a conoscenza che la prodotta richiesta di accesso non può essere accolta”.

Una risposta che, com’è ovvio, in un’epoca in cui si inneggia alla trasparenza concessa dalle nuove tecnologie, non può che suscitare polemiche fortissime. Tanto più che riguarda una spesa controversa, sulla quale il Governo ha già fatto clamorosamente retromarcia e che è relativa proprio ad Internet, il mezzo sul quale è stato documentato giorno per giorno da molti, Scandalo Italiano in primis, l’incedere del letale progetto di Italia.it.
Proprio su Scandalo Italiano ora si parla del “muro degli impuniti”, una indignazione condivisa anche dai blogger e che disegna un quadro a tinte fosche. Le spese previste per il portalone del turismo, e ancor di più la decisione del Governo di cessare i finanziamenti, avrebbe secondo molti dovuto indurre ad una immediata totale trasparenza degli atti amministrativi che riguardano il portale, dalla sua nascita fino ad oggi. Million Portal Bay parla di “doppiezza”, Ischiablog parla di “occultamento” della documentazione e via dicendo.
Difficile prevedere a questo punto se e quando l’Esecutivo riterrà necessario informare i cittadini italiani di come siano stati buttati al vento tanti denari pubblici.

da Punto Informatico

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