Musica, le licenze libere spaventano la SIAE

8 luglio, 2008
Roma – Da anni se ne parla
e ora la Commissione Europea sembra aver perso la pazienza: alla UE non
va giù che le società nazionali di raccolta del diritto d’autore,
anziché cercare la via della liberalizzazione per far fronte al
digitale che avanza, si siano limitate ad una rete di accordi
incrociati destinati a proteggere le posizioni monopolistiche di
ciascuna. Non va giù al punto che ora la Direzione concorrenza
comunitaria sta lavorando su ipotesi che potrebbero sfociare in pesanti sanzioni antitrust per le 24 società che come la SIAE in Italia sono coinvolte in questo genere di raccolta.

Robin GibbUn’ipotesi che comprensibilmente non piace alla SIAE,
che racconta come molti autori proprio in questi giorni abbiano
espresso al presidente della Commissione José Manuel Barroso i propri
timori sotto forma di un appello pubblico. Temono che un regime di libera concorrenza tra le società di raccolta
in ambito europeo possa ridurre il settore ad un far west e creare una
corsa al ribasso del diritto d’autore, con conseguenze a cascata per
gli autori.

Va da sé che molti dei nomi che si sono mobilitati
sarebbero coinvolti direttamente da un’eventuale stretta: proprio come
in Italia per la SIAE, i maggiorenti di molte delle organizzazioni
uniche di raccolta sono nomi di spicco della musica, quelli che percepiscono le fette più importanti di diritti d’autore. Ai piccoli, ai giovani, agli emergenti, come noto, perlopiù arriva poco o niente.
La Commissione, invece, è pronta ad insistere per una liberalizzazione
che permetta agli autori di sfruttare i canali che preferiscono, demolendo i monopoli attuali e costruendo così un nuovo mercato, su nuove regole e più aperto.

Non è un caso dunque, se nella rappresentanza di ECSA (European Composer & Songwriter Alliance) che si è presentata dinanzi a Barroso
vi fossero nomi come Robin Gibb (nella foto in alto), che ha consegnato
un appello firmato, tra gli altri, da Paul McCartney, Ennio Morricone,
Caetano Veloso, David Gilmour ma anche Maurice Jarre, Bryan Ferry e via
dicendo. Gibb e gli altri hanno spiegato a Barroso che dal loro punto
di vista la condanna dei 24 monopoli e la revisione
dell’attuale sistema di raccolta significherebbe che “la attuale rete
internazionale di tutela delle opere musicali, cinematografiche,
radiotelevisive verrebbe messa in discussione, per quanto riguarda le
nuove tecnologie – on line, satellite ecc. – con gravi conseguenze per
gli aventi diritto”.

Non solo. Come recita la SIAE “si produrrebbe infatti una corsa al ribasso nei diritti d’autore che rappresentano il salario
degli autori e si determinerebbe una confusione nella gestione dei
diritti stessi per l’assenza di un unico referente in ogni territorio,
come invece accade oggi”. Secondo Gibb e gli altri “centinaia di
migliaia di piccole e medie imprese, autori ed editori, saranno
cancellati senza il vostro aiuto (di Barroso, ndr.). Riteniamo che
questo sarà un disastro epico per tutti gli europei, culturalmente,
socialmente ed economicamente”. Dal loro punto di vista la fine dei
monopoli significherebbe la fine del controllo dell’opera da parte
dell’autore. “Fondamentalmente – ha ribadito Gibb – è un diritto umano
che chi scrive un’opera abbia il controllo su di essa”.

un album di GibbChi
invece è del tutto favorevole ad un intervento deciso e risolutore
della Commissione, e che lo vede come l’unica via per accelerare il
processo di innovazione nelle forme di distribuzione delle opere
musicali, è l’industria della musica. Proprio in queste ore a Punto Informatico FIMI
fa sapere di sostenere la posizione della Direzione concorrenza
dell’Unione Europea (che lavora sull’ipotesi di sanzione) perché –
spiega – “è necessario assolutamente introdurre elementi di
competitività in Europa dove, a causa delle regole adottate dalle
collecting degli autori, la musica online è penalizzata”.

Va da sé che licenze liberalizzate e maggiore dinamicità, che i 220 nomi noti dell’appello a Barroso definiscono calamità, siano destinate a piacere a quegli autori emergenti che oggi spesso e volentieri si trovano a proteggere le proprie opere senza poter in alcun modo scegliere
le modalità di raccolta dei diritti e, come testimoniano in tanti,
senza spesso percepire alcun compenso per la diffusione delle proprie
opere negli ambiti della distribuzione che operano in accordo con SIAE
& C. in Europa.

Da Punto Informatico


Firefox 3 vuole governare il Web

17 giugno, 2008
Roma – Il Gran Paradiso a lungo promesso da Mozilla
agli utenti del Web sta per avverarsi. Nelle prossime ore Firefox 3 si
presenterà al pubblico nella sua veste finale, mostrando a tutti il
frutto di quasi tre anni di sviluppo: un lavoro iniziato prima ancora
del rilascio di Firefox 2, e sfociato in una riscrittura quasi completa
dell’ormai celebre browser open source.

Tra oggi e domani il debutto ufficiale di Firefox 3 verrà festeggiato in numerose località del mondo, a partire ovviamente dal quartier generale di Mozilla, nella città californiana di Mountain View: qui si terrà Camp Firefox, un evento a cui sono attesi migliaia di sviluppatori, giornalisti e semplici utenti. Tra i party informali organizzati in Italia si segnala quello
presso l’Università Milano Bicocca, nel piazzale di Biotecnologie, dove
i partecipanti sono invitati a portare “qualcosa per festeggiare”. Chi
desidera segnalare altri eventi italiani relativi al lancio di Fiefox 3
può avvalersi del forum di questa notizia.

Oggi Mozilla tenterà anche di inserire Firefox 3 nel Guiness dei primati come software più scaricato da Internet entro le prime 24 ore dal lancio. L’iniziativa prende il nome di Download Day,
e tutto fa pensare che Firefox e la sua community riusciranno a
centrare l’obiettivo. Nel momento in cui si scrive gli utenti che hanno
già preannunciato l’intenzione di partecipare alla sfida sono quasi un milione e mezzo,
di cui circa 60mila italiani. Il Bel Paese è, dopo Francia, USA,
Polonia, Brasile e Francia, il paese con il più elevato livello di
partecipazione (v. mappa).

Appena disponibile, la versione finale di Firefox 3 potrà essere scaricata da Mozilla.com, Mozilla Europe e Mozilla Italia. Come tradizione, il software sarà disponibile per Windows, Linux e Mac OS X in oltre 40 lingue, tra cui quella italiana.

In occasione del lancio di Firefox 3, Mozilla ha provveduto ad aggiornare il proprio sito dedicato agli add-on, addons.mozilla.org,
che ora sfoggia una grafica più accattivante, un nuovo e più
sofisticato motore di ricerca e un’interfaccia di navigazione capace di
mostrare le miniature con l’anteprima di estensioni e temi. Il
rinnovamento di questo sito si accompagna a quello del tool Componenti aggiuntivi
di Firefox, che ora consente di cercare e navigare tra estensioni,
plug-in e temi direttamente dalla finestra del programma. Molto utile
il fatto che la funzione di ricerca mostri solo i componenti compatibili
con la versione del browser utilizzata dall’utente: per visualizzare
l’elenco completo è sempre possibile cliccare sul relativo link che
rimanda al sito degli add-on.


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ADSL, Altroconsumo esplora le tariffe

6 giugno, 2008
Roma – L’ADSL accelera e frena. Accelera in velocità e frena sui prezzi, che sono in discesa rispetto a un anno fa. Due tendenze apparentemente favorevoli, ma che in Italia non bastano all’utenza che naviga in un mercato poco concorrenziale e costoso per chi sfrutta poco Internet. È questo il quadro dipinto dall’inchiesta di Altroconsumo sulle ADSL praticate dagli operatori di otto paesi europei.

L’indagine ha toccato le offerte di connettività a febbraio 2008 di Italia, Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Francia e Gran Bretagna. La poca competitività del mercato del Belpaese – osserva l’associazione – è sottolineata dalla differenza di prezzo (meno del 3%) tra la miglior tariffa dell”ex-monopolista Telecom Italia e quella dei competitor: “Sintomo che la vera concorrenza, da noi, stenta a decollare” chiarisce Altroconsumo.

I navigatori meno assidui, coloro che sfruttano la rete in modo sporadico e non continuativo (10 ore al mese) sono i più penalizzati: “Il provider italiano più conveniente – spiega Altroconsumo – è Tele2, ma costa il 120% in più della migliore tariffa europea (quella di Talk Talk da 7,70 euro). Ben cinque Paesi ci precedono con offerte più allettanti. Per chi naviga 150 ore al mese (profilo alto), l”Italia invece ha la terza tariffa più economica in Europa (sempre quella di Tele2 da 16,90 euro al mese) per quanto riguarda velocità standard. Per velocità più elevate, però, quasi tutti i paesi europei dell”inchiesta (tranne Spagna e Portogallo) hanno tariffe più convenienti delle nostre”.

Anche per quanto riguarda le cosiddette “offerte combinate”, che offrono servizi di telefonia affiancati da connettività Internet, le sorprese positive sono poche: “Il contratto più conveniente è il tedesco 2 play 6 Mb dell”ISP Unitymedia, con un costo mensile di 25 euro. Ma anche l”Italia può vantare una tariffa piuttosto vantaggiosa: con soli 4,80 euro in più c”è l”offerta del provider Wooow.it che con il suo contratto Liberatutti Formula Zero permette con 29,80 euro mensili di navigare a 7 Mb in download e 384 Kbps in upload e avere telefonate illimitate verso i telefoni fissi”.

“I contratti dei principali provider italiani (Tiscali e Wind Libero) – prosegue l’associazione – si collocano nella fascia di prezzo che va dai 39 ai 40 euro. Costano quindi più del 150% del contratto tedesco”. A questo indirizzo è possibile consultare un grafico comparativo di questa tipologia di offerte.

Altroconsumo, però, si vuole spingere oltre alla mera comparazione proponendo un programma di calcolo interattivo con cui l’utente può ottenere una classifica di tutte le offerte di connettività più convenienti in base al profilo di utilizzo dichiarato. E per chi vuole avere una panoramica completa sulle offerte praticate sul mercato italiano, l’associazione mette a disposizione degli utenti una banca dati di tariffe Internet con circa 350 piani tariffari (tra ADSL, ISDN, Fibra ecc) di provider operanti in Italia.

da Punto Informatico


Canone RAI, la mossa dell’ombrello

11 febbraio, 2008

Roma – L’italianissima retenovela relativa alla tassa sul possesso di apparecchi “atti o adattabili” alla ricezione del segnale televisivo potrebbe trovare un felice epilogo. Lo spiega ADUC, che ha annunciato di aver formulato una particolare richiesta al ministero delle Finanze, una richiesta dalle conseguenze giuridiche.
L’associazione dei consumatori e degli utenti è, come ben sanno i lettori di Punto Informatico la promotrice di iniziative di ogni genere per porre termine all’incertezza su chi, come e quando debba pagare il canone: l’ultima novità si chiama interpello.
Spiega ADUC: “Da oltre un anno stiamo cercando di ottenere una risposta precisa dalle istituzioni: quali sono gli apparecchi atti o adattabili soggetti al canone/tassa? Lo abbiamo chiesto al servizio Rispondi Rai, alle sedi regionali della Rai, all’Agenzia delle Entrate, al ministro della Finanza. Lo abbiamo fatto per telefono, per lettera raccomandata a/r di messa in mora e con ben cinque interrogazioni parlamentari. Fino ad oggi, siamo stati cortesemente ignorati”. “Oggi – continua ADUC – proviamo a chiederlo tramite un interpello alla Direzione generale del ministero delle Finanze. Contrariamente ad altre forme di richiesta, se l’interpello non riceve risposta, il contribuente puo’ far valere la sua interpretazione della legge, senza incorrere in future sanzioni”.

Si tratta, dunque, di una sorta di ultimatum che il singolo cittadino può far valere nei confronti dell’inadempiente amministrazione dello Stato: se continuerà a non ricevere risposta alle sue richieste di chiarimento, l’utente potrà lavarsi le mani del Canone. Quel che è ovvio è che, se molti cittadini adotteranno questa strategia, è possibile che l’amministrazione finanziaria ne prenda atto e contribuisca finalmente a determinare se il canone sia dovuto anche per personal computer, smartphone, videoproiettori, videocitofoni e qualsiasi altro apparecchio dotato di schermo. ADUC, in particolare, individua 15 apparecchi potenzialmente interessati dal problema:
1. Computer senza collegamento Internet
2. Computer con collegamento Internet tramite modem analogico (56k)
3. Computer con collegamento Internet a banda larga (o Adsl)
4. Computer senza monitor
5. Monitor senza computer
6. Modem Adsl
7. Modem analogico 56k
8. Ipod ed altri Mp3 player con display capace di riprodurre sequenze video
9. Videocellulare
10. Videocitofono
11. Videocamera digitale con display
12. Macchina fotografica con display capace di riprodurre sequenze video
13. Videoregistratore Vhs
14. Riproduttore Dvd
15. Decoder
“Per questo – spiega ADUC – invitiamo tutti i cittadini sprovvisti di televisore, ma in possesso di altri apparecchi multimediali (computer, etc.) per i quali hanno ricevuto una richiesta di pagamento da parte della RAI a proporre un proprio interpello al ministero delle Finanze. Se non vi sarà risposta, si potrà tranquillamente non pagare più il canone/tassa per computer e altri apparecchi multimediali senza rischi di incorrere in sanzioni”.
Sul sito di ADUC il modulo per compilare e inviare l’interpello.

da Punto Informatico

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RAI, aumenta il Canone

19 dicembre, 2007

Roma – Il Canone della Discordia, il famigerato e controverso Canone RAI, nel 2008 peserà per 106 euro. La conferma a quanto già emerso nelle scorse settimane è arrivata ieri, quando il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ha posto la sua firma sotto il decreto che “ritocca” il Canone.
Per la RAI, questo significa poter incassare l’anno prossimo 32 milioni di euro in più, molto al di sotto di quei 188 milioni di euro che rappresentano il previsto passivo per il 2008.
Digerito dunque l’aumento del canone, rimane evidentemente aperta la questione di come verranno rimediati gli altri fondi mancanti. Come noto secondo il vertice RAI, come il presidente Claudio Petruccioli, il problema è l’evasione del canone, un’evasione che si vorrebbe combattere imponendo il pagamento nella bolletta dell’elettricità. Una proposta che vede però contrario lo stesso Gentiloni, non per motivi di principio ma perché vi sono “problemi tecnici legati all’impatto generale della pressione fiscale che aumenta anche con meccanismi di recupero dell’evasione”. Dietro l’angolo, inoltre, vi potrebbero essere contenziosi sul tema con l’Unione Europea.

In tutto questo, e anche questa non è una novità, si è deciso di aumentare un balzello che, come ben sanno i lettori di Punto Informatico, affoga nell’incertezza. Né da parte del Governo né tantomeno dalla RAI sono finora giunte spiegazioni di sorta che chiariscano chi deve pagare il canone. Una questione dirompente ma ritenuta apparentemente assai meno rilevante dell’importo del canone stesso.

da Punto Informatico

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Google sarà operatore di telefonia mobile

3 dicembre, 2007

San Francisco – Google è sempre più mobile computing: alla voglia di spettro già manifestata tempo addietro, quest’oggi la società aggiungerà la propria partecipazione all’asta per le frequenze USA dei 700 MHz, gettando le basi per un possibile ruolo di carrier oltre che di sviluppatore tecnologico di piattaforme integrate specificatamente pensate per le comunicazioni senza fili.
Chris Sacca, a capo delle iniziative speciali di Google, ha mostrato una mappa delle frequenze disponibili messe all’asta dalla FCC, all’interno del range 698-806MHz. Di queste, le parti più interessanti per gli operatori di telefonia mobile e Google stesso sono i blocchi “C” e “D”. Il blocco C, in particolare, copre 2 spezzoni di frequenza “lunghi” 11 MHz ciascuno, per un totale di 22 MHz impiegabili a scopi commerciali sull’intero territorio statunitense.
Per Eric Schmidt, CEO e presidente di Google, “I consumatori meritano più competizione e innovazione di quella che è attualmente presente nel mondo delle comunicazioni mobili. Non importa quale dei partecipanti all’asta alla fine prevarrà, i reali vincitori saranno i consumatori americani che probabilmente potranno godere di una maggiore scelta di prima nei modi con cui accedere a Internet”.

 

Non importa chi sarà il vincitore, perché Google sarà comunque protagonista del mobile computing prossimo venturo: la piattaforma integrata Android, spinta dal cuore open source, garantisce alla società dai mille tentacoli interessi una centralità che potrebbe sparigliare i concorrenti.
Di certo, avere in concessione quei fatidici 22 MHz – per cui BigG potrebbe tirar fuori 4,6 miliardi di dollari – faciliterebbe di molto le cose ai consumatori “che avranno il diritto di scaricare qualsiasi applicazione vogliano sui propri dispositivi mobili, e il diritto di usare qualsiasi dispositivo vogliano sulla rete”, come sostiene ancora Sacca. Ma le faciliterebbe anche a Google, che è costantemente impegnato a conquistare nuove opportunità di business e nuovi mercati della connettività con e senza fili.
“Lo spettro è il Re; possiedi tutto”, sostiene l’analista Iain Gillott in un articolo con cui prova a tracciare i possibili scenari futuri dopo l’entrata di Google nel mercato delle comunicazioni mobili. Non solo la disponibilità di un proprio network farà aggiungere ancora più soggetti al già ricco portfolio di clienti dell’azienda, ma permetterà altresì di controllare la direzione di sviluppo della prossima generazione del network wireless, per lo meno negli USA.
Vi è poi l’interesse di Google per i servizi di connettività WiFi, a cominciare dalla rete gratuita costruita nella città natale della società: Mountain View, in California. Se insomma la cosiddetta autostrada telematica via cavo è diventata improvvisamente ingolfata e strozzata, il modo migliore per gettare le basi di una Internet al passo coi tempi appare proprio l’investimento nel mercato wireless che sta così a cuore a BigG.

Alfonso Maruccia su Punto Informatico

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Italia.it, vogliono nascondere le carte

29 novembre, 2007

Roma – Ci sono voluti cinque mesi perché dal Governo pervenisse un nuovo no alla diffusione in pubblico degli atti relativi alla vicenda del portalone del turismo Italia.it. Può sembrare incredibile ma dopo il primo niet opposto alla richiesta di più di 1500 utenti italiani, dalla Commissione che si occupa della gestione dei documenti ne è arrivato un altro. Anche questa volta è contenuto in una lettera in burocratese, che tenta di giustificare il motivo per il quale quelle carte non possono essere diffuse, come aveva invece richiesto l’associazione Generazione Attiva.
je rimbalzaNella risposta del Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie che fa capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, si legge:

“Il dipartimento per il coordinamento amministrativo ha trasmesso a questo Ufficio la lettera del 25 Luglio 2007 diretta anche a codesta Associazione, con la quale è stata trasmessa la richiesta volta ad ottenere il rilascio della documentazione attinente la realizzazione del progetto portale turismo italia.it.
Questo dipartimento ha ritenuto di richiedere il parere della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi sul procedimento amministrativo, come previsto dalle leggi n 241/90 e n. 15=05, al fine di verificare la sussistenza o meno della legittimità, per codesta Associazione, di esercitare l’accesso alla documentazione suddetta.

A seguito dell’esame della domanda, la commissione ha concluso, con un motivato parere, che la domanda di accesso, come formulata da codesta Associazione, “…non rientra tra i diritti specifici dei consumatori…in quanto finalizzata genericamente a conoscere i costi della pubblica amministrazione, in funzione di un generico ed indistinto interesse al contenimento della spesa pubblica”.
Pertanto, conformemente alla pronuncia della Commissioni, si porta a conoscenza che la prodotta richiesta di accesso non può essere accolta”.

Una risposta che, com’è ovvio, in un’epoca in cui si inneggia alla trasparenza concessa dalle nuove tecnologie, non può che suscitare polemiche fortissime. Tanto più che riguarda una spesa controversa, sulla quale il Governo ha già fatto clamorosamente retromarcia e che è relativa proprio ad Internet, il mezzo sul quale è stato documentato giorno per giorno da molti, Scandalo Italiano in primis, l’incedere del letale progetto di Italia.it.
Proprio su Scandalo Italiano ora si parla del “muro degli impuniti”, una indignazione condivisa anche dai blogger e che disegna un quadro a tinte fosche. Le spese previste per il portalone del turismo, e ancor di più la decisione del Governo di cessare i finanziamenti, avrebbe secondo molti dovuto indurre ad una immediata totale trasparenza degli atti amministrativi che riguardano il portale, dalla sua nascita fino ad oggi. Million Portal Bay parla di “doppiezza”, Ischiablog parla di “occultamento” della documentazione e via dicendo.
Difficile prevedere a questo punto se e quando l’Esecutivo riterrà necessario informare i cittadini italiani di come siano stati buttati al vento tanti denari pubblici.

da Punto Informatico

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