Ferrero: «Droghe alla portata di tutti»

11 luglio, 2007

ROMA
Quasi un italiano su tre ha fumato uno spinello almeno una volta nella
vita e il calo dei prezzi fa dire al ministro per la Solidarietà
sociale Paolo Ferrero che le droghe sono «alla portata di tutte le
tasche». Le morti per overdose sono state 517 (-20%), ma quelle legate
all’alcol sono 24 mila. Il dato è contenuto nelle relazione annuale al
Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia. Il costo
sociale del consumo di droghe è stimato per il 2006 a 10,5 miliardi di
euro, pari allo 0,7% del Pil e all’1,2% della spesa delle famiglie
italiane.
In quattro anni (dal 2001 al 2005) la percentuale di
consumatori di marijuana è aumentata del 45%, passando dal 22% della
popolazione al 32%. Tra gli studenti la percentuale dei fumatori di
marijuana è del 24,5%. La relazione registra non solo un aumento nel
consumo di cannabinoidi, ma anche di cocaina, mentre quello di eroina
resta stabile. È cresciuto del 2,2% il consumo di allucinogeni e
stimolanti.

(Emblema)
(Emblema)

DATI – Dal 2001 al 2005 sono aumentate le
persone che consumano più sostanze illegali: dal 14% al 17%. L’uso
concomitante di più droghe è particolarmente diffuso fra gli studenti
(22%) mentre l’87% assume la cannabis come unica droga illegale.
Le
regioni con più consumatori sono il Lazio per i cannabinoidi (10,6%),
la Lombardia per la cocaina (4,7%), la Liguria per l’eroina (0,7%).
L’uso di anabolizzanti riguarda gli studenti maschi (8 studenti su 10
mila); il 21% ne ha fatto uso 20 volte o più. Fra gli studenti l’uso di
cocaina è limitato al 4%, mentre quello di eroina all’1,6%. La
discoteca è indicata come il luogo privilegiato dagli studenti per
l’acquisto della cocaina.

ALCOL E FUMO
– Fra il 2001 e il 2005 si è avuto un calo nel consumo di bevande
alcoliche (per lo più fra i maschi) e delle sigarette (dal 36,3% nel
2001 al 32% nel 2005). Se il fumo attrae meno gli uomini (-6,6%), nelle
donne è in crescita (+6,4%). In controtendenza, gli studenti bevono più
alcol: dal 64,7% del 2000 al 69,7% del 2006. Fra le ragazze si fuma
tabacco tutti i giorni (27,7%) più che rispetto ai coetanei (26,6%). La
relazione stima che siano 176 mila le persone in trattamento nei Sert.
Fra coloro che sono stati in trattamento e che si sono sottoposti al
test Hiv (67.300), il 12% è risultato positivo; il 39,5% al virus
dell’epatite B e il 61,9% a quello dell’epatite C.

MERCATO
Il mercato italiano è stato alimentato nel 2006 prevalentemente da
cocaina prodotta in Colombia, da eroina afghana, da hashish prodotto in
Marocco, da marijuana albanese e dalle droghe sintetiche provenienti
per lo più dall’Olanda. L’Italia viene considerata il secondo Paese
europeo per il consumo di cocaina dopo la Spagna, alla pari con il
Regno Unito. Le forze dell’ordine nel 2006 hanno sequestrato 4.625 kg
di cocaina, rispetto alle 1.812 del 2001.
PREZZI E PUREZZA
Dal 2001 al 2006 la media dei prezzi è passata da 99 a 83 euro per
grammo per la cocaina (-16%), da 68 a 52 per l’eroina nera (-24 %) e da
84 a 78 per l’eroina bianca (-7%); un aumento della media dei prezzi si
osserva per una singola pasticca di ecstasy e dose di Lsd, mentre
rimane invariata quella dei cannabinoidi. Calano i prezzi ma anche la
purezza: nell’ecstasy, ad esempio, la percentuale media di sostanza
pura (Mdma) riscontrata nei quantitativi analizzati nel 2006 è scesa a
poco più del 18% contro circa il 28% del 2001. Lo scorso anno è stato
stimato che sono stati 30 mila i nuovi consumatori di oppiacei e 9.500
a quelli di cocaina.

PERCEZIONE DEL RISCHIO
– È l’eroina la droga percepita come più dannosa (oltre il 95%),
seguita dalla cocaina. Il tabacco è considerato rischioso per la salute
da oltre l’85% dei soggetti: si osserva tuttavia una diminuzione
significativa nella percezione del rischio tra il 2003 e il 2005 tra i
soggetti di età comprese tra i 25 e i 44 anni. La cannabis, percepita
come dannosa per la salute dal 70% degli intervistati, viene
considerata sostanza rischiosa da un numero sempre minore di soggetti.
Quasi 5 milioni di italiani avrebbero cambiato opinione nell’arco di
soli quattro anni, passando da un’opinione negativa a una posizione di
non esplicita disapprovazione.

dal Corriere

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Nuova 500: motore verde e niente doppiette

6 luglio, 2007

TORINO – Dimenticare le vecchia 500. Terminate le dovute celebrazioni, la parola d’ordine dovrebbe essere proprio questa. Perché guidare la nuova piccola Fiat è tutta un’altra cosa. E se vista da fuori le linee sono più o meno «quelle», sotto il cofano e dentro la macchina si ha l’impressione capovolta: non più un tuffo nel passato, ma un passo verso il futuro. La prima sensazione, quando ci si siede al volante, è quella della solidità e della compattezza.

I sedili già montati sulla Panda (robusti, alti, ergonomici) e il volante solido tra le mani trasmettono sicurezza. «Abbiamo scelto i materiali per gli interni con una cura maniacale — spiega Luca De Meo, amministratore delegato di Fiat Automobiles —. La ricerca della qualità, reale e percepita, è stato il nostro obiettivo primario. Questo non voleva essere solo un remake della vecchia 500. Di quell’auto dovevamo richiamare solo la compattezza estetica e l’accessibilità economica. Ma il presente è il frutto della tecnologia più avanzata». Quindi i nostalgici si rassegnino. Niente gracchiate, niente borbottii e niente doppietta. Ma piuttosto un’auto silenziosa che fila come un treno e che in curva, anche a velocità sostenute, resta ben piantata in terra. Può avere tre tipi di motori. Due sono a benzina: il 1.2 da 69 cavalli e il 1.4 da 100 cavalli. Ma è soprattutto con il 1.3 Multijet 16 valvole da 75 cavalli che Fiat tenterà di raggiungere l’obiettivo dichiarato di vendere 120 mila pezzi all’anno. «Questi sono tutti motori già predisposti per rispettare le normative europee sull’Euro5 — precisa De Meo —. Ma non intendiamo fermarci qui».

Già, sulla ricerca di motori sempre più ecologici Fiat è decisa a sorpassare tutti. «A prescindere da quelle che saranno le decisioni in sede europea — annuncia infatti Sergio Marchionne, amministratore delegato del Gruppo — e indipendentemente da cosa faranno gli altri costruttori, noi ci impegniamo a raggiungere entro il 2012 il più basso livello medio ponderato di Co2. Nessun altro costruttore è in grado di farlo». Ma torniamo al volante della luxury baby, personalizzabile in 549.936 varianti. Il cruscotto è molto colorato divertente, i comandi facilmente raggiungibili. Lo spazio per guidatore e passeggero è abbondante. Chi sta dietro non è proprio in poltrona. Forse si poteva fare qualcosina in più per le gambe: un minimo di 10 centimetri e un massimo di 30 tra divano e schienale dei sedili anteriori è un p o ‘ poco rispetto a altri modelli della stessa categoria. Però a pensarci bene, a quale categoria appartiene la nuova 500? È una city car, d’accordo. Ma è davvero con le altre city car che dovrà contendersi clienti e quote di mercato? O piuttosto il tentativo è quello di andare alla caccia di clienti glamour come quelli che comprano per esempio la Mini? Gli indizi portano in questa direzione. Ma quanto costa? I prezzi variano a seconda degli allestimenti. Si parte da 10.500 per arrivare fino a 14.500 euro: 6 o 7 stipendi di un impiegato, più o meno. Nel 1957, quando la 500 costava 465 mila lire e un impiegato al mese ne guadagnava 50 mila, di stipendi ne occorrevano dieci. Ma pochi, già allora, seppero resistere alla tentazione.

 

 

Maurizio Donelli dal Corrieretutte le foto qui

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“Usala meno, comprala meglio” Legambiente presenta la classifica dei veicoli più o meno amici dell’ambiente

20 aprile, 2007
Non tutti gli Euro 4 sono uguali ecco i consigli di Legambiente per una mobilità sostenibile

Honda Civic e Toyota Prius sono le meno inquinanti. Seguite da Citroen C1, Peugeot 107 e la Toyota Aygo. Nessuna italiana tra le prime dieci, ma la Fiat ha una buona rappresentanza tra le monovolume più rispettose dell’ambiente. tra i furgoncini commerciali fino a mille chili di carico, i migliori sono il Fiesta Van CNG Gas della Ford, il Fiat Panda Van 1.2, e il Combo Opel 1.6 CNG Gas.

Questi i risultati di “Usala meno, comprala meglio” il primo rapporto italiano sull’impatto globale di furgoni e automobili curato da Legambiente e dall’associazione svizzera traffico e ambiente (Ata), realizzato con il contributo di SEP e di City Logistic Expo di PadovaFiere.
Legambiente e Ata hanno messo sotto la lente ben 500 modelli – i più diffusi in commercio oggi in Italia- tutti Euro4 e 160 furgoni commerciali. Fra i 18 parametri di analisi c’è il consumo di carburante, la rumorosità, le emissioni di gas serra (CO2) e quelle inquinanti con impatto sanitario che hanno portato a stilare una vera e propria classifica dei modelli più o meno virtuosi, giungendo alla conclusione che non tutti gli Euro4 sono uguali.

Oltre alla classifica assoluta che assegna un voto ad ogni mezzo, la ricerca mette a confronto anche i veicoli della stessa casa produttrice e i mezzi della stessa classe: mini, piccole, medie inferiori, medie, medie superiori, van 5 posti, van 7 posti, e 4×4. Per ognuna di queste categorie sono stati individuati i modelli meno compatibili con l’ambiente. Per le mini il primato negativo va alla Panda 1.3 Multijet 4×4, per le piccole alla Seat Ibiza 1.9 TDI PD, per le medie inferiori alla Caliber 2.0 L4 TD della Dodge, per le medie alla Ford Mondeo 2.2 TDCI SW GHIA, per le medie superiori alla Skoda Superb 2.5 TDI, per i Van 5 posti alla Chrysler PT Cruiser 2.2 CRD touring, per i Van 7 posti alla Chrysler Voyager 2.8 CRD Common Rail 2007MY, infine per le 4×4 alla Kia Sorento 2.5 CRDi.

Dalla ricerca emerge che il panorama italiano delle auto in commercio non è così roseo. Su 465 automobili euro 4 analizzate solo 90 (57 benzina, 30 diesel e 3 gas) possono fregiarsi delle 5 stelle (il massimo della ecocompatibilità) mentre ben 184 (105 a benzina, 78 diesel e 1 gas)modelli ottengono solo 1 o 2 stelle, dimostrando scarce performanches ambientali.
Sugli 86 furgoncini presi in esame solo 3 (1 a benzina e 2 a gas) conquistano le 5 stelle mentre la stragrande maggioranza, 70 (15 benzina e 55 diesel), hanno solo 1 o 2 stelle.

Ma perché una classifica italiana delle 4 ruote? Per scegliere i veicoli che inquinano meno, anche se Legambiente è convinta che la vera mobilità sostenibile si ottiene innanzitutto privilegiando i mezzi pubblici, gli spostamenti a piedi e in bicicletta e le altre possibilità che prescindono dal possesso di un’auto come il car-sharing o il car-pooling. Una guida affidabile all’acquisto, dunque, anche per quanti vogliono sfruttare le opportunità contenute nell’ultima Finanziaria che incentiva il passaggio a modelli più ecologici.

Legambiente vuole così sostenere l’uso consapevole, per il portafoglio e per l’ambiente, dei mezzi di trasporto nel loro complesso, per due principali motivi: l’urgenza di ridurre le emissioni che alterano il clima prodotte dai trasporti e quella di ridurre PM10 e polveri ancor più sottili ribadendo per questo un’assoluta priorità: montare i filtri antiparticolato su tutti i camion e le auto diesel di nuova costruzione. La prima è una priorità economica e ambientale, la seconda è una necessità urgente per la salute pubblica.

Legambiente ritiene che vendere oggi auto diesel sprovviste di filtro antiparticolato sia un modo per mettere in circolazione delle auto inutilmente più inquinanti ad un prezzo peraltro identico a quello di altri modelli che emettono meno polveri inquinanti.
I costruttori, secondo l’associazione, dovrebbero riflettere sul fatto che l’inverno scorso sempre più sindaci e presidenti regionali hanno vietato la circolazione di auto a gasolio, anche “Euro 4”, che non erano dotate di filtro e che alcune regioni, come la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Piemonte sono pronte ad obbligare l’applicazione di trappole per le micropolveri sui vecchi camion. La firma al decreto di omologazione dei filtri per tutti i veicoli commerciali però ancora non c’è. Che cosa aspettano i ministri dell’Ambiente, dei Trasporti e della Sanità a vararlo? Ci sono lobby avverse o è semplice (ma colpevole) disattenzione? Noi intanto, di polvere ne abbiamo ormai pieni i polmoni.

Alla luce della ricerca Legambiente propone
Al governo
* Subito i FAP obbligatori per legge
* più soldi al TPL locale, al trasporto su ferro e al cabotaggio. Serve una legge speciale.
La finanziaria stanzia 90 milioni di Euro annui per un triennio per la mobilità sostenibile in città. Una bazzecola se si considera che per costruire una linea tramviaria in una città media (come Padova) il costo si aggira sui 100 ml di euro.
* Incentivi per la rottamazione auto più mirati su categorie di auto meno inquinanti.
* Tassare i SUV e i mezzi più inquinanti.

Agli enti locali
* Road pricing e altre forme di tariffazione del traffico urbano per limitarlo e nel contempo finanziare le alternative all’auto.
* Pm10, maggiore serietà nelle limitazioni invernali della circolazione. Non esentare i diesel (anche euro 4) senza Filtri anti-particolato. Controlli più stretti.
* I fondi locali destinati ad incentivare le rottamazioni sarebbero in più utili per potenziare il TPL, car sharing, car pooling e piste ciclabili.

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Cresce la mobilitazione italiana contro IPRED2

30 marzo, 2007

Sono bastate 24 ore perché l’appello del senatore Fiorello Cortiana ai membri del Parlamento Europeo sulla direttiva IPRED2 raccogliesse il sostegno di molti utenti Internet italiani. La mobilitazione web
promossa dallo stesso Cortiana si è tradotta fin qui, mentre scriviamo,
in più di 1000 email con cui utenti di tutta Italia intendono dar forza
a quell’appello.

Tra i sottoscrittori di quella lettera
anche associazioni, operatori Internet, esperti di cultura digitale,
esponenti locali di associazioni politiche e giornalisti. Ma, oltre
alle sottoscrizioni, lo sforzo comune sta portando i contenuti
dell’iniziativa di Cortiana su una molteplicità di siti. La sensazione
è che sia stato colto il senso di urgenza espresso
dal senatore: il Parlamento Europeo si esprimerà sulla direttiva il 24
aprile e c’è davvero poco tempo per far pervenire agli eurodeputati
tutte le perplessità.

La home page di TntVillage.org ormai da molte ore è dominata dall’appello di Cortiana mentre nascono petizioni web e siti informativi iniziano a parlarne.

Se a livello europeo si sta muovendo ormai da qualche tempo con un sito dedicato quella Foundation for a Free Information Infrastructure che già ebbe un ruolo fondamentale nella bocciatura della direttiva sui brevetti del software, in Italia un grosso lavoro di documentazione e proposizione lo stanno svolgendo i promotori di LiberoSapere, gruppo di studio legato al PdCI.

Un’analisi
di Roberto Galtieri di Libero Sapere racconta il dibattito in corso
sulla proposta di direttiva e analizza i punti cardine dai quali
emergono proposte emendative che si spera di poter spingere in sede di assemblea plenaria dell’Europarlamento.

A contribuire alla diffusione di nuova consapevolezza
sul significato di IPRED2 e sulle conseguenze che potrebbe provocare in
Europa e in Italia, sono anche centinaia di blog italiani. Ne parla m4ss.net, lo riprende l’associazione culturale Ondanomala, BloMg55 e Idenews.info mentre Enrico Rubboli parla
di una “guerra in corso”, la “Guerra delle Major al web 2 (inteso come
user-created-content), al file sharing, alla creatività”.

Gnuvox.info si lamenta
del fatto che “esattamente come accadde durante le campagne contro i
brevetti software, per IPRED2 non c’è dibattito pubblico ma cene e
incontri nei corridoi di Bruxelles” mentre Inchiostro Digitale si chiede se siamo dinanzi all’arrivo di un nuovo “Grande Fratello informatico”.

da Punto Informatico

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Costi ricarica, accuse agli operatori

2 marzo, 2007

Si avvicina il termine fissato dal decreto Bersani in merito al credito dei piani tariffari “ricaricabili”, con l’abolizione dei costi di ricarica e della scadenza del credito prepagato. Ma in rete circolano voci di un intento contrario, o quantomeno da chiarire, da parte di alcuni operatori mobili. L’enigma sarebbe aperto su Wind e – per la scadenza delle SIM – su Vodafone.

Il blog di Windworld segnala l’introduzione di tre nuovi piani tariffari prepagati che l’azienda dell’Arancia varerà dal 5 marzo, e che, in conformità al pacchetto Bersani, non prevedranno addebiti di costi di ricarica. Secondo il blog, dal 5 marzo, i nuovi piani tariffari – che prevedono inoltre 15 centesimi di euro sull’invio di ogni SMS – sostituiranno i precedenti nell’offerta di Wind. Ma evidenzia che solo per questi tre nuovi piani non esisteranno più costi di ricarica, sia utilizzando vecchie ricariche ancora in vendita sia utilizzando quelle nuove, commercializzate a breve. Gli utenti con i vecchi piani tariffari, invece, continuerebbero a pagare i costi aggiuntivi sulle ricariche da 10 e da 25 euro. Il passaggio ai tre nuovi piani sarebbe comunque concesso senza addebiti aggiuntivi ai vecchi clienti (mentre saranno preattivati sulle nuove SIM).

Questa opzione sarà sufficiente a far ritenere Wind “adempiente” rispetto alla nuova normativa? WindWorld non è di questo avviso, e non lo è neppure Andrea D’Ambra, presidente dell’associazione di difesa dei consumatori Generazione Attiva, nonché primo firmatario dell’ormai storica petizione online finalizzata all’abolizione dei costi di ricarica: “Speriamo vivamente che queste voci vengano immediatamente smentite da Wind perché altrimenti ci troveremmo in presenza di un gravissimo abuso che non tollereremo in alcun modo. Ricordiamo in prima istanza ai clienti Wind che in tal caso la prima cosa da fare è cambiare operatore contemporaneamente dopo aver prontamente denunciato quest’ultimo”.

Ma D’Ambra vuole approfondire anche le mosse di un altro operatore. “Ci pervengono inoltre – aggiunge – numerose segnalazioni secondo cui Vodafone non starebbe adempiendo pienamente al decreto per quanto riguarda i limiti temporali all’utilizzo del credito (scadenza della SIM). Per quanto esposto sopra chiediamo all’Authority Garante per le Telecomunicazioni di adempiere al suo dovere istituzionale verificando subito tali informazioni e provvedendo a sanzionare gli operatori indisciplinati”. La scadenza della SIM, che implica usualmente la cancellazione del credito residuo non fruito alla data della disattivazione, è peraltro al centro di una recente decisione del giudice di pace di Napoli Riccardo De Miro, che ha obbligato il gestore telefonico a rimborsare l’utente.

Un’altra segnalazione arriva invece dal Movimento Difesa del Cittadino, che critica le nuove offerte Vodafone. Il gestore, sostiene MDC, “ha aumentato del 26% il costo dello scatto alla risposta, da 15 a 19 centesimi su tre delle cinque offerte, vanificando i benefici del decreto Bersani e il lavoro dell’Autorità per le Comunicazioni e delle associazioni dei consumatori”. MDC formula anche una propria stima sull’impatto economico delle nuove offerte: “Su base annua gli aumenti saranno, per i soli scatti alla risposta, di 73 euro (5 telefonate al giorno), 146 euro (10 al giorno), 219 euro (15 al giorno) e 292 euro (20 al giorno)”.

E oltre all’aumento del costo delle chiamate, MDC denuncia una presunta violazione del Codice delle Comunicazioni elettroniche: “Vodafone per la restituzione del traffico residuo di una SIM disattivata per scadenza, portabilità o per la quale si vuole esercitare il diritto di recesso, chiede il pagamento di 8 euro, sottoforma di carta servizi, e l’invio di una raccomandata (3,40 euro). Quindi – calcola MDC – fino a 12 euro di traffico residuo l’utente non avrà alcuna convenienza a richiederlo. Tutto ciò viola le più elementari garanzie degli utenti e per questo l’associazione denuncerà l’iniziativa all’Agcom e all’Antitrust per verificare l’ingannevolezza della pubblicità”.

Sulla questione “costi di ricarica”, D’Ambra aggiunge infine l’elemento “rimborso”: “Ora gli operatori dovranno rimborsare tutti i costi di ricarica ingiustamente prelevati in dieci anni ai cittadini italiani che hanno fatto entrare nelle loro casse solo 1,7 miliardi di euro nell’ultimo anno. Su questo Generazione Attiva sta lavorando con uno staff legale per offrire ai propri iscritti la possibilità di ottenere il rimborso”.

Dario Bonacina su Punto Informatico

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Licenze WiMax, entro giugno il bando

16 febbraio, 2007

Roma – Entro questa estate, entro giugno, partiranno i bandi di gara per l’assegnazione delle licenze WiMax, quelle che consentiranno agli operatori di offrire finalmente gli attesi servizi wireless broad band.

Lo
ha affermato ieri il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni,
spiegando che il WiMax può rivelarsi una risorsa indispensabile per abbattere il digital divide
che affligge tuttora moltissimi italiani, in particolare nei comuni più
piccoli. Una tesi condivisa anche dai molti che però sostengono la campagna contro le licenze WiMax italiane, secondo cui è necessario puntare anche su uno WiMax “libero”.

Secondo
Gentiloni, è necessario continuare ad investire nell’infrastruttura
telefonica digitale, che oggi copre l’89 per cento del territorio, ma è
altrettanto indispensabile “dare nuove opportunità di accesso alla
banda larga attraverso le onde radio. Abbiamo un’intesa con il
ministero della Difesa che ci consentirà di introdurre anche in Italia
il WiMax, che consente l’accesso senza fili a Internet e banda larga.
Fatto importantissimo per i piccoli comuni, più difficilmente
raggiungibili da investimenti privati”.

Ed è curioso che proprio nei giorni in cui arriva il sospirato annuncio per un “WiMax all’italiana” in rete non si faccia che parlare di Deregulating Spectrum, l’ultima offensiva del celeberrimo professore di Stanford Lawrence Lessig, tra l’altro promotore di Creative Commons.

Secondo
Lessig “il punto è la deregolamentazione delle frequenze.
Deregolamentazione non significa che mettiamo all’asta le frequenze
(come prevede di fare il governo italiano, ndr.). Perché le aste
richiedono un diritto di proprietà del governo ed è una forma di
regolamentazione dello spettro. Deregolamentare nel senso che lasciamo
ampie porzioni dello spettro disponibili per un uso senza licenza.

Lessig
sostiene da sempre queste posizioni e oggi, viste le iniziative
legislative del Congresso USA per molti aspetti simili a quelle
italiane, sta anche diffondendo via Google Video una presentazione in cui spiega il motivo della campagna.

da Punto Informatico

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Buon SanValentino…

14 febbraio, 2007

Beh, come non ricordare che oggi è san valentino, non solo per la Perugina…
Tralasciando tutti i risvolti commerciali, dedico una foto d’autore a tutti (fidanzati e non)

Robert Doisneau, Bacio davanti all’Hotel de Ville

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