L’assessore regionale pro-pendolari «bloccato» dalla Polfer in treno

16 gennaio, 2009
DA ALCUNI GIORNI il responsabile dei trasporti STAVA VERIFICANDO IL SERVIZIO

Raffaele Cattaneo e il fotografo che lo accompagnava senza permesso sono stati identificati. Il convoglio ha avuto oltre mezz’ora di ritardo

 

Raffaele Cattaneo in treno con i pendolari (Newpress)
Raffaele Cattaneo in treno con i pendolari (Newpress)

 

MILANO – Ormai da alcuni giorni l’assessore ai Trasporti della Lombardia, Raffaele Cattaneo, prende i treni dei pendolari per vedere com’è il servizio. Questa mattina però il suo viaggio sul treno in partenza da Bergamo alle 7.32 per Milano – uno dei peggiori – è finito con la Polfer che lo ha identificato. Cattaneo era accompagnato da un giornalista e da un fotografo, che ha ripreso alcune immagini. Arrivati alla stazione di Lambrate, ha spiegato Cattaneo, il capotreno si è accorto del fotografo e ha chiamato la Polfer. «È sconcertante un trattamento da modello sovietico come nemico della patria – ha commentato Cattaneo -. Sono amareggiato e sorpreso che Trenitalia si preoccupi di chi fa le foto e non della qualità del servizio».

MEZZ’ORA DI RITARDO – Il treno in questione è arrivato a Milano Centrale – anche a causa del tempo perso per controllare l’identità dell’assessore e del fotografo da parte della Polfer a Lambrate – con 34 minuti di ritardo. Ma nel viaggio che Cattaneo ha fatto assieme al sottosegretario della Lombardia, Marcello Raimondi, ha anche visto due carrozze chiuse, aperte in un secondo momento, due carrozze senza riscaldamento e una sporcizia tale da aver trovato anche una bottiglia di spumante vuota. «Quando siamo arrivati – ha spiegato Cattaneo – ho chiamato immediatamente il direttore nazionale del servizio regionale di Trenitalia Laguzzi, con cui ho un appuntamento questa mattina. Sono il loro principale cliente, come Regione, e fra le funzioni che ho c’è anche quella del controllo del servizio, che ho esercitato nel modo più elementare prendendo il treno e pagando regolarmente il biglietto. Negli ultimi cinque giorni ho preso cinque treni diversi. Sono sorpreso che non controllino i biglietti ma chi fa le fotografie».

LE FOTO IN TRENO – A proposito delle fotografie, l’ufficio stampa Fs fa sapere che, per motivi di privacy, da anni le ferrovie non autorizzano generiche riprese fotografiche e video sui treni di Trenitalia, salvo autorizzazioni particolari. Cattaneo non aveva comunque richiesto alcun permesso.

dal Corriere


Treni, risarcito il danno esistenziale

12 gennaio, 2009

Pendolare vince la causa. Altri viaggiatori pronti a chiedere l’indennizzo

MILANO — É scritto chiaro, che più chiaro non si può: è un danno esistenziale, che provoca «grave stato di disagio oltre che fisico anche psicologico ». Treni in ritardo, vagoni sporchi e sovraffollati, riscaldamenti rotti e aria condizionata fuori servizio — insomma tutti i guai che i pendolari ben conoscono — sono infatti una «violazione delle norme che regolano l’erogazione dei servizi pubblici, ma anche, anzi soprattutto, dei diritti fondamentali della persona che ispirano la nostra Costituzione, come quelli che attengono al rispetto della personalità e alla intangibilità della dignità dei cittadini, indubbiamente mortificate, per quelli di loro che sono costretti a raggiungere col mezzo ferroviario lontani posti di lavoro, dalle inacettabili e umilianti condizioni alle quali debbono sottostare per diretta conseguenza di disservizi di vario tipo riconducibili a responsabilità del vettore».

È la sentenza del giudice di pace piacentino Luigi Cutaia, depositata il 30 dicembre, con la quale il pendolare Umberto Fantigrossi, che aveva promosso la causa all’inizio del 2008, si è visto riconoscere 1.000 euro di risarcimento, mentre Trenitalia dovrà sborsarne anche altri 1.500 per le spese processuali. «Abbiamo fissato questo principio, è una bella soddisfazione », dice Fantigrossi che si è affidato alla difesa dell’avvocato Maria Paola Canepari, una sua collega. Fantigrossi stesso — studio a Piacenza e a Milano, lezioni all’università Cattaneo di Castellanza — è infatti un legale esperto in diritto amministrativo, con particolare attenzione alle questioni ambientali, urbanistiche, sanitarie. Sarà per questo, e per i vent’anni che ha passato sulla Piacenza- Milano, che — in accordo con il comitato pendolari di cui sarà difensore — ha fatto da apripista: perché ora, vinta questa causa, almeno altri cinque viaggiatori sono pronti ad aprirne altrettante a Piacenza (compreso Ettore Fittavolini, il presidente dell’Associazione dei viaggiatori), e chissà quanti potrebbero imitarli in Lombardia (350 mila utenti) e nell’intero Paese.

Trenitalia preparerà un ricorso in Cassazione? «Non lo temiamo — sottolinea Fantigrossi —. La sentenza è molto forte, appunto perché sottolinea che i disservizi vanno a incidere su valori protetti dalla Carta costituzionale». Non è tutto: «Per la prima volta è stato riconosciuto a un viaggiatore il risarcimento non per un singolo episodio di ritardo (come avviene ad esempio per il bonus), ma per il mancato rispetto degli standard di qualità e pulizia». Secondo la difesa di Trenitalia, solo la Regione — titolare del contratto di servizio — sarebbe stata autorizzata a reclamare quello standard, appunto definito nell’intesa: «Siamo riusciti a ribaltare questa logica, sostenendo che il diritto a essere trasportati e quello alla qualità del viaggio si integrano». Avvocato Fantigrossi, c’è un viaggio terribile dietro la decisione di intentare questa causa, un episodio preciso? «No, non uno. È la quotidianità del disagio che stanca. La sera, da Milano a Lodi, per fare un solo esempio, si sta in piedi: è una certezza matematica».

Laura Guardini dal Corriere


“Sindrome Alitalia per le Fs, lo Stato ci aiuti o si chiude”

19 giugno, 2008

ROMA – Mauro Moretti è andato a trovare Giulio Andreotti e gli ha detto: “Senatore, non sono Napoleone, ma le Ferrovie si devono e si possono salvare”, ricordando il celebre motto andreottiano secondo cui i manicomi sono pieni di Napoleoni e di “salvatori” delle Fs. Andreotti ha sorriso ironico e con gli occhi a fessura da cinese gli ha risposto: “Complimenti, era tempo che non vedevo un ragazzo così orgoglioso e motivato”. Il “ragazzo”, dal 2006 amministratore delegato del carrozzone che più o meno fa marciare le carrozze dei 9 mila treni italiani, se la deve vedere con la “sindrome Alitalia”, che colpisce non solo i cieli, ma anche i binari d’Italia: “O si mettono dolorosamente a posto le cose – dice Moretti – o si chiude”. Senza contare la montante ostilità popolare di chi sui treni vive quotidianamente l'”effetto sardina” e l'”effetto monnezza”, oltre che la vaghezza del concetto di puntualità.

Ingegner Moretti, lei viaggia mai in incognito sui suoi treni?
“Sì, sempre”.

E se la riconoscono non teme il linciaggio?
“Guardi che dalla gente sento giudizi negativi, anche molto negativi, ma a volte positivi. Sugli Eurostar il gradimento è più alto di quello della Francia, dove interi pezzi di rete hanno problemi di manutenzione e non sono più sicuri. Nell’alta gamma il giudizio è buono sul rapporto prezzo-qualità, con una puntualità superiore rispetto a Francia e Germania”.

E sulla bassa gamma?
“La puntualità è migliorata, al 92% è entro i cinque minuti, ma capisco che è come la statistica del pollo. I punti di crisi sono nelle grandi città nelle ore di punta, tra le 6,30 e le 9, quando c’è la rush hour di domanda e si verifica l'”effetto sardina”. Se per l’incarrozzamento ci vogliono due minuti, ne risente la puntualità”.


L'”incarrozzamento”? Cos’è “ferroviariese”, come la “controlleria” dei biglietti?
“Lo ammetto il lessico ferroviario talvolta è un po’ obsoleto”.

Fosse solo il lessico, ingegner Moretti. Ma torniamo all’effetto sardina. Perché non si riesce ad evitarlo?
“Perché abbiamo pochi treni e poche carrozze, per di più vecchi. E il problema diventerà sempre più grave se non saranno presi i provvedimenti richiesti nel nostro piano industriale”.

Quali?
“Più treni e più nuovi, con un aumento del 50% nell’offerta nei prossimi quattro anni. Mille nuovi treni e nuovo materiale rotabile per il trasporto locale richiedono un investimento di 6,5 miliardi. Parte la mettiamo noi, ma parte ce la devono dare Stato e Regioni”.

In realtà, ingegner Moretti, lei sembra puntare sulle linee redditizie, magari scorporando la divisione Eurostar e quotandola in Borsa, lasciando alla deriva tutto il resto, se lo Stato non le da i soldi. E il sociale dove lo mettiamo?
“Guardi, io penso che i cittadini hanno diritto al treno, anche se non gratis come sosteneva Zangheri, antico sindaco di Bologna. Ma questo non è un diritto che possa essere garantito da un’impresa soggetta al codice civile. E’ come se la Fiat regalasse a tutti una “Punto” in funzione sociale. Capitava finché le Ferrovie erano un pezzo dello Stato e pagava Pantalone, ma ora non siamo più lo Stato, siamo una società soggetta al codice civile che io ho ereditato nel 2006 con 2,15 miliardi di perdite e un indebitamento di 9 miliardi, al limite dalla bancarotta. Ora la perdita è ridotta a 400 milioni”.

Perciò con il nuovo orario lei taglia treni Intercity, biglietterie e quant’altro.
“O si chiude, o, pur dolorosamente, bisogna mettere le cose a posto. Dove il mercato non copre i costi deve intervenire lo Stato. Come avviene in Germania e in Francia. Noi ricaviamo 3,6 centesimi per passeggero-chilometro contro i 7,5 della Germania, che salgono a 19,2 col contributo statale, contro i nostri 11,8. Se con l’aumento graduale delle tariffe e i sussidi raggiungessimo nel 2011 i 15 centesimi per passeggero-chilometro potremmo pagare 4,9 miliardi dei 6,5 necessari per l’acquisto dei nuovi treni per il trasporto regionale. Io avevo avvertito il governo Prodi che avremmo dovuto tagliare del 25% il trasporto locale in assenza di provvedimenti. Salvo, naturalmente, i treni garantiti di cui lo Stato ha stilato l’elenco”.

Tremonti vi ha promesso 300 milioni?
“Certo potrebbero far contenti i pendolari”

Ma che altro si appresta a tagliare, ingegner Moretti?
“Beh, tagliamo i ristoranti, che nessuno offre più, sono ormai un retaggio del passato, del vecchio “Pendolino”. Il servizio di ristorazione ci costa troppo. Non si può più andare avanti con l’abitudine secondo cui con le Ferrovie tutti ci guadagnano e l’azienda continua a perderci. E’ la stessa sindrome dell’Alitalia”.

Abbia pazienza, ingegner Moretti: voi le pulizie sui treni le pagate e continuerete a pagarle, ma perché non riuscite a garantire che i vagoni siano puliti?
“Ha ragione, i viaggiatori si misurano con le carrozze e i gabinetti sporchi, soprattutto quando devono pagare tariffe più salate. Stiamo indicendo nuove gare rigorosissime con regolamento europeo. Ma non creda che sia facile. A Napoli alcuni lavoratori delle imprese di pulizie hanno bloccato gli Eurostar e sono passati nelle carrozze a buttare monnezza. Li abbiamo denunciati. Questo non capiterà più”.

Il fatto è forse che l’azienda è permeata da una mentalità vetero-sindacale?
“C’è un problema di eccesso di garantismo. Non si possono garantire tutti a prescindere dall’efficacia del lavoro. Ma sulle pulizie il sindacato ha assunto una posizione di condanna per quelli che non svolgono il loro lavoro. Ed è bene si sappia che i dipendenti sono diminuiti nel 2007 da 94.500 a 87.000, con un incremento della produttività dell’8,5%. Non sono più i tempi delle conduzioni folli che hanno impiombato l’azienda”.

Quali sono state le più folli?
“Beh, quella di Ligato, quando io andai a fare il sindacalista. Una storia buia, un consiglio lottizzato ferreamente dai partiti, gli scandali, la perdita dell’onore ferroviario. Sono passati vent’anni, ma quello fu uno shock come Mani pulite”.

Come farete quando sull'”alta gamma” avrete a farvi concorrenza i treni di Montezemolo e Della Valle?
“Ben venga la concorrenza, andrà bene a tutti. Facciano le gare regionali per gestire le linee, ma le regioni non si illudano di avere in futuro delle Ferrari al posto dei vecchi treni”.

Lei non fa che parlare dei pochi mesi che mancano per il completamento delle tratte ad alta velocità. Ma che ne verrà per la bassa velocità dei pendolari?
“Il raddoppio dell’infrastruttura è fondamentale anche per i treni dei pendolari perché si liberano rotaie. Il problema, come ho detto, è che mancano i treni, oltre a delle Authority di bacino che io istituirei per la mobilità delle città metropolitane, dedicate al coordinamento di tutte le risorse di trasporto in un unico progetto sinergico”.

Conferma i tempi dell’Alta velocità Bologna-Milano e Torino-Salerno?
“Il 14 dicembre di quest’anno sarà al via la Milano-Bologna, il 14 dicembre 2009 la Torino-Salerno. Da fine anno ci vorranno 3 ore e 35 minuti da Milano a Roma, partendo da una stazione milanese bellissima che per quella data sarà inaugurata. A marzo 2009 saranno pronte anche Torino Porta Nuova e Napoli Centrale. Era dai tempi di Mussolini che in Italia non si facevano nuove stazioni”.

Par di sognare, arriva la mitica Alta velocità che costa il triplo rispetto al resto d’Europa e ha il quadruplo dei tempi di costruzione.
“Perché il nostro progetto è di Alta capacità, riguarda anche i treni merci, per cui richiede un’infrastruttura più resistente, da 25 tonnellate per asse, contro 15. E poi noi abbiamo più gallerie e viadotti”.

Ingegner Moretti, non vorremmo per educazione tornare sull’abusato calembour di Andreotti sugli inquilini dei manicomi, ma lei è sicuro che tra 178 giorni andremo da Milano a Roma in 3 ore e 35 e dall’anno dopo in 3 ore secche?
“Garantito. E’ già invitato al grande concerto rock d’inaugurazione che faremo il 14 dicembre nella nuova stazione centrale di Milano”.

da Repubblica

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Pendolari, i nuovi malati

14 maggio, 2008

MILANO – La giornata comincia all’alba: c’è un treno da
prendere. Poi l’attesa del convoglio, magari in ritardo, con
l’apprensione di una possibile perdita delle successive coincidenze.
Poi l’arrivo in città e l’attesa dell’autobus, del tram o della
metropolitana. E poi, l’agognato traguardo: l’ufficio, con la
«strisciata» del badge entro l’orario. Vita quotidiana da pendolari,
esposti ogni giorno ai capricci dei ritardi e dei tempi morti. In
Italia sono 13 milioni secondo il Censis.
Una massa di lavoratori che, minimo, rischia di cominciare a lavorare già stressato.
Lo
ha ribadito e sottolineato Massimo Di Giannantonio, psichiatra
dell’università Gabriele D’Annunzio di Chieti e dirigente della Società
italiana di psichiatria (Sip). «Sul pendolare grava un impegno che lede
la dimensione dell’identità», spiega Di Giannantonio. «E alla
condizione di stress si aggiunge l’instabilità e la vulnerabilità. I
pendolari non sono mai consapevoli della loro autonomia lavorativa. Per
loro il viaggio è una perdita di tempo, denaro, energia mentale,
concentrazione».

PERDITA DI CREATIVITA’ – Il prezzo viene pagato in vari modi, ma
anche e soprattutto con la riduzione della creatività sul lavoro:
«Impercettibilmente, anno dopo anno, il pendolare accumula stress e
fatica psicofisica, un gap in termini di rendimento e motivazione che
lo porta all’appiattimento lavorativo».
Il pendolare stanco è uno
stressato cronico, osserva Di Giannantonio, e «la manifestazione fisica
del disagio è la componente ossessiva che entra nel suo comportamento
quotidiano. Dovendo difendersi dalle situazioni che vive, sviluppa
aggressività e attenzione maniacale per i propri ritmi quotidiani».

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RITUALI OSSESSIVI – Il pendolare è severo nelle tabelle di
marcia, ossessionato dagli orari e da rituali di cui non riesce più a
fare a meno. Il campanello d’allarme, avverte lo psichiatra, «sono le
reazioni violente che ha nei confronti di chi gli tocca queste
abitudini». L’imprevisto, e tutto quello che intacca il ritmo dei suoi
viaggi, rappresenta un danno incalcolabile per il suo equilibrio
emotivo. «Il pendolare cronico – prosegue l’esperto – ha reazioni che
denotano una forte instabilità e irritabilità, perchè si è costruito
una struttura che non ammette deroghe». Non sono esenti da conseguenze
psichiche neanche i «pendolari fasicì»: chi affronta lunghi viaggi
settimanali o periodici. Un esempio sono i marinai o i lavoratori delle
piattaforme petrolifere. «In questo caso – spiega Di Giannantonio – il
pendolare va incontro a un’alternanza bioritmica negativa: per un
determinato lasso di tempo si occupa solo del lavoro raggiungendo la
piena realizzazione. Poi nel periodo di pausa, al ritorno a casa, si
sente improvvisamente come disoccupato, ha difficoltà a riempire tutto
il tempo di cui dispone e va incontro a noia, abulia e disadattamento,
con gravi conseguenze sui rapporti familiari».

dal Corriere